RACCONTI DI PIETROBURGO Nikolaj Gogol’

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RACCONTI DI PIETROBURGO, di Nikolaj Gogol’

Con la lettura di questo libro sono andato a toccare uno dei quattro mostri sacri della letteratura classica russa, secondo soltanto a Dostoevskij (per me) e superiore sia a Tolstoj che a Cechov (sempre secondo me): sto evidentemente parlando di Nicolaj Gogol’ e della raccolta di racconti che riunisce le sue opere brevi più famose ed iconiche, ovvero “Racconti di Pietroburgo”.

Si parte da “La prospettiva Nevskij” strada principale di Pietroburgo e simbolo dello sfarzo della capitale dell’impero zarista, meraviglioso palcoscenico sul quale avviene la futile danza quotidiana delle vanità, l’idolo che ottant’anni dopo la rivoluzione bolscevica avrebbe violentemente abbattuto. Ma la bellezza è solo apparente, il fulgore non è altro che un belletto atto a mascherare il disfacimento sottostante. E anche il sentimento più dolce e puro, l’amore, nasconde qualcosa di torbido.

Si passa poi dalle commedie dell’assurdo quali potremmo definire i racconti “il naso” e “memorie di un pazzo”, al cupo realismo de “il ritratto” in cui tutto ciò che c’è di bello e puro nella natura umana viene insozzato dalle altrettanto umane pulsioni della cupidigia e dell’agiatezza.

Si arriva infine a “il cappotto” nel quale viene descritto il prototipo del burocrate russo dell’epoca zarista, senza talento e senza ambizione, per il quale anche l’acquisto di un nuovo cappotto diventa un evento memorabile. Grottesca ed efficacissima caricatura della Russia del diciannovesimo secolo.

Queste opere eterne di Gogol’ sono uno spaccato impietoso della società russa prerivoluzionaria e mettono alla luce tutte le motivazioni per le quali ciò che sarebbe successo 80 anni dopo era inevitabile.

Recensione di Dino Ballerini

RACCONTI DI PIETROBURGO, di Nikolaj Gogol’

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