MOLTA PUBBLICITÀ E POCA SOSTANZA – IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI Vanessa Diffenbaugh

Il linguaggio segreto dei fiori Recensioni Libri e News

MOLTA PUBBLICITÀ E POCA SOSTANZA  

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI, di Vanessa Diffenbaugh

Seppi dell’esistenza di questo libro, grazie alla rivista letteraria Il Libraio, del Gruppo editoriale Mauri-Spagnol. Era maggio 2011.
In quel numero venne perfino pubblicato un estratto, al centro della rivista, accanto a cui vi era la recensione che presentava questo clamoroso caso editoriale.
IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI Vanessa Diffenbaugh Recensioni libri e news
Letto l’estratto sull’inserto, mi ripromisi di procurarmi il volume, pur non essendomi entusiasmata in modo particolare. Così, quando mi capitò l’occasione, nel luglio successivo, volai a comprarlo più per curiosità che per genuino interesse.
La particolarità di questo libro era, inoltre, in armonia con il titolo e l’argomento trattato: la scelta di un fiore preciso, tra quattro diversi, riportati in copertina. La foto, cioè, era sì la stessa per tutti, il volto, in primo piano, di una ragazza dai capelli scuri, che regge un’istantanea, ma era il soggetto dell’istantanea che cambiava ben 4 volte nelle copie delle copertine immesse in commercio:
  • la rosa, sinonimo di grazia ed eleganza,
  • la buganvillea, sinonimo di passione,
  • la gerbera, sinonimo di allegria,
  • la camomilla, sinonimo di forza nelle difficoltà. 
A seconda dei gusti del cliente che l’acquistava, ogni volume de IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI riportava un fiore diverso, che il lettore sceglieva in base al proprio sentire.
Io scelsi la rosa, perché è da sempre il fiore con cui mi sento più in sintonia.
Ma di cosa parla questo romanzo?
È la storia di Victoria, una diciottenne senza radici, figlia di chissà chi, abbandonata nella culla, la quale, durante l’infanzia, viene portata di famiglia in famiglia adottante, senza mai restare per sempre: tutti si lamentano di lei, che non ne combina una giusta; che è troppo aggressiva e litigiosa; ma, soprattutto, che è proprio una selvaggia, un’indomabile creatura che non si piega a nessuna forma di affetto… fino a che non incontra Elizabeth, la donna che la capirà all’istante, perché è come lei: selvaggia, indomabile, disadattata e restia ad ogni forma di affetto… tranne che per i fiori.
A contatto con Elizabeth, Victoria passerà gli unici pochi mesi sereni della sua infanzia. Dopo di che, per gelosia nei confronti della sorella maggiore della madre adottiva, la combinerà grossa e sarà portata via, ancora una volta, da Meredith, l’assistente sociale.
Ed è sempre grazie ad Elizabeth che Victoria apprenderà l’arte e il gusto dei fiori, il loro linguaggio segreto, che la condurrà, anni dopo, all’appuntamento col destino.
Mi fermo qui, perché so che molti non vogliono conoscere il contenuto, tanto meno il finale di un romanzo per non guastare la sorpresa a chi la ama.
Personalmente, non mi lascio condizionare dalla conoscenza della trama di un libro, già appresa prima della lettura. Anzi, sapere certi particolari, m’invoglia maggiormente a leggerlo, perché pregusto già l’intimità che si instaurerà tra me ed esso, quasi fosse una sorta di conoscenza tra esseri viventi.
L’editoriale de Il Libraio di giugno 2011, di cui sopra, ne parlava in termini assolutamente entusiastici. Addirittura, lo stesso editore, Stefano Mauri, racconta che uno degli editor, a causa di un imprevisto occorso in viaggio, per non sprecar tempo prezioso, di notte, non avendo sonno (si era nell’aprile 2010), si accinse a leggere  << un manoscritto inedito appena scaricato sul pc, mandato dallo scout di New York. Pagina dopo pagina il romanzo l’assorbe. Alle 6, ora italiana, sveglia una collega per avere il conforto di una seconda lettura (…) Alle 10 mi richiamano perché vorrebbero acquistare il libro.
E sia. Il giorno dopo viene comprato da altri 30 editori nel mondo (…) >> (Il Libraio, Editoriale di giugno 2011).
Che entusiasmo!
Ma adesso ecco la mia.
Ho letto questo libro nella primavera inoltrata del 2012, la sera prima di andare a dormire, poiché non appariva impegnativo.
Questo fa capire che IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI è un romanzo che si legge in breve tempo, che non impegna in alcun modo e che, secondo me, non è quel gran capolavoro che gli editori, col loro potente battage pubblicitario, volevano dare a bere al pubblico.
Non lo considero un libro speciale, com’è stato descritto proprio da Mauri nell’editoriale di cui sopra, né una vicenda dai contorni accattivanti, o dalla profondità tale, al punto da far capitolare e leggerlo nell’arco di una sola notte.
Per me non è stato così. Non l’ho trovato un libro potente e coinvolgente come certuni. Mi è sembrata piuttosto una vicenda al limite dell’assurdo.
Il personaggio di Victoria, infatti, è poco delineato, non molto approfondito, piuttosto superficiale in alcuni punti.
Ho letto un altro libro, un romanzo più breve, di un’altra giovane autrice, una francese, pochi anni fa, sulla stessa scia di questo che sto recensendo, e, pur non essendo un papiro, i personaggi delle due protagoniste – anch’esse due disadattate sociali – sono stati delineati in maniera davvero ben calibrata, e basata, lo stretto necessario, su una vicenda, che, seppur breve, è chiarissima e movimentata in modo tale, da non permettere al lettore di annoiarsi.
Ne IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI, soprattutto nella seconda parte, si scade facilmente in un’impercettibile ripetitiva noia, quasi claustrofobica e deprimente, come induce la sensazione che trasmette la stanzetta cieca di Victoria.
C’è poco di emozionante e coinvolgente. Perfino nell’incontro con Grant, il ragazzo della protagonista, quando il cuore, i sensi e la mente dovrebbero bruciare di passione, tanto più perché corrisposta pienamente e per la comune conoscenza della rara arte del linguaggio segreto dei fiori.
No, non è un libro potente e coinvolgente. Di emotivo qui c’è ben poco, per questo, sarò pure la solita voce fuori dal coro, ma non me la sento di esprimere un giudizio del tutto positivo su un libro che, in certi momenti, è al limite del banale.
Consigliare di leggerlo, questo sì, anche sulla spiaggia, poiché non impegna, ma dire che sia stato il fenomeno editoriale dell’anno 2011 ce ne vuole! Ciò non toglie l’intenzione lodevole dell’autrice, Vanessa Fleming in Diffenbaugh, che ha tratto la storia e i personaggi del suo primo romanzo ispirandosi a reali vicende vissute personalmente, in quanto madre affidataria (ma anche adottiva) di teen-agers, oltre a collaborare attivamente con associazioni che aiutano ragazzi a rischio e bambini affidati ai servizi sociali.
Non mi fido, come la lavanda.
Mi difendo, come il rododendro.
Sono sola, come la rosa bianca,
e ho paura.
E quando ho paura,
la mia voce sono i fiori.
Recensione di Lena Merlina
Titolo presente anche in Un Libro in un Tweet

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