SOTTOMISSIONE Michel Houellebecq

SOTTOMISSIONE, di Michel Houellebecq

Che vi devo dire, questo è un autore che va letto senza intenti morali e il cui messaggio, se lo si desidera comprendere, richiede una momentanea sospensione del giudizio.

 

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Houellebecq è probabilmente un sociopatico, un disgraziato affetto da un’onestà abnorme, incapace di accettare quei compromessi che rendono vivibile la vita e, per chissà quale diavolo di motivo, a me piace.

Non condivido il messaggio di fondo, ma credo di riconoscerne il senso e che esso meriti una riflessione molto più che superficiale.

Ma veniamo alla trama: in un prossimo futuro poco lontano, le elezioni presidenziali francesi vengono vinte dalla Fratellanza Musulmana, partito moderato apparentemente ragionevole, il quale in realtà presenta molte idee in comune con le destre (il ripristino della famiglia, del patriarcato, della tradizione) e che la sinistra, intrisa com’è di aprioristico antirazzismo, non può e non riesce a contrastare.

 

 

È un’idea apparentemente folle, lontana, distopica direi, ma è stato interessante seguirla.

A questo si aggiunge la vicenda personale del protagonista che, come sempre, è disturbante e intrisa di nichilismo.

Ecco.
Quello che apprezzo di questi autore è come egli riesca a mettere insieme questi aspetti tragici, materialistici, quasi infami, a una visione metafisica di tutto rispetto.
Ti fa toccare il fondo per poi farti apprezzare la bellezza della sua concezione dell’universo.

È un contrasto amarissimo, potente, disperato: quello di un uomo ateo, figlio dell’umanesimo moderno, il quale riconosce la limitatezza di questa società laica, individualista, destinata al suicidio se non altro per un fattore demografico, rispetto alle grandi civiltà religiose del passato…. e del presente. Civiltà che offrono un significato esistenziale, un conforto metafisico, una risposta; che ti dicono che siamo frutto di un disegno intelligente.
Tanta roba, insomma, rispetto al nichilismo moderno.

 

 

Ci tengo a specificare la mia opinione in merito, per quanto essa sia modesta e irrilevante: ho grande fiducia nella laicità e nel secolarismo e trovo che essi siano gli unici strumenti ai quali affidare le nostre speranze di libertà e convivenza civile.

Ma è bene tenere un occhio vigile anche sulla controparte. Anzi, molto più che un occhio. La spinta che muove l’essere umano verso una fede rassicurante, totale, che ripristini un ordine apparente, è forte. Il fascino che la Sottomissione esercita è potente, sempre.

In un certo senso essa ha un’origine darwiniana e quindi è sempre lì: dentro di noi.

Mai sottovalutarla.

Questo romanzo lo spiega bene e io credo vada preso così: come una provocazione a non dare affatto per scontato il sistema sociale cui siamo abituati. Come dargli torto?

 

Recensione di Nicoletta Tamanini

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