QUESTO NON È UN RACCONTO Leonardo Sciascia L’ULTIMO TOCCO DI LUBITSCH Samson Raphaelson

QUESTO NON È UN RACCONTO Leonardo Sciascia L'ULTIMO TOCCO DI LUBITSCH Samson Raphaelson

QUESTO NON È UN RACCONTO, di Leonardo Sciascia L’ULTIMO TOCCO DI LUBITSCH, di Samson Raphaelson

 

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Un libro tira l’altro. Oggi voglio condividere con voi il piacere che ho ricavato dalla lettura di due piccoli libri di cinema, entrambi editi da Adelphi, nella collana “Piccola biblioteca”. Il primo è “Questo non è un racconto”, di Leonardo Sciascia. Si tratta di una raccolta di note, articoli, soggetti, trattamenti, recensioni che uno dei nostri massimi scrittori ha dedicato, nel tempo, a una delle sue passioni, il cinema appunto. Ho saputo dell’esistenza di questa raccolta leggendo “Che hai fatto in tutti questi anni”, il bellissimo libro che Pietro Negri Scaglione ha dedicato alla genesi del capolavoro di Sergio Leone, “C’era una volta in America”. Sciascia e Leone si sono incontrati, perchè il regista voleva affidare allo scrittore siciliano la sceneggiatura del suo film sulla ricerca del tempo perduto di un gangster redento. Sciascia era all’inizio molto interessato, tanto da aver buttato giù, prima dell’incontro, un corposo appunto in forma di dialogo immaginario (uno dei pezzi forti del libro, naturalmente).

Durante l’incontro, a cui ha preso parte anche Vincenzo Consolo, ha parlato sostanzialmente solo Sergio e Sciascia, resosi conto di alcune distanze, ha cortesemente declinato l’invito. L’abortita collaborazione tra due giganti: quel che poteva essere e non è stato. Vista la grandiosità del film va benissimo così, naturalmente.

Ma nel libro non c’è solo questo. C’è l’amore per René Clair, la stima per Francesco Rosi e Gianni Amelio, il suo incontro con Lina Wertmüller, le sue opinioni su Pasolini e Chaplin, qualche stroncatura feroce, i suoi ricordi di ragazzo innamorato della settima arte e tanti aneddoti gustosi (ha pianto vedendo “Nuovo cinema Paradiso”). La scrittura è, naturalmente, sempre raffinata e precisa, roba da farti pensare, qualsiasi cosa scriva, che non avrebbe potuto essere scritta meglio. Un libriccino prezioso!

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L’altro piccolo libro, ancora più smilzo, ma non meno interessante e gustoso, una scoperta fortunata curiosando in una delle benemerite librerie d’occasione di Roma, è “L’ultimo tocco di Lubitsch”, di Samson Raphaelson. L’autore è stato lo sceneggiatore di alcuni tra i più bei film di Lubitsch. E’ la storia del loro metodo di scrittura e, come suggerisce un po’ il titolo, dello svelamento del grande segreto del “tocco di Lubitsch”. Non erano amici i due ma, spiega Raphaelson, forse lo divennero a fine corsa, quando Ernst ebbe il l’ardire di correggere e apporre il suo famoso tocco anche sul suo necrologio. E’ un libro indispensabile per chi ama “Mancia competente”, “Vogliamo vivere” e tanti altri capolavori.

In chiusura, visto che parliamo di cinema, un piccolo e non richiesto consiglio, en passant, per chi ha grande considerazione di David Bowie: non perdetevi lo straordinario documentario “Moonage daydream”, uscito in questi giorni. E’ un capolavoro

Di Arturo Bandini Molise

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