SIMONE DE BEAUVOIR. Libertà e necessità Cristina Giachi e Maria Luisa Vallauri

 

SIMONE DE BEAUVOIR. Libertà e necessità, a cura di Cristina Giachi e Maria Luisa Vallauri (Edizioni Clichy)

 

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La libertà è spesso relegata a zona d’ombra per donne immerse nel contemporaneo quotidiano dove necessità impone qualità acrobatiche notevoli per saltare da un ruolo all’altro e organizzare la giornata a casa, al lavoro, con gli amici non dimenticando le proprie passioni e il proprio benessere.

 

Giovanna Ceccatelli cura la collana “Sorbonne”, con il sottotitolo “Biografie” per la casa editrice Clichy. Sono deliziosi piccoli libri che riescono a catturare l’essenza del pensiero di artisti, filosofi, pensatori, poeti ecc.  Ogni volume è presentato in maniera originale da chi a sua volta è rimasto folgorato dal personaggio in questione, laddove storia, cultura e società si modificano in continuazione grazie ai singoli contributi in un pluralismo di voci integrate e stimolanti. Seguono immagini, citazioni, riferimenti per offrire un ritratto veritiero senza mediazione alcuna dei grandi rivoluzionari del Novecento.

“Simone de Beauvoir. Libertà e necessità” nasce da un incontro di due donne. Sedute in un Café parigino, discutono e si ritrovano l’una nelle parole dell’altra, «in un’amicizia e una nuova radice comune» (p 9). Un noi, il plurale femminile che vede due esperienze riunite: quella politica e quella storica. Entrambe con una famiglia e tanti ruoli, oltre a quelli professionali, nelle sfere del sociale, della famiglia, degli amici e del tempo libero. Entrambe concordi nel riconoscere in Simone de Beauvoir (Parigi, 1908 – Parigi, 1986), una maestra di pensiero, di lotta, di emancipazione.

 

 

 

«La donna libera sta nascendo solo ora» affermava la scrittrice, fra le madri del movimento femminista europeo nel 1949, nel suo manuale femminista acclamatissimo e ancora letto nel 2023 “Secondo sesso”.

Per chi non ha tempo di andare ad affrontare l’imponente opera   o per chi deve ancora scoprire la forza del pensiero e della voce di questa affascinante donna del secolo scorso, questo piccolo volume è un bene prezioso. Condensa in un formato tascabile i grandi nuclei del suo pensiero. Con due saggi che lo contestualizzano nella nostra società italiana contemporanea.

«È nella tensione tra libertà e necessità che si esprime la cifra di un interrogativo fondamentale sul senso dell’esistenza del singolo di fronte alla rete di forze che lo avvincono. E tale domanda è capace di parlare a ogni tempo.» (p 11) A Simone de Beauvoir siamo tutti debitori: uomini e donne del nostro tempo non sarebbero tali senza la sua lotta per rompere i margini di una politica e di una società fatta di stereotipi che ancora oggi soffocano le libertà di chi non si riconosce nel ruolo prestabilito dal proprio sesso. «L’uomo è definito come essere umano e la donna come femmina; ogni volta che si comporta da essere umano si dice che imiti il maschio.» (p66)

 

 

 

Parallelamente, anche «l’uomo come la donna, è fatto di carne, quindi di passività, schiavo dei suoi ormoni e della specie, preda inquieta del suo desiderio; e la donna, come l’uomo, nella febbre dei sensi è consenso, dono volontario, attività; ciascuno a suo modo, vivono lo strano equivoco dell’esistenza fatta corpo.» ((p77) Anche nel rapporto erotico veniamo immessi nei ruoli maschile e femminile, che non corrispondono poi all’essere umano, all’identità di ognuno di noi nella sua integralità. Essere noi stessi prima di tutto. Uomo. Donna. Prima femminista lei. Dop anche lui (forse). E oggi (magari) insieme.

Quel “forse” e quel “magari” tra parentesi stanno a testimoniare che ancora oggi esistono le differenze nel nostro sistema democratico occidentale. «Sono una donna del XXI secolo, madre lavoratrice, impegnata nella vita pubblica.» scrive Cristina Giachi, nel saggio di presentazione. «eppure, quell’essere oggettivato, assoggettato a un potere stolido, rigido e vessatorio descritto da Simone de Beauvoir […] sono proprio io. Sono anche io.» (p25) E continua: «Fino a non molti anni fa […] non era insolito che a margine di una riunione fra pari grado […]  mi ritrovassi fatalmente con una tazzina in mano, passatami perché la posassi sul vassoio o perché la portassi via.» (p 27)

Considerazioni che faccio anch’io nel ricordare situazioni analoghe vissute non tanto tempo fa. Quanto mi riconosco in queste parole: «ho vissuto sulla mia pelle, prima di ritrovarlo così ben agito, trattato nel lavoro di de Beauvoir, cosa sia il “singolare che diventa politico”.»  (p29)

E non illudiamoci, ci mette in guardia Maria Luisa Vallauri, la meritocrazia non premia le donne. «Le variabili che consentono di raggiungere posizioni apicali sono svariate e non riguardano certo solo le capacità individuali delle donne. Parimenti rischioso è l’effetto del pinkwashing delle “donne alibi” collocate in posizioni apicali solo per dimostrare un’inclusione che in realtà è solo di facciata.» (p 58)

 

 

 

 

Un libro che nasce dal riconoscimento postumo e che rende omaggio a una donna che si è dedicata tutta la vita alla ricerca delle parole per meglio esprimere il suo messaggio di verità.

«Non ho resuscitato il baluginare delle sensazioni e imprigionato in parole il mondo esterno come Virginia Woolf, Proust, Joyce. Ma il mio scopo non era questo. Volevo fare in modo di esistere per gli altri comunicando nella maniera più diretta il sapore della mia vita. Vi sono riuscita.» (p 103)

E non poteva non formare Annie Ernaux: «Quando penso all’effetto che ha avuto “Il secondo sesso” su di me mi balena davanti agli occhi l’immagine mitica di Eva che mangia il frutto dell’albero della conoscenza: la chiarezza accecante di un disincanto del mondo, la luce liberatoria del sapere.» (p 111)

Anche per me, come per il premio Nobel 2022: «Simone de Beauvoir è sempre capace di accompagnare il mio tempo di donna.» (p 113)

 

Recensione di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

 

 

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