MORTE DI UN MAESTRO DEL TÈ Yasushi Inoue

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MORTE DI UN MAESTRO DEL TÈ, di Yasushi Inoue (Skira)

L’autore racconta di essere venuto in possesso del diario di Honkakubo, un semplice monaco vissuto alla fine del periodo Sengoku, nel quale sono rievocati gli ultimi giorni di vita di Sen no Rikyu, cultore della Via del Té e massima autorità nel campo, al punto da essere considerato il primo del Grandi Maestri; Honkakubo ha trascorso tutta la vita cercando di scoprire il vero motivo che portò Rikyu a commettere seppuku dopo aver ricevuto l’ordine dal potente signore della guerra Hideyoshi Toyotomi, al tempo all’apice della sua carriera politica e, forse, tentato da sogni di conquista al di là delle sue possibilità; ufficialmente tra i due personaggi, entrambi dotati di un carattere fiero e pari, se non di rango, almeno quanto a levatura spirituale e dedizione alla propria causa, non vi era reale motivo di discordia e nessuno dei due aveva mai messo in dubbio l’autorità dell’altro nel proprio campo, eppure Honkakubo crede che l’incrinarsi del loro rapporto sia stato la causa scatenante della tragedia: Honkakubo sa che il Maestro avrebbe potuto chiedere la grazia ma ha obbedito senza replicare, fatto che agli occhi del discepolo conferma la rettitudine morale e il senso dell’onore e dell’obbedienza del Maestro.

 

Come va, dunque, interpretato il gesto di Rikyu? Un estremo gesto di protesta verso un potere che si fa dispotismo oppure una rivendicazione di libertà individuale? O forse ancora lo sdegno di uno snob che non accetta di vedere la sua arte cambiare per adeguarsi ai tempi e rischiare, così,di venire snaturata e di trasformarsi da arte a professione? Da questo dilemma inizia la riflessione del narratore che, privo della guida spirituale di Rikyu dovrà trovare da solo la risposta che cerca.

MORTE DI UN MAESTRO DEL TE Yasushi Ioue Recensioni Libri e News UnlibroMorte di un Maestro del Tè è un libro dall’atmosfera sospesa, nel quale gli eventi si susseguono con i ritmi lentissimi del passaggio delle stagioni, e al cui centro c’è la descrizione del complesso cerimoniale della preparazione del tè: non solo forma d’arte, ma anche metafora della condizione umana caratterizzata dal tormento fra vita interiore e accettazione della morte, anch’essa considerata alla stregua di un fine da raggiungere in modo impeccabile.

La vicenda principale è ricostruita lentamente attraverso i ricordi che visitatori, immagini, oggetti e perfino sogni destano nel monaco narrante; ogni occasione è uno spunto per rievocare i tormentati giorni delle guerre civili e per sottolineare quale parentesi di serenità rappresentassero le sedute di Rikyu per i bellicosi samurai al servizio di Hideyoshi.

 

Lo stile del romanzo è perfettamente aderente all’argomento, con dialoghi formali e riverenti e minuziose descrizioni; il testo italiano, ottimamente tradotto, lascia in lingua originale troppi vocaboli ma fornisce un glossario alla fine del volume.

Consiglio la lettura di questo libro agli appassionati di letteratura orientale che potranno abbinare la lettura con la visione del bel film tratto che ne è stato tratto negli anni 80.

Recensione di Valentina Leoni

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