PERSONE NORMALI Sally Rooney

PERSONE NORMALI Sally Rooney Recensioni Libri e News

PERSONE NORMALI, di Sally Rooney (Einaudi – maggio 2019)

 

 

Persone Normali S. Rooney
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Recensione 1

Persone normali, S. Rooney

Tutti noi abbiamo in testa un’idea di “normalità” e la sbandieriamo a destra e manca, disposti o meno a confrontarci, ma sempre pronti a sostenere il nostro pensiero.

E’ proprio con questo spirito che mi sono imbattuta nel libro di Sally Rooney e, incuriosita proprio dal titolo, mi ci sono immersa.

Era un periodo in cui avevo fatto il pieno di thriller, morti ammazzati e psicopatici e avevo proprio bisogno di un libro di narrativa… uno spaccato normale di vite normali di persone normali in luoghi normali.

Quale occasione migliore di questa per sbagliarmi?

Mi sono addentrata nella complicata psiche di due ragazzi che, a mio avviso, di normale non hanno proprio nulla. Nonostante siano adolescenti, e un altro degli stereotipi più comuni è proprio quello che gli adolescenti siano “spensierati”, Marianne e Connell si portano dietro un fardello pesantissimo. Ognuno il proprio fino a che, quasi per caso, iniziano a “scambiarselo”. Nessuno lo sa… ma se qualcuno sapesse qualcosa cambierebbe?

Forse l’autrice per “persone normali” intende persone “comuni”, non eroi o personaggi famosi.

Forse è quindi da intendere in senso lato la parola “normali”, ma a ben pensarci, quel concetto che crediamo di avere chiaro in testa, quando è ora di esprimerlo, sfoca. Che significa essere normali? Connell e Marianne sono persone comuni e allo stesso tempo non lo sono, perché quello che vivono e che condividono appartiene solo a loro quindi non è comune per niente.

Sono come due calamite: se sono girate uno verso l’altra si attraggono, ma basta che gli eventi li facciano appena voltare nella direzione opposta che iniziano a respingersi anche con forza.

Davvero tutto questo succede tra persone normali? Sì… è un rapporto senza nulla di strano, ma sicuramente il livello di complessità è tale da costringerci almeno per un attimo a rivedere la nostra posizione riguardo certi assunti che utilizziamo per giudicare e giudicarci.

Ovviamente di mezzo ci si mette anche l’amore e ancora una volta la considerazione è quasi scontata: “Certo! E’ normale”

Invece secondo me non è per niente normale far ruotare la propria vita e le proprie decisioni attorno a ciò che non si dice. Il detto ha meno importanza del non detto… Ed è normale tutto ciò? No… In realtà si, succede molto spesso quindi è sicuramente comune e quindi arriva anche ad essere normale. E perciò il titolo è azzeccato, perché questo libro parla di persone normali con sentimenti normali, che vivono una sregolata vita normale intorno a Dublino.

Io, però, mi aspettavo un qualcosa di meno complicato, perciò, quando l’antifona è divenuta chiara, ho cercato di staccarmi dalla lettura… invano. Ormai ne ero già stata avviluppata volevo assolutamente arrivare alla fine.

Maledetta mania di farci gli affari degli altri!

Fatelo anche voi! Non lasciatevi scappare questa normale occasione di mettere in discussione il vostro essere normali!

Buona lettura.

Recensione di Rita Annecchino

 

Recensione 2

“Normal People” mi ha riportato indietro nel tempo. Ha sollecitato la mia memoria, come la famosa madeleine inzuppata nel tè ne “La stanza di Swann” di Proust. Ha rievocato sensazioni giovanili, immagini che in parte ho rimosso e che dall’altra parte affiorano spesso mutilate e insignificanti.

Mi vedo sola in un banco, invisibile e inconsistente, con gli occhi bassi ai margini di quella gerarchia sociale schiamazzante in cui niente è più importante dell’approvazione altrui; dell’essere ben considerati, godere di un certo prestigio tanto da tradire qualsiasi fiducia, qualsiasi gentilezza per una promessa di riconoscimento sociale. Una vera e propria rassicurante omologazione.
Io, sono lì sola, inadeguata e con un inconsapevole disperato bisogno di sentirmi normale. Un bisogno celato abilmente da un terribile atteggiamento blasé, scudo di difesa e protezione dagli attacchi spietati dei miei simili, che soltanto oggi posso definire  fragili statuine di cera. Allora erano inarrivabili.

Tutt’intorno una normalità a me preclusa, dentro di me un terremoto di emozioni compresse.
Oggi dico che la “normalità” è un concetto alquanto astratto e limitante, nondimeno allora soffrivo, proprio come Marienne.  E a differenza della protagonista non ho incontrato – in quei anni in cui non ero nè carne nè pesce e quindi potevo essere sbranata o potevo tranquillamente affogare – il mio Connell, il mio complemento, il pezzo decisivo per completare il puzzle. Il mio percorso di maturazione e di accettazione è stato molto più lungo perche ero sola. Ma questa è un’altra storia.

“Non so cos’ho che non va, dice Marianne. Non so perché non riesco a essere come le persone  normali”.
Il libro dell’irlandese Rooney è una grande e intensa storia d’amore.

Un amore esclusivo, segreto, intimistico  struggente fra due giovanissimi talmente normali da non sembrare tali. Affronta tempi universali in un linguaggio moderno, dinamico e spedito, e mai prosaico sebbene alcuni capitoli affrontino esplicitamente la sessualità.  Ogni piccolo gesto diventa una parola non detta e spesso intraducibile.

La storia non è facilmente riassumibile poiché le paure reali e immaginarie, i conflitti esterni e interni, nonché l’amore, quello che non si sbandiera perché si ha paura di sporcarlo appunto con la banalità del normale, l’attrazione fisica – chimica dei corpi sconvolti dagli ormoni- non sono argomenti che si prestano a un riassunto approssimativo: si devono soltanto sentire sulla pelle.

Se il lettore/la lettrice entra in empatia con i due personaggi allora il romanzo diventa un capolavoro di emozioni, altrimenti non può che considerarlo altro che un flop.

“Adesso lui stava davvero ridendo. Marianne, ha detto, io non sono credente, ogni tanto però penso che Dio ti abbia creata per me”

Recensione di Patrizia Zara

 

 

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Recensione 3

Connell e Marianne, due ragazzi e una storia d’amore.

Non c’è nulla di scontato però in queste pagine che ci trasmettono tutto il doloroso travaglio che traghetta ognuno di noi nel mondo adulto.

È la storia – a tratti sgangherata – di due millennials che muovono i primi passi nella vita.

Successi, sogni, illusioni, dolore, sconfitte e delusioni, di questo sono fatte le loro giornate.

Entrambi molto intelligenti, bravissimi a scuola, Connell e Marianne hanno profili diversi: lui è un tipo cool, desiderato e ammirato da tutti ma con un basso profilo sociale, al contrario Marianne proviene da una famiglia borghese e benestante ma, a causa di un carattere che non favorisce i legami con i compagni, è considerata un ragazza un po’ strana. Anzi, lei stessa è convinta di essere sbagliata.

La madre di Connell fa la domestica a casa di Marianne ed è così che i nostri protagonisti si conoscono, si piacciono e si frequentano. Di nascosto.

Questo amore clandestino dà loro – reciprocamente – la sensazione di poter essere finalmente accettati e compresi da qualcuno.

Ognuno fa spazio all’altro nel proprio mondo interiore, condividono pensieri finora inconfessati, affrontano i loro mostri tenendosi per mano.

 

 

Non sempre tutto fila liscio, però.

Non è un amore facile, a volte succede che stare assieme sia difficile quasi quanto stare soli, perché ciò che li lega è anche ciò che li separa.

Un legame inspiegabile e indissolubile.

Superata l’età ingrata, superate le proprie paure, affrontati i propri fantasmi, ingollati fiumi di alcol, Connell e Marianne riusciranno a crescere e con il tempo far sì che il loro rapporto diventi altro?

È un libro molto discusso, ha raccolto pareri entusiasti e critiche trancianti.

Quello che mi ha colpito di questo romanzo è l’attenzione che questa giovanissima autrice ha saputo porre al conflitto interpersonale e sociale, intrapsichico ed emotivo che vivono i giovani protagonisti.

L’attuale società impone ai nostri figli un percorso accidentato ed è sempre più grande il numero dei ragazzi in affanno di fronte ad ostacoli che paiono insuperabili.

 

 

Il mondo degli adulti non sempre è disponibile all’ascolto delle loro pressanti richieste di aiuto, preso da mille impegni, distratto da un mondo frenetico ma soprattutto non sempre disposto ad accollarsi la sua parte di responsabilità.

La Rooney, in queste pagine, ha avuto il coraggio e la sensibilità di parlare del deserto di senso che è intorno a noi.

Oggi Donnell, ieri Holden e il giovane Werther qualche secolo fa, vivono l’eterno e doloroso rito di iniziazione all’età adulta; ognuno nel suo tempo e nel suo mondo vive il tormento legato al cambiamento di consapevolezza che contraddistingue l’abbandono della giovinezza.

Recensione di Gabriella Calvi

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