UN ANTIDOTO CONTRO LA SOLITUDINE David Foster Wallace

UN ANTIDOTO CONTRO LA SOLITUDINE, di David Foster Wallace (Minimum Fax)

“Scrivere mi porta fuori dal tempo. Mi siedo al tavolino e per qualche ora l’orologio per me non esiste più. Probabilmente è quanto di più vicino all’immortalità si possa mai provare.”

 

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Mi sono presa una sbandata assurda…è ufficiale!

Irrimediabilmente innamorata persa di David!

L’ho conosciuto grazie alle sue trame labirintiche, ai suoi personaggi allucinati e allucinanti, al suo linguaggio multiforme e con questo libro anche attraverso la sua voce e le testimonianze di chi lo ha conosciuto e vissuto.

Questo testo fatto di interviste e conversazioni David, presentando o spiegando alcuni suoi capolavori, si racconta, si svela, si mostra senza filtri.

E ne viene fuori il ritratto di un ragazzo prima e di uno scrittore poi, timido, generoso, sincero, affascinante, brillante, con una sensibilità rara, tormentato e sofferente.

Racconta della sua infanzia, della sua famiglia, una famiglia intellettuale.

Il papà professore di filosofia e la madre insegnante di retorica. I due la sera si leggevano l’Ulisse a voce alta prima di addormentarsi, tenendosi per mano.

Il padre leggeva Moby Dick a David e sua sorella quando avevano otto e sei anni. E David ha fatto volontariato in una casa di cura…leggeva la Commedia “a un vecchietto, il Signor Schulman”.

E poi c’è il college, i primi problemi con la depressione, le droghe, i farmaci, il primo successo letterario inaspettato, con la Scopa del sistema, fino ad arrivare al tragico gesto del 12 settembre 2008.

E spiega un po’ anche la sua visione dell’America del suo tempo, dei colleghi, dei grandi scrittori che hanno dato una svolta alla sua vita, De Lillo, McCarthy su tutti, ma anche Tolstoj, Franzen, Nabokov, Flannery O’Connor, c’è la sua denuncia fortissima alla tv, talmente bella che ipnotizza, che risucchia i ragazzi e non permette loro di esercitare la meraviglia e lo stupore.

“Sto ancora scrivendo di persone giovani che cercano di trovare se stesse dovendosela vedere non solo con dei genitori che gli impongono di conformarsi, ma anche con lo scintillante e seducente sistema elettromagnetico tutto attorno a loro che gli dice che non ce n’è bisogno”

Una TV talmente brava da individuare ciò che le grandi masse di persone credono di volere e fornirglielo, aiutandoli così a spostare l’attenzione dai veri valori, e perché no anche dal dolore, in favore di qualcosa di facile e anestetico (Infinite Jest è senza dubbio il romanzo che più rappresenta questo suo pensiero).

Ma soprattutto, secondo David, la TV nega la nostra solitudine, falsando così una condizione umana.

Ma qual è l’antidoto contro la solitudine?

Non poteva che essere la letteratura, per lui un lenitivo contro questo male oscuro.

Leggere un romanzo o un racconto ti fa entrare in intimità con il mondo, con un’altra mente, come mai si potrà fare nel mondo reale.

“La magia della letteratura è che affronta e sfida la solitudine che domina le persone”

Questo è l’effetto che fa la letteratura su di lui e che vorrebbe che la sua letteratura facesse ai suoi lettori…far sentire le persone meno sole.

“Se un’opera letteraria ci permette, grazie all’immaginazione, di identificarci con il dolore dei personaggi, allora forse ci verrà più facile pensare che altri possano identificarsi con il nostro dolore. Questo è un pensiero che nutre, che redime: ci fa sentire meno soli dentro.”

Così non è stato per lui, per questo giovane scrittore nato a Ithaca, nello stato di New York il 21 febbraio 1962 e che a soli 46 anni non ce l’ha fatta più.

“L’unica cosa che andrebbe detta davvero di David Foster Wallace è che il suo era uno di quei talenti che compaiono una volta ogni secolo. Probabilmente non vedremo mai più uno come lui nel corso della nostra vita: questo mi sento di gridarlo forte. Era come una cometa che passava rasoterra”

Colin Harrison, amico ed editor

Buona lettura!

Recensione di Cristina Costa

UN ANTIDOTO CONTRO LA SOLITUDINE David Foster Wallace

 

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