L’IMMENSA DISTRAZIONE Marcello Fois

L’IMMENSA DISTRAZIONE, di Marcello Fois (Einaudi – settembre 2025)

 

Recensione 1

Vivere è l’immensa distrazione dal morire.

La storia infatti inizia con la morte di Ettore Manfredini, ma negli ultimi secondi che gli rimangono prima di lasciare definitivamente questa vita diventa narratore onnisciente e racconta gli episodi più caratteristici della sua vita. Questo non ha niente a che vedere con i bilanci di fine vita o cose simili ma più che altro riguarderà la serenità di accettare i propri errori, come quello di non amare o non odiare abbastanza o investire un immensità di energie per trovare soluzioni inutili a problemi inutili.

La storia ripercorre la vita di tre generazioni della famiglia Manfredini ma non sempre seguirà una linearità cronologica, perché come dice l’autore stesso:

“essere morti è come scrivere una storia, ci si prende tutte le licenze possibili”; inoltre Ettore racconta la storia non solo dal suo punto di vista ma anche da quello degli altri e ne racconterà addirittura i sogni.

Parla di come la sua famiglia di umili origini sia diventata nel corso degli anni, attraverso metodi più o meno discutibili, una delle famiglie più ricche di Montale, diventando proprietari di un mattatoio e ottenendo così quel riscatto sociale tanto agognato.

Come tutte le saghe familiari la storia si regge sulla vastità e caratterizzazione dei personaggi e in questo caso le figure femminili saranno determinanti sia per il ruolo che per l’evoluzione personale.

Esistono due tipologie di libri, quelli che ti intrattengono e quelli che descrivono quello che già sappiamo perché parlano di qualcosa che è già dentro di noi e che un bravo scrittore riesce solo a descrivere meglio e L’immensa distrazione appartiene a questa seconda tipologia perché parla di dinamiche comuni in cui tutti noi possiamo ritrovarci e un libro con queste caratteristiche è un libro destinato a durare nel tempo e a diventare un classico intramontabile proprio perché parla di vita vissuta, possono cambiare le mode, ci possiamo evolvere in usi e costumi ma la natura umana, quella rimarrà sempre la stessa nei secoli dei secoli perché non c’è niente di più attuale della natura umana in qualsiasi periodo storico essa venga raccontata.

Un ultima cosa voglio dirla sull”importanza della parola, non solo perché ogni volta che leggo un libro di Marcello Fois imparo almeno una decina di termini nuovi e di questo sono molto grata al maestro, ma anche perché in questo libro la parola rivestira’ un ruolo fondamentale, ma per scoprirlo dovrete leggerlo fino alla fine.

Buona lettura

Recensione di Maria Letizia Vidili

 

Recensione 2

“Quel passaggio che stava percorrendo non era nient’altro che un bilancio” E’ questo il pensiero di Ettore Manfredini che il 21 febbraio del 2017 ebbe la sensazione di un risveglio mentre era appena morto.

Un incipit davvero importante che ci predispone all’ascolto dei fatti di una vita lunghissima e ricca di avvenimenti, e il punto di vista privilegiato e’ quello di chi, dopo aver vissuto quasi un secolo può permettersi “dopo essere morto” di ricordare gli avvenimenti di cui e’ stato protagonista ma anche osservatore.

Da questo momento sfilano davanti ai nostri occhi tutte le persone che hanno fatto parte del mondo di Ettore e con loro si dipana la storia d’Italia cominciando dai tragici avvenimenti che portarono al fascismo, alla guerra, alle leggi razziali e continuano con i momenti del boom economico e il terrorismo.

Tutto visto attraverso gli occhi di un uomo che finalmente può avere una visione chiara degli avvenimenti ; come dice la moglie Marida quando capisce che il suo tempo sta per finire “Davanti c’è solo il passato” ed e’ questo che recupera Ettore la mattina del 21 febbraio 2017.

“Morire e’ come diventare un narratore onnisciente sia della propria vita sia di quella degli altri, fino a vedere tutto cio’ che non si è vissuto in prima persona.

Credo che sia riduttivo dire che questo libro racconti la storia di una famiglia, che sia una saga anche se così può sembrare.

Credo piuttosto che parlare di questa famiglia, i Manfredini, sia il pretesto per raccontare una storia ben piu’ vasta di fatti, emozioni e sensazioni che riguardano l’umanità.

Elda, Ettore, Marida, sua moglie e i loro figli. Carlo, Enrica , Ester ed Edvige sono caratteri generali, rappresentazioni dell’essere umano con tutta la variegata quantità’ dei sentimenti che lo caratterizzano..

Nonostante tutto ci si appassiona a seguire il filo logico degli avvenimenti perché la storia di questi personaggi e’ densa di fatti ed e’ difficile non appassionarsi alle loro vicissitudini.

Scritto in modo lineare ma anche estremamente poetico, con pagine difficili da dimenticare e riflessioni che sono si dei personaggi ma soprattutto dello scrittore: “Nei libri si poteva affermare di essere vecchi pur non essendolo; di essere uomini o donne o bambini pur non essendolo; di essere Dio pur non essendolo. Nei libri si poteva ipotizzare, ed era stato fatto, che tra la vita e la morte ci fosse una terra di nessuno in cui adattarsi al passaggio tra uno stato e l’altro. Certo nei libri non poteva esserci nemmeno un millesimo di quello che la realtà riservava, ma allo stesso tempo in ogni buon libro c’era qualche esperienza indispensabile per capire, o accettare,o analizzare la propria vita.”

Da leggere.

Recensione di Teresa Chi

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