MODERATO CANTABILE Marguerite Duras

MODERATO CANTABILE Marguerite Duras

MODERATO CANTABILE, di Marguerite Duras

Una donna, Anna, accompagna il proprio bambino a lezione di piano. Egli sta imparando controvoglia una sonatina di Diabelli, unica indicazione sullo spartito: moderato cantabile. In un bar lì vicino un’altra donna viene uccisa dal suo amante: non sappiamo nulla di chi siano entrambi: di loro continueremo ad ignorare tutto. Ma il grido della donna morente arriva fino alla stanza dove il bambino riluttante si esercita al piano. Anna, spinta da un impulso immotivato, nei giorni seguenti si reca in quel bar col suo bambino e , contravvenendo ad ogni regola, inizia a bere vino al banco e a conversare con uno sconosciuto, cercando ossessivamente informazioni sulla vittima e sul suo assassino.

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Da questo momento tornerà regolarmente allo stesso bar, sempre in compagnia del figlioletto, che appena arrivato la lascia per andare a giocare sul molo che si trova davanti al locale, come se fra lei e lo sconosciuto ci fosse la muta intesa di ritrovarsi lì. Di Anna sappiamo pochissimo, solo che è una donna molto conosciuta nel paese, moglie del direttore delle Fonderie della Costa, e che abita in una grande villa in fondo al Viale del Mare.

 

 

Dell’uomo, sappiamo ancor meno, soltanto che si chiama Chauvin ed è un ex dipendente del marito di lei. Del marito non sappiamo nulla di più del fatto che esiste. Anna non ha mai fatto parlare di sé, il suo comportamento è sempre stato irreprensibile, ed è stata sempre padrona di sé stessa, fino al giorno della tragedia avvenuta al bar: ora è inerme di fronte a questo nuovo impulso che la guida, è come se cercasse di adattare la propria nuova esistenza a quella tragica della donna morta, della quale vorrebbe sapere ogni dettaglio ma sulla quale raccoglie solo informazioni frammentarie e dicerie. “Beveva, voleva che il suo amante la uccidesse, il suo amante voleva ucciderla, era stata cacciata da lui ma tornava sempre ad ogni suo cenno; era una cagna che si accoppiava con chiunque”.

 

 

Anche Anna comincia a bere, e a fare sempre più tardi, come se le stia diventando sempre più difficile staccarsi da quell’uomo che le racconta la sua stessa esistenza come se la conoscesse ancor meglio di lei. Insieme a lui si ritrova a vivere un sogno dove le sembra di vedere la propria vita con gli occhi di un altro, ogni sua azione distorta dalla nuova coscienza che la osserva ; nello stesso tempo le sembra possibile e inevitabile che quella vita stessa ripercorra i passi di quella della donna morta.

Una sera le cose precipitano: a casa di Anna si tiene un ricevimento al quale lei si presenta in notevole ritardo e chiaramente ubriaca. A tavola, in mezzo a tutte le altre signore, giuste mogli per i loro uomini, spicca in modo disastroso: si comporta in maniera inappropriata, esce dagli schemi del comportamento sociale adatto all’occasione, è una macchia sullo spartito immacolato del suo coniuge. Si rifugerà nella stanza del suo amato bambino, dove vomiterà senza ritegno. La sorprende il marito, “un ombra che appare nell’inquadratura della porta.” Anna “questa volta pronuncerà una scusa. Non avrà risposta.”

 

 

Dopo due giorni ritorna al bar, per la prima volta senza il bambino. Le occhiate degli avventori sono inequivocabili: è ormai una cosa risaputa, è una donna disonorata, si sa in giro che è un’adultera. Ancora una volta, si apparta a parlare con Chauvin: ora ha davanti a sé la possibilità di vivere il sogno che lui le aveva raccontato, di essere la donna che lui aveva immaginato vivere nella grande casa in fondo al Viale del Mare, una donna capace di liberarsi dalle catene invisibili il cui peso sembrava essere diventato insopportabile.

Ma nel momento in cui potrebbe prendere il volo, Anna viene sopraffatta dalla paura, una paura così grande da farla quasi gridare. Nel proprio essere, di tutto il coraggio e la forza che dovrebbe trovare in questo momento decisivo, non riesce a raccogliere nulla. Non riesce a staccarsi dalla propria esistenza per immaginare la realizzazione di una diversa, per immaginare di poter diventare una donna diversa. Così si alza. Così se ne va. Così torna alla propria esistenza.

Romanzo brevissimo ma intenso fino allo spasmo.

Recensione di Giovanna Bianco

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