Per lettori coraggiosi: INFINITE JEST David Foster Wallace

Per lettori coraggiosi: INFINITE JEST, di

Un film talmente divertente da rendere catatonici gli spettatori è il fulcro intorno al quale ruotano le vicende di innumerevoli personaggi, a partire dal regista che lo ha girato, morto suicida, passando per la protagonista, un’attrice sfigurata da una madre gelosa, la famiglia del regista che comprende una madre che intrattiene una relazione col fratello adottivo, i figli Orin e Hal entrambi atleti e Mario, idrocefalo ma dotato dello stesso ingegno registico del padre, lo zio Charles Tavis, direttore di un’assurda accademia di tennis fondata dal cognato. In tutto questo vanno aggiunti un gruppo di terroristi separatisti Canadesi, gli altri allievi dell’accademia frequentata da Hal, un gruppo di degenti di una clinica per disintossicarsi dalla droga e altri innumerevoli personaggi le cui vicende si intrecciano in modo da creare una trama intricatissima e quasi labirintica , nella quale è davvero difficile non perdere il filo.

Prosa esagerata e dettagliata fino alla maniacalità per raccontare la realtà sotto forma di cronaca, enorme apparato di note a piè pagina, personaggi descritti minuziosamente al limite della scomposizione, un fuoco di fila di trovate linguistiche, narrative sperimentali e altamente spettacolari, in un libro enorme, che aspira rendere tangibile l’assurdità e il caos del nostro presente; innumerevoli sono anche le tematiche e i riferimenti letterari del romanzo, soprattutto all’Amleto di Shakespeare citato a partire dal titolo: a proposito del titolo, lasciato in lingua originale dall’attento editore italiano, Jest è sì, traducibile con spasso, ma anche con “presa in giro” e l’autore sembra proprio volersi fare beffe dei generi letterari, dei miti costruiti dalla società dei consumi (gli anni sponsorizzati) e chissà, forse del concetto stesso di romanzo, col suo intento dissacratorio di rivoluzione del concetto.

DFW è stato definito “uno scrittore, non un romanziere” ma in questo sta, secondo me, un suo limite: pur avendo portato agli estremi le tecniche narrative della narrativa postmoderna e addirittura averne varcato i limiti in una sperimentazione narrativa e linguistica che davvero lascia sbalorditi, la mancanza di una trama, perché una trama manca, alla lunga si fa sentire e l’effetto luna park della sua narrativa, dopo un po’ di giri sull’otto volante, stanca. Personalmente, quindi, preferisco autori come Pynchon o DeLillo, per citare solo quelli che secondo me sono stati i modelli più presenti per Infinite Jest, perché più narratori.

Lo consiglio ai lettori coraggiosi ma soprattutto, privi di pregiudizi letterari, perché l’effetto “sorpresa” è veramente d’impatto. Provate.

Recensione di Valentina Leoni

INFINITE JEST David Foster Wallace

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