L’EREDITÀ DELLE DEE Kateřina Tučková

L’EREDITÀ DELLE DEE, di Kateřina Tučková (Keller)

La copertina ci avvisa subito: qui di erbe si parla, ma non è un trattato erboristico. Le colline morbide che ci avvolgeranno, i boschi fitti che percorreremo, i campi verdeggianti che esalano essenze che di buon grado annuseremo, le semplici case con tetti di paglia e le erbe essiccate appese a quei tetti: tutti segnali a conferma. Un posto fuori dal mondo, questo, una terra-cuscinetto, la Cecoslovacchia.

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I tempi saranno diversi, perché questo viaggio li salta a piè pari i secoli, in un continuo annodarsi e snodarsi, nascondersi e svelarsi, a corrente alternata.Un’etnografa instancabile scartabella documenti in un tetro archivio della StB- polizia segreta locale. Svolge ricerche, in cui il passato e il presente, suo, personale, doloroso, ma anche di un’intera comunità, emerge piano piano. Non lo fa a caso, vuole riscattare la zia amata e le altre come lei, le “dee di Zitkova”, curatrici, sciamane, streghe, chiamatele un po’ come volete, ma così sono dette, in questo paesino, non del tutto ridente, sui Carpazi Bianchi, in Moravia.

La trama mi interessa meno, è il soggetto che attira, come una fascinazione, e finisco pure io per farmi ricercatrice a tempo perso e scopro storie,fotografie, film ,libri, spettacoli teatrali che spuntano come funghi in questo sottobosco di magia.

 

Le “Bohyne” erano donne speciali, con poteri speciali, con vite speciali. Imparentate fra loro, quasi tutte fecero una brutta fine, bruciate, denunciate, calunniate, perseguitate, arrestate, accusate, rinchiuse, cancellate. Prima dalla chiesa, poi dal regime comunista.. vale a dire misero d’accordo l”acquasanta ed il diavolo.

Nel mezzo ci si infilarono pure i nazisti tedeschi, che con il loro progetto X (Hexen = streghe) negli anni ’40 le studiarono assiduamente, a scopi per lo più propagandistici. Donnine vestite di bianco, con i loro ricami colorati, i loro fazzoletti rossi in testa, con un credo religioso profondo,ed un ancestrale legame con la natura e i suoi elementi, con cui interagivano, se ne servivano, per aiutare e guarire, consigliare e soccorrere.

 

Stimate alcune, temute altre. Portatrici di una secolare cultura immateriale, che il regime comunista bollò come oscurantista, con una “lotta alle streghe” incrementata negli anni ’70 e ’80. Estirparla con ogni mezzo, era diventata una necessità storica. L’autrice del romanzo, che è un misto di realtà e finzione, si è avvalsa di studi, tesi e testi etnografici e la sua uscita nel 2012, con conseguente premio e traduzione in svariate lingue, ha scatenato un fenomeno a catena.

Globalizzando l’argomento, ha innescato una sorta di pellegrinaggio turistico, accolto con diffidenza e circospezione dagli abitanti della vallata. Sarà che la magia attira sempre, che la tentazione di sapere il futuro o addentrarsi nel passato è dietro l’angolo, ma le vite, i volti, le storie qui narrate, non sono fantasy,anche se lo sembrano, ma semplicemente, realtà.

Recensione di Anna Caramagno

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