Premio Viareggio 2025: I TITOLI DI CODA DI UNA VITA INSIEME, di Diego De Silva (Einaudi – settembre 2024)

《Nessuna persona ragionevole potrebbe mai svalutare il dolore appassito di due persone che si amavano e stanno per lasciarsi per sempre, firmando addirittura un certificato di addio che libera da alcuni obblighi e ne impone di nuovi》
L’amore ha un prezzo elevatissimo. Richiede una carica emotiva costantemente elevata, entusiasmo sempre al massimo, concentrazione sempre fissa sul reciproco benessere (il che comporta anche un lauto impegno economico oltre che energico). Ma il prezzo più alto da pagare è correre il rischio che, nonostante il predetto onerosissimo investimento di vita, qualcosa vada storto. Perché magari ti sei adagiato un attimo sull’abitudine e hai dato meno peso alla qualità dei sorrisi scambiati con l’altro o alle sue imbronciature trascinate per giorni, ai lunghi silenzi. Insomma, ti sei distratto e non sai nemmeno quando e perché.
Così Fosco, nel suo ripensare, nel chiedersi quando è accaduto di perdersi, mette in discussione le logiche della vita di coppia, con autocritica, ironia e una leggera propensione all’autosabotaggio che ricorda un po’ il Vincenzo Malinconico cui siamo tutti legati per la sua autenticità.
Ma questo è un romanzo a due voci – 《l’amore non è una storia, ma due》ci dice giustamente l’autore – e quella di Alice si pone in netto contrasto alla pacatezza di Fosco. È squillante, un po’ sgraziata, come chiunque strombazza di andare in battaglia, ma senza un nemico.
Eppure Alice cerca una conflittualità che possa restituirle la teatralità di un momento tragico come questo. Non perché odia Fosco, non lo odia affatto. Solo perché ne ha bisogno. Rivendica il diritto a un’aspra battaglia giudiziaria che le renda giustizia, che la ristori dal fallimento nel quale sono incappati.
Ma è pur vero quello che recita un vecchio detto: due non litigano se uno non vuole.
“I titoli di coda di una vita insieme” nella semplicità della trama, è un romanzo ricco di spunti di riflessione e possibilità argomentative. È un romanzo che racconta la fine di un lungo matrimonio, ma è anche un romanzo sulla accettazione della fine di un amore, su come dovrebbe essere, lasciarsi, senza tradire del tutto quel patto di fiducia e cura reciproca che ci si era scambiati un tempo, quando tutto appariva perfetto.
De Silva ci ricorda, con la leggerezza mai banale e l’acume che lo contraddistingue, che l’amore ha una sua dignità che non merita di essere distrutta e svilita nemmeno nel suo atto finale.
Un romanzo bellissimo, con uno stile a tratti scanzonato e irriverente in pieno stile “De Silva”, strappa tanti sorrisi e qualche lacrima, indaga le piccole viltà di uomini e donne, con una buona dose di sarcasmo, ironia e commiserazione insieme.
In fondo siamo solo piccoli uomini destinati a fronteggiarsi con sentimenti troppo grandi e per questo a fallire.
《Io vorrei isolare il momento in cui ho visto la crepa e ho preso atto della fine, ma non lo trovo, perché non c’è. L’amore è discreto nel morire, non si lamenta e non fa scenate, non c’informa quando si ammala. Siamo noi a risponderne, e tutto quello che gli manca è colpa nostra》
Consigliatissimo
Recensione di Paola Greco


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