SOSTIENE PEREIRA Antonio Tabucchi

Sostiene Pereira A. Tabucchi

SOSTIENE PEREIRA, di Antonio Tabucchi

 

Sostiene Pereira Tabucchi
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Recensione 1

L’indifferenza è il peso morto della storia.
Con questo sontuoso cappello introduco la mia recensione sulla testimonianza/confessione del Dott. Pereira attraverso la felice penna del nostro Tabucchi, umile verbalizzatore con il suo significativo e asettico “sostiene Pereira”.

Chi ha una coscienza, chi ha una conoscenza, chi ha una cultura, intellettuale o meno, non può trincerarsi dietro mura nostalgiche, sospirando alla morte. È vivo e per tale ragione incarnato alla realtà, sociale e politica. Una realtà proiettata nel presente, istruita dal passato e consapevole del proprio futuro. Almeno dovrebbe essere così.

La vita è coscienza. È consapevolezza di un ruolo, è l’onestà degli ideali, del proprio io, piccolo o grande che sia.
Non si può vivere in un mondo di spettri incorniciati. Non si può parlare con chi non c’è più. Ma si può dare voce ai fantasmi concretizzando la propria coscienza dialettica oppositiva e istruire con sincero trasporto le masse, queste motore di ogni significativo cambiamento, passivo o attivo.

O meglio, ancora,  far sì che ogni vissuto non sia vano in modo che la linea di continuità, che percorre un’incessante maturazione ed evoluzione, non venga brutalmente spezzata.

E dopo questa ulteriore premessa mi sento di affermare con  coscienza che Pereira è tutti noi: schiacciati dal passato, disincarnati dal presente in un futuro inesistente. Risultiamo obesi di superfluo, inaciditi da troppe limonate, affannati dai ricordi.
Tuttavia, se la coscienza preme,  sentiamo, come sostiene Periera, la necessità di confessarci, per liberare quell’io che si sente ingabbiato dalle false passioni, muto e solitario. Compresso e soffocato. Ci riusciamo? Si, ma soltanto quando siamo così onesti da guardare dentro gli occhi giovani di ogni figlio legato al filo di Arianna di questa labirintica società. E quando lo facciamo, rinasciamo energicamente. E non abbiamo più paura di nulla.

Pereira è ed è stato, in fondo, sempre un onesto rivoluzionario, a mio avviso.  Un  giornalista, prima cronista e poi letterario, moralmente integro in una società dove la massa, ignorante e repressa dai bisogni, si è facilmente venduta. La sua coscienza era soltanto assopita, letteralmente ingabbiata per la sua personale paura di vivere: un innegabile umano egoismo. Ci sta.
Ma quanto il costo diventa troppo alto e lo costringe a svendere la sua verità, si libera dai legami di morte e utilizza la sua integrità, la sua professionalità,  la sua cultura per denunziare l’insensatezza di un regime disumano, cercando di annodare quel filo  progressista e liberale strappato con violenza dalle mani insanguinate del giovane Monteiro.

Apre gli occhi, il dott. Pereira,  e con la pragmatica e distaccata regola giornalistica delle 5 W  (What – Che cosa, Who – Chi, Where – Dove, When – Quando, Why – Perché) apre il suo cuore incarnando l’impetuoso, vitale giovane Monteiro.
Che personaggio fantastico risulta Pereira anche oggi in questa società di venditori di fumo in cerca di gloria e tasche piene: giornalisti e letterati da tastiera e talk show. W. l’America e la sua eredità.

La prosa è fluida e leggera, incalzante ed economa di segni di interpunzione (vedi Saramago). Le descrizioni sono quasi assenti sebbene l’immagine di Lisbona risulti vivida, luminosa nella calura estiva e nalla brezza atlantica. I personaggi sono delineati dai loro essenziali discorsi.

Bella e significativa la figura del sincretista dott. Cardoso e la teoria  di Théodure Ribot e Pierre Janet sulla confederazioni  di anime e l’io egemone. Non so perché mi è venuto il mente il mio Pirandello, soprattutto nel seguente passaggio “non abbiamo una personalità sola, abbiamo tante personalità  che condividono fra loro sotto la guida di un io egemone”.
Vi auguro una buona lettura e che questa possa dare voce alla vostra coscienza.
Abbiate il coraggio di uscire ogni tanto dalla vostra “confort zone” per confessarvi. Io sono pronta a verbalizzare.
Buona lettura

Recensione di Patrizia Zara

 

Recensione 2

Pereira nacque a Lisbona, in una giornata d’agosto del 1993 , quando Tabucchi lesse la notizia della morte di un giornalista che aveva conosciuto in Francia e che vi si rifugiò dopo aver pubblicato in Portogallo un articolo di denuncia al regime salazariano.

 

Sostiene Pereira Tabucchi
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Pereira è il direttore della pagina culturale di un giornale pomeridiano di Lisbona , che lui crede essere indipendente.
Vive solo, ha problemi cardiaci, ama la buona cucina, il “porto” e le limonate. Parla con il ritratto di sua moglie defunta e vive tranquillamente tra ricordi e piccoli piaceri quotidiani. L’incontro con Monteiro e Marta, due giovani ribelli e rivoluzionari minerà definitivamente la tranquillità delle sue giornate. Vorrebbe ignorarli, ma finisce per aiutarli senza esporsi troppo. L’apatia e l’inerzia cedono il passo ad un coinvolgimento sempre più appassionato rivolto al presente. E l’incontro con il dott. Cardoso porterà definitivamente ad abbandonare ogni resistenza al passato e ad interiorizzare il peso del dovere a cui si stava sottraendo.

 

 

Vi sono diversi livelli di lettura in questo romanzo, almeno quante sono le anime della “confederazione”, appartenenti ad ogni singolo uomo, e di cui parla Cardoso.

Vi è sicuramente una testimonianza storica del regime salazarista; una denuncia che ricorda le ingiustizie compiute.
Vi è, soprattutto, la testimonianza di una letteratura che non e’ incompatibile con la Storia, anzi, ne diventa parte integrante e potenzialmente rivoluzionaria.

Tabucchi pone anche la questione di chi debba essere oggi uno scrittore. Di quanto abbia l’obbligo morale e intellettuale di testimoniare una realtà più complessa di quella individuale.

 

 

La “rinascita” di Pereira è la rinascita, chiesta dall’autore, per ogni uomo e ci convince della possibilità di cambiare sé  stessi per cambiare la Storia; non necessariamente servono eroi, solo uomini onesti con la realtà, capaci di non rinnegare il passato, pur vivendo in un presente che non lo rappresenta più.

Come suggerisce il titolo, il romanzo e’ narrato in terza persona. Il narratore rimane esterno ai fatti ma non estraneo. L’uso reiterato, mai abusato, del sintagma “sostiene Pereira” ci accompagna in un racconto che crea intimità con il “narratore” e ci chiede di diventare osservatori diretti dei fatti e, se possibile, narratori di Storie nuove.

Recensione di Egle Spano’

Titolo presente nella nostra rassegna mensile dei libri più letti e commentati a maggio 2020

e nella 7 puntata dei consigli di lettura delle librerie 

 

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