ODIO L’ESTATE Afa e Delitti a Milano Riccardo Besola Andrea Ferri Francesco Gallone Giorgio Maimone Davide Pappalardo Paola Varalli

Odio l'estate

ODIO L’ESTATE Afa e Delitti a Milano, di Riccardo Besola Andrea Ferri Francesco Gallone Giorgio Maimone Davide Pappalardo Paola Varalli (Todaro)

Quattro racconti gialli, quarant’anni d’Italia, dal 1961 ad oggi, che si leggono d’un fiato, pagina dopo pagina.

Quattro stili diversi, quattro modi di raccontare diversi, tutti con un unico comune denominatore: Milano d’estate!

Il titolo mi trova d’accordo: Odio l’estate! E se al caldo torrido ci si aggiungono anche quattro delitti non c’è scampo!
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Non ero ancora nata quando nel primo racconto si narra di un “Cadavere fantasma”, ma ho rivissuto le atmosfere da grande casa popolare, dove si conoscono tutti e ci si fa gli affari di tutti, dove sulle scale si mischiano l’odore del risotto e quello del caffè, dove il panettiere è confessore più del prete, dove i muri hanno occhi e orecchie. Un racconto che se la prende comoda, l’afa milanese rallenta i movimenti e l’ozio si trasforma in gnagnera.

“La gnagnera è come la tristezza esistenziale, solo più casereccia, è una cosa da poveri. E’ lo spleen dei poveri: lo spleen ce l’ha Baudelaire, la gnagnera tocca ai Mario Longoni qualsiasi”.

C’è molta ironia in questo giallo di Giorgio Maimone e c’è anche una sorta di dolce malinconia che ti lascia alla fine il sorriso sulle labbra…

Nel giallo di Davide Pappalardo, “Sogno di una notte di piena estate”, ho ritrovato Libero Russo che il 14 agosto 1974, “sognavo distese sabbiose esplorate a bordo di una simpatica Dube Buggy e un mare blu sullo sfondo e invece, la vigilia di Ferragosto, me ne stavo solo come un pirla nel mio monoloculo in Via Borsieri.”

L’investigatore sgangherato del quartiere Isola del periodo ante-Ferragnez, si imbatte in un caso di suicidio-omicidio “alternativo”.

Davide inevitabilmente ti fa sentire Investigatore, ti dà indizi, prove, presunti colpevoli, possibili complici ma quando pensi di essere arrivato a chiudere iL caso prima di aver voltato l’ultima pagina, lui riesce a mischiare di nuovo le carte e ti lascia sbalordito.

Chapeau a lui che ha saputo sapientemente tenere sempre alta la tensione per poi portarmi ad un epilogo da sogno…

“Quello era stato il congedo di Sandra da me. Mi aveva regalato, a suo modo, qualcosa di cui avevo bisogno: un’iniezione di immaginazione”

Con il terzo racconto “Che afa fa” di Paola Varalli, ho fatto un ripasso di dialetto milanese, che mi ha fatto ridere di gusto e commuovere al tempo stesso.

Luglio 1985, io avevo 13 anni quell’anno, l’idraulico Pino e il gommista Marietto mi hanno riportato alla mente il grande Sciur Luciano e il mitico Santa che abitavano nel palazzo dove sono cresciuta, due figure importanti della mia infanzia e della mia adolescenza.

Da loro ho imparato la musicalità del dialetto milanese, quel suo essere serio e scanzonato al tempo stesso.

Ho letto tutto il racconto di Paola dando ai due personaggi i volti dei miei due “papà” di Via Constant 14.

Ho riso con loro, ho avuto paura con loro, ho indagato con loro e ho bevuto con loro al bar del Viliam.

Un duo sgangherato che si improvvisa detective, improbabili, pasticcioni ma molto umani.

“Semm proppi i detective del borgh di ortolan”

Chiude la raccolta “Un’estate al freddo” di Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone.

Siamo ormai negli anni 2000, i tempi sono decisamente cambiati e si sente, ce lo dicono i personaggi, non c’è più il buono e il cattivo, i due ruoli si mischiano, anche chi dovrebbe essere dalla parte dei “buoni” ha le sue grandi, immense zone d’ombra.

Non si può sorridere, non c’è speranza, non c’è ironia, ma si legge chiaramente uno spaccato del nostro tempo, che non può e non deve lasciarci indifferenti.

I tre autori mi hanno raccontato la Milano di oggi, e nonostante le sue brutture l’hanno trattata con rispetto.

“Milano intanto si muoveva, nonostante sembrasse addormentata, e cercava in tutti i modi di sottrarsi al malaffare e allo schifo che le scorrevano nelle vene. Sperava che il caldo torrido le succhiasse via, come un salasso, tutte le impurità che si ostinavano a fare il nido come pidocchi nei suoi interstizi più intimi…Milano dormiva con un occhio solo. L’altro guardava nel futuro e s’accorse della vecchia Golf vinaccia che si staccava a luci spente dal marciapiede.”

Una bella raccolta di gialli, per aiutarci a superare la calura estiva!

Buona lettura!

Recensione di Cristina Costa

ODIO L’ESTATE Afa e Delitti a Milano

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