MARIE LA STRABICA Geoges Simenon

MARIE LA STRABICA Geoges Simenon

MARIE LA STRABICA, di Georges Simenon

Sylvie: diciassette anni, bella, sensuale, impudica. Marie, un anno più di Sylvie, brutta e strabica, timida e spaurita.

Entrambe di umili origini, bassa estrazione sociale, le incontriamo per la prima volta impiegate come cameriere in una piccola pensione a conduzione familiare nella profonda provincia francese.

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Sin da quando erano piccole, Sylvie ripete a Marie: «Quando sarò ricca ti prenderò come cameriera, e ogni mattina mi pettinerai». Priva di scrupoli, ferocemente determinata a fuggire quella povertà che le fa orrore, Sylvie lascia la provincia e parte alla conquista di Parigi.

Marie, una di quelle creature «segnate dalla malasorte», la segue nella capitale, ma si rassegna all’esistenza mediocre a cui è destinata. Si separano a seguito di un avvenimento che per Marie — che pur di pazienza e capacità di sopportazione ne ha davvero tanta — rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso.

 

Molti anni dopo le ragazze, ormai donne di mezza età, si incontreranno di nuovo, i rapporti di forza tra loro si modificheranno, i ruoli forse si capovolgeranno. Chi sarà la serva di chi?

Un romanzo che rasenta la perfezione, non una parola fuori posto o superflua. Simenon sempre grande maestro nello scandagliare gli abissi dell’animo umano, in questo caso di due donne il cui complesso rapporto si va sempre più delineando come quello di due “amiche nemiche”. Il classico tema “servo-padrone” rimodulato da Simenon in chiave femminile. Chapeau!

Recensione di Gabriella Alù

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