PET SEMATARY Stephen King

PET SEMATARY, di Stephen King

Di solito devo lasciar passare qualche giorno dopo aver letto un libro…per rifletterci su, per lasciarlo risuonare meglio, prima di buttar giù un mio pensiero.
Beh con questo romanzo del Re non mi è possibile!
Devo liberarmene!

Di tutti i libri di King letti fino ad ora, questo è in assoluto quello che più mi ha terrorizzato, ma non un terrore che nasce dall’horror, da mostri o da situazioni paranormali a lui tanto congeniali.

 

Qui ci si è spinti oltre, qui la paura è quella forse più atavica, quella ancestrale, quella che probabilmente esiste da che esiste l’uomo. E’ una paura che ha a che fare con uno dei due più grandi misteri dell’uomo: il mistero della morte.

Difficile parlare del libro senza spoilerare nulla, ma non voglio togliere a nessuno il piacere della lettura di questo libro, a parer mio, un libro davvero “maturo”.

 

 

 

 

Dalle prime pagine si viene colti da un “presentimento di orrore e tenebre”…”sta per succedere qualcosa qui. Qualcosa di molto strano, credo.”

 

Si avverte da subito l’inquietudine e un senso di angoscia profonda, anche se tutto appare “normale”: una famiglia “normale”, papà medico, mamma dolce ed amorevole, una bimba di 6 anni curiosa e sensibile, un piccolino di due anni vivace e pestifero e un gatto.

 

Una casa nuova, in un paese nel Maine, vicino Derry (!!!), un giardino che confina con un bosco, una coppia di nonnini gentili e premurosi, come vicini di casa.

 

 

 

 

Tutto troppo “normale”.

Eppure manca l’aria, non si percepisce la luce del sole e il suo sano calore…a Ludlow non si respira!

In questa storia l’altra grande protagonista è la natura in tutte le sue forme: la vegetazione, i fenomeni atmosferici e gli animali. Tutti concorrono in maniera corale a creare la giusta suspense, un alone di mistero che mi ha impedito di leggere la sera, da sola, con la sola luce del camino acceso.

 

“Louis avvertiva una presenza magnetica, innegabile ed eccitante di un segreto. Di un misterioso segreto.”

Pet Sematary, il cimitero degli animali…è quello che si trova la famiglia di Louis al di là del proprio giardino, nel bosco confinante. Un cimitero dove i bimbi del paese, da sempre, seppelliscono i loro amici a quattro zampe.

 

 

 

 

Dopo la visita di questo luogo antico, affascinante, magico e surreale, la morte entra nella storia e non se ne andrà più…

Louis, medico, uomo di scienza, razionale e concreto si trova a dover spiegare a sua figlia di 6 anni cos’è la morte: è una cosa naturale quanto la nascita, “non sono naturali i conflitti umani e sociali, il boom economico e la depressione”.

 

La morte va accettata, il dolore e la sofferenza che ne derivano vanno vissute, interiorizzate, affinché diventino più lievi con il passare del tempo, per trasformarsi in cordoglio e rimpianto e il rimpianto passi ad essere un ricordo.

Se ciò non accade, se il dolore e la sofferenza diventano poi disperazione, si può arrivare alla follia.

 

 

 

 

Quando non c’è rassegnazione, quando non ci si arrende davanti al più grande dei misteri, quando il dolore e la sofferenza ci fanno varcare il confine della follia e il delirio di onnipotenza prende il sopravvento, la magica penna del Re ci trascina nella parte più oscura del tutto, dell’universo, del mistero divino, di noi stessi.

 

“Non andare oltre, dottore, per quanto tu ne senta il bisogno. La barriera non è fatta per essere abbattuta. Ricorda questo: c’è più potere di quanto tu non sappia. E’ antico e sempre inquieto. Ricordalo.”

Buona lettura!

 

Recensione di Cristina Costa

 

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