LE RAGIONI DELLA COLLERA Julio Cortázar

LE RAGIONI DELLA COLLERA Julio Cortázar

LE RAGIONI DELLA COLLERA, di Julio Cortázar (Edizioni Fahrenheit 451)

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d’anno, di civette rauche?
Tu per ragioni tecniche non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.

Le ragioni della collera

incipit:

“Chi non legge Cortàzar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili”. (Pablo Neruda)

Mi sembra giusto scegliere questa poesia, come penso faranno molti appassionati, per iniziare il nuovo anno.
“Don” Julio Cortazar ha scritto solo tre raccolte di poesie (e tutte pubblicate in maniera quasi fortuita, e comunque non preventivata): “Presencia”, “Razones de la cólera”, e “Pameos y meopas”.
A fronte della imponente produzione di romanziere (molti racconti), tra cui il suo capolavoro è senza dubbio “Rayuela, il gioco del mondo“.

 

Tuttavia se la prosa era la “professione”, la poesia era la vita stessa…
Vi sono scrittori che non puoi incanalare o ingabbiare in schemi prestabiliti, perché la loro stessa esistenza, la loro stessa poetica è un continuo tumulto di emozioni. Molti lo definiscono un “rivoluzionario” della parola, che utilizza per abbattere certezze, logiche, dogmi per poi ricostruirli. O, almeno, cercare di farlo…Nella prosa, come anche nella poesia, dove rime, metrica, schemi vengono spazzati via a favore di parole ricercate e suadenti, versi e suoni che arrivano fin dentro il più sperduto e profondo meandro dell’anima. Per ridestarla e rinnovarla…anche attraverso il pianto. Ed hanno ragione…

Altri lo chiamano “Hacedor” (artefice, alchimista) come segno di continuità con il suo maestro Josè Luois Borges, di cui fu l’unico vero erede. Dove la parola, il fantastico, il surreale danno luogo a mondi (La realtà gli sfugge e gli lascia in cambio una specie di parodia che lui tramuta in una speranza”)…

Differentemente dalla poesia in cui quelle parole diventano non più archetipi surreali, ma linguaggio reale, pratico, sfrontatamente diretto come solo ciò che è diretta emanazione di cuore ed anima può essere…

 

Ed anche essi hanno ragione.
Tuttavia tra i vari appellativi a me piace uno dei meno usati: “tanguero” (ballerino di tango). Piccola premessa, non amo il ballo, non so ballare, né mi interessa. Ma ho sempre “sentito” qualcosa ogniqualvolta ho visto ballare un tango da gente che sa farlo. A differenza di tutti gli altri (forse con la sola eccezione, in parte, del “flamenco”) non è un ballo, ma un moto dell’anima. Un comunicare a gesti, sguardi, tocchi…non solo eros o passione. Ma emozioni empatiche. Un connubio di intenti, promesse di complicità assoluta ed eterna… Almeno per la durata del ballo.

Ecco Cortazàr è tutto questo e molto altro ancora…E la poesia di Julio merita di essere conosciuta. Magari una poesia al giorno o a settimana, potrebbe aiutare anche noi a creare mondi, a dipanare menti e cuori…

Per i pochi che mi avranno seguito sin qui senza addormentarsi, consiglio di leggere l’opera di Cortazàr (i racconti e Rayuela per la prosa e tutta la poesia).

Recensione di Lorenzo Acqua

 

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