PANE Per i bastardi di Pizzofalcone Maurizio De Giovanni

Pane Maurizio De Giovanni Recensioni Libri e News UnLibro

PANE Per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni

Incipit

Il Principe dell’Alba si mette in cammino venti minuti prima delle quattro.
Non sono molti i gesti che deve compiere, e il Principe li conosce a memoria; potrebbe eseguirli a occhi chiusi. Ma quella è l’ora, e tutto va fatto come va fatto, senza deroghe. Oggi, poi, sarà una di quelle giornate che ti invitano a rigraziare Iddio di essere vivo. E’ vero che fino a poco fa ha piovuto, e neppure poco, ma già si capisce che verrà il sereno.
Oggi l’estate ha deciso di presentarsi, pensa il Principe dell’Alba. Non c’è dubbio. Basta annusare la promessa di calore, non la sentite? Be’, io sì. La sento forte e chiara.

Commento

Pane Maurizio de Giovanni Recensioni Libri e News UnLibroRecensire questo libro con obiettività, mi è oltremodo difficile. Ho perciò deciso di esprimere tutta la mia intima soddisfazione nelle prime righe, per poi concentrarmi su una oggettiva (per quanto mi sia possibile) analisi del testo.
Io mi sono trasferita al Nord che avevo circa undici anni, cioè venticinque anni fa (vengo quindi ad ammettere la mia età!), e le prime parole di mia madre che ricordo di allora sono state queste: “il pane qui non lo sanno fare”.
Per noi meridionali il pane è l’alimento per eccellenza. Può mancare tutto dalla tavola, meno che il pane. Ho in mente la mia vecchia zia che mi diceva che in tempo di guerra la cosa più difficile era avere il pane razionato. Io quando penso alla mia terra, penso al pane buono…

E quindi questo romanzo, che parla del “pane di giù” (come ormai lo definiamo noi settentrionali d’adozione), mi fa pensare all’odore della mia terra d’origine. Anche se ero ancora piccola quando sono andata via, ho ben stampati dentro di me certi suoni, certi odori e certi sapori.

Finita la piccola digressione sentimentale sui ricordi che mi sono tornati alla mente leggendo di “pane”, ho da dire la mia su questo sesto capitolo della saga.

Finalmente i personaggi, che abbiamo imparato a conoscere in questi sei libri, diventano umani. Tutti, nessuno escluso. Finalmente riesco a pensare che certi passaggi, certi pensieri e certe situazioni non esistono solo sui libri, ma potrebbero realmente accadere.

Finalmente si sente il cuore del Commissariato.
Chi ha letto le mie recensioni precedenti, conosce il mio pallino della “personificazione” di questo luogo. Mancava il cuore e io mi chiedevo quando e se il Bastardo ce lo avrebbe mostrato.
Ebbene, con questo sesto episodio, il cuore fragile, pazzo, imprevedibile del Commissariato è venuto fuori in maniera dirompente.

Non voglio dire altro se non che, dopo il fallimento (sempre a mio modo di vedere) del quinto libro, che, se non li avessi avuti raccolti nello stesso volume, mi aveva portato ad abbandonare l’interesse per la saga, questo sesto e in particolare il suo finale, mi ha convinta a continuare.

Recensione di Rita Annecchino

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