LE INTERVISTE DEL PASSAPAROLA DEI LIBRI – Libreria AUT Gavi

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IL PASSAPAROLA DEI LIBRI ha intervistato Davide Ravan della Libreria AUT Gavi

Parlateci di voi. Chi siete e quando nasce la vostra attività?

libreria Aut GaviL’idea di fondo della libreria era quella di dare uno spazio fisico per l’esposizione dei tanti libri validi pubblicati da editori medio/piccoli, troppo spesso schiacciati dai grandi marchi editoriali e stritolati dalle logiche del mercato ipercapitalista che tutto ingerisce senza masticare (e in questo caso la masticazione é l’esposizione sugli scaffali della libreria).
Dopo tre anni torinesi ho deciso, a seguito del mio desiderio di tornare a casa, di spostare l’attivitá in provincia di Alessandria e precisamente a Gavi, piccolo paese a ridosso della Liguria e famoso per il suo Forte e, soprattutto, per il suo vino bianco.
Perciò possiamo dire che AUT ha si tre anni, ma che in realtà é rinata da solo due mesi in questa nuova dimensione: dalla grande metropoli al piccolo paese di provincia il salto é immenso ma, al momento, appagante.

Che tipo di lettori frequenta la vostra libreria?

Lettori di tutti i tipi: i nostri più giovani hanno appena iniziato le elementari e i nostri più attempati sfiorano le novanta primavere. Generalizzando potremmo dire che il livello di conoscenza libresca della nostra (nuova)clientela é medio-alta e che i nostri lettori si possono definire appassionati.

Lettori si nasce o si diventa?

Si nasce e si diventa.
C’é chi é portato da subito alla lettura e c’é chi ci arriva con il tempo, magari anche molto avanti con l’età. Alla base di tutto sta la curiositá: quando essa manca non si sarà mai lettori.

Essere librai nel 2019: che cosa è cambiato nel mestiere del libraio e nel ruolo del lettore, negli ultimi anni?

Libreria Aut GaviLa mia é un’esperienza relativamente recente e perciò non so rispondervi appieno alla domanda.
Di sicuro i librai di qualche anno fa non dovevano conoscere i nomi dei youtuber e i titoli delle loro pubblicazioni. E per questo li invidio moltissimo.

Lettura e reti sociali: che cosa ne pensate di questo binomio? Si può essere “social” continuando a essere lettori? Quanto e come siete presenti sulle reti sociali e che impatto hanno queste sulla vostra attività?

Assolutamente si, una cosa non esclude l’altra. I social, come tutti gli strumenti, se usati in maniera morigerata possono addirittura far nascere la voglia di prendere in mano un libro.
Noi siamo presenti su tutti i principali social network e credo che al giorno d’oggi non si potrebbe fare diversamente.

Nel nostro gruppo ci sono titoli che ormai hanno raggiunto lo stato di “libri di culto” o veri e propri tormentoni, come Il caso di Harry Quebert o la Saga dei Cazalet, non sempre a causa della loro qualità artistica ma grazie, soprattutto, a un passaparola costante sulle reti sociali: quali sono i titoli il cui successo vi ha maggiormente stupito e che idea vi siete fatti del motivo di questo successo?

libreria Aut GaviAnche a questa domanda ho qualche difficoltá a rispondere. Come dicevo nella prima risposta, i primi tre anni di libreria sono stati dedicati interamente ad editori piccoli/medi e quindi non toccati, se non di striscio, da fenomeni editoriali come quelli da voi citati. Sicuramente il passaparola nel commercio (in tutto il commercio, non solo in quello dei libri) fa molto e può creare “mostri” azzanna tutto. Ma continuo a preferire chi legge per il gusto di farlo, variando da un saggio ad un romanzo senza porsi troppe domande sul numero di copie vendute.

Qual è il titolo che, secondo voi, diventerà il prossimo “tormentone”?

Non ne ho la minima idea e non credo nemmeno mi interessi.
Spero lo diventino “Si chiama Andrea” (Gian Luca Favetto, 66thand2nd edizioni, 2019) e “Fratelli d’anima” (David Diop, Neri Pozza, 2019). Due libri sublimi.

In molti, sul nostro gruppo, si lamentano del fatto che è diventato molto difficile invogliare alle lettura i giovanissimi: in base alla vostra esperienza è vero che i ragazzi leggono sempre di meno? Esiste una strategia che scrittori, librerie, case editrici o chiunque abbia a che fare con giovani lettori potrebbe utilizzare per interessarli di più?

Libreria Aut GaviSe il bambino lo abituiamo fin da subito alla lettura allora probabilmente fra qualche anno avremo un lettore in più. Se invece vogliamo continuare a cedergli il nostro smartphone o il nostro tablet tutte le volte che usciamo a cena solo per non sentirlo fiatare allora non lamentiamoci se i giovani vedono nel libro solo un nemico, identificandolo solo ed esclusivamente come strumento scolastico. Una volta i bambini al ristorante coloravano gli album, si potrebbe tornare a quello per rigettare le basi.

Come vi ponete nei confronti della lettura digitale? La considerate  una risorsa o una minaccia per la vostra attività e per il futuro dell’editoria?

La vedo personalmente come una cosa diversa dalla lettura di un libro classico e perciò penso, e credo che i numeri mi diano ragione, che non sia per nulla una minaccia per la filiera del libro.

Consigliate un libro, secondo voi imperdibile, ai nostri lettori.

Il mio libro imperdibile é “On the Brinks”, Sam Millar, Milieu edizioni 2016

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