L’ISOLA DEI CACCIATORI DI UCCELLI Peter May

Il corpo massiccio, strangolato, spogliato e violato di Angus Macritchie, detto Angel, viene ritrovato in una lercia rimessa di barche, a Lewis, l'isola più a nord dell'Arcipelago delle Ebridi Esterne, in Scozia. Recensioni Libri e News

L’ISOLA DEI CACCIATORI DI UCCELLI, di Peter May

Il corpo massiccio, strangolato, spogliato e violato di Angus Macritchie, detto Angel, viene ritrovato in una lercia rimessa di barche, a Lewis, l’isola più a nord dell’Arcipelago delle Ebridi Esterne, in Scozia.

Il delitto sembra presentare lo stesso modus operandi di un altro caso, ancora irrisolto, su cui l’ispettore Fin Macleod sta indagando, ad Edimburgo.

Ancora in lutto per la morte prematura del figlio, l’ispettore viene quindi spedito sull’isola per collaborare con la polizia locale. Ma quei luoghi non gli sono ignoti: a Lewis, infatti, ci è nato e cresciuto.

E conosceva pure Angel.

Da quell’isola è quasi scappato, poco più che adolescente ed ora, quasi diciotto anni dopo, sta per farvi ritorno.

Le indagini in corso, si alternano ai flashback con cui lo stesso Fin, in prima persona, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita. Si sviluppano due piani temporali differenti, ma che si intrecciano perfettamente, armoniosamente, senza spezzare il ritmo incessante della narrazione.

I compagni di scuola, i genitori, la zia eccentrica, l’amico del cuore Artair, l’incontro con la dolce Marsaili, le vessazioni subite da Angel, i segreti, i rimpianti, le disgrazie, i lutti.
La fuga, infine.
Sullo sfondo, l’isola.
Feroce, arrabbiata, il tempo continuamente mutevole, in un’alternanza di pioggia, vento, sole, cielo nero, cielo azzurro. E arcobaleni. Tanti arcobaleni.
Sullo sfondo, l’isola.
Timorata di Dio, che si ferma la domenica, il giorno del Signore.
Sullo sfondo, l’isola.
Ancorata ad antiche e barbare tradizioni, come la caccia alle guga, giovani uccelli che gli uomini di Crobost, il villaggio di Fin, cacciano da oltre quattrocento anni.

È un posto fantastico da cui allontanarsi. Ma è bello tornarci e solo adesso, interrogando i possibili sospettati, Fin se ne sta rendendo conto.
Come spesso accade nei romanzi – ed anche nella vita reale – il passato riappare per insidiare un presente già in procinto di sgretolarsi e ti mostra quel conto in sospeso che non avevi voluto o potuto saldare.
Tutto quello a cui Fin ha cercato di sottrarsi per tanto, troppo tempo, sta per essergli sbattuto in faccia. L’impatto, inevitabile, sarà devastante.
Peter May scrive un romanzo drammatico, potente, intenso, che ti scuote.
Difficile restare indifferenti.
«Ciao, Fin. Sono vent’anni che ti aspetto. Ci hai messo un bel po’».
Buona lettura!

Recensione di Chiara Castellucci

L’ISOLA DEI CACCIATORI DI UCCELLI Peter May

 

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