LE INTERVISTE DEL PASSAPAROLA DEI LIBRI – Edizioni Black Coffee

Ed Black Coffee

IL PASSAPAROLA DEI LIBRI HA INTERVISTATO Sara Reggiani e Leonardo Taiuti di Edizioni Black Coffee

 

– Presentatevi ai nostri lettori. Come nasce la vostra casa editrice, come si è sviluppata e quali sono gli eventuali piani per il futuro?


Black Coffee EdizioniSiamo Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, traduttori e fondatori di Edizioni Black Coffee. La nostra casa editrice, nata nel 2017, pubblica solo letteratura nordamericana, per lo più statunitense, e ha un occhio di riguardo per gli scrittori e le scrittrici esordienti, o comunque mai arrivati nel nostro Paese. Non discriminiamo tra saggi, racconti, romanzi, e ci piace anche recuperare opere del passato ancora inedite in Italia. Riguardo alla genesi del progetto, ammettiamo di esserci chiesti spesso se fosse davvero necessario aprire l’ennesima casa editrice in un Paese dove escono migliaia di libri ogni giorno. Tuttavia eravamo, e siamo tuttora, convinti che una realtà piccola e di nicchia come la nostra abbia la possibilità di ritagliarsi il suo spazio. Definire “di nicchia” la letteratura americana sembra quasi un controsenso, ma la nostra casa editrice porta in Italia libri tosti, che parlano di vite scomode, di situazioni insolite, libri che richiedono al lettore di essere partecipe con tutto se stesso, e soprattutto autori esordienti che raccontano storie nuove, grandi scrittori del passato poco propensi a piegarsi alle dinamiche editoriali – tutto per offrire uno sguardo sincero, schietto ed energico sull’America di oggi e sul suo panorama letterario. Crediamo di poterci riuscire perché Sara e io abbiamo davvero un rapporto profondo con gli Stati Uniti. Ogni anno andiamo là almeno due o tre volte e attingiamo a piene mani dai piccoli editori indipendenti, dai festival letterari, dai consigli dei librai e degli scrittori.

 

Nel 2018 abbiamo deciso di pubblicare la rivista letteraria Freeman’s, curata dal critico e poeta John Freeman, ex editor di Granta e attuale direttore di Literary Hub. La rivista, che contiene i contributi di autori di tutto il mondo e ospita racconti, saggi, poesie, articoli di giornale e molto altro, fa esattamente quello che secondo noi dovrebbe fare la letteratura: Edizioni Black Coffeeabbatte le barriere, unisce le persone, ed è con gioia che abbiamo deciso di portare avanti le pubblicazioni – un nuovo numero di Freeman’s uscirà ogni anno a marzo. A dicembre 2019, invece, abbiamo lanciato una nuova collana, “Nuova Poesia Americana”, piccole antologie che contengono l’opera di sei poeti statunitensi a cura di John Freeman e Damiano Abeni. Ogni poeta scelto dai curatori decide di persona quali poesie mandarci, per dare ai lettori italiani un assaggio esaustivo del proprio lavoro. Damiano si è occupato (e continuerà a occuparsi) della traduzione e della scelta dei poeti insieme a John, che invece firmerà la prefazione di ogni volume. A dicembre è uscito il primo (su sei autori, quattro sono poeti laureati degli Stati Uniti), e contiamo di rendere annuale questo appuntamento con la poesia, esattamente come nel caso di Freeman’s. Quest’anno, poi, porteremo per la prima volta in libreria l’opera dimenticata di un maestro della letteratura americana e ci spingeremo verso orizzonti inesplorati, dando spazio alla saggistica naturalistica, la nostra nuova passione. E arriverà la prima autrice canadese.

– A che tipo di lettori si rivolge?  


A un pubblico attento, al lettore che non prende in mano solo il libro di cui tutti parlano, che vuole essere stupito, stimolato a osservare il mondo da una prospettiva differente. Deve essere quindi un lettore paziente, curioso, sveglio. Ci piacerebbe offrirgli uno scorcio degli Stati Uniti, raccontargli non solo delle storie, ma anche i luoghi da cui quelle storie sono scaturite. Vogliamo parlare della quotidianità americana, delle esperienze che in quel Paese si vivono ogni giorno. Ad esempio abbiamo deciso sin dall’inizio di integrare la produzione cartacea con articoli e racconti brevi tratti da alcune riviste statunitensi; l’obiettivo è dare al lettore modo di confrontarsi anche con altre realtà, non necessariamente meno conosciute, ma che magari qui in Italia non sono ancora arrivate o non arriveranno mai. Ci auguriamo così che ognuno possa costruirsi un suo percorso, un suo personalissimo film. Quindi quello che proponiamo è un viaggio, né più né meno.

 

– Qual è il titolo, l’autore oppure il progetto editoriale al quale siete più affezionati e perché?


Edizioni Black coffeeInutile dire che teniamo tantissimo a ciascuno dei nostri libri, perché li abbiamo scelti, tradotti, lavorati e curati personalmente uno per uno. Andiamo particolarmente fieri, però, de “L’ospite d’onore” di Joy Williams, un’autrice che negli Stati Uniti è considerata la maestra indiscussa del racconto (Don DeLillo, Bret Easton Ellis e Raymond Carver la ritengono la migliore in assoluto) ma che nel nostro Paese era passata praticamente sotto silenzio. Nonostante fosse un’operazione rischiosa e onerosa, abbiamo tradotto e pubblicato sia l’antologia dei suoi racconti scelti (scritti a partire dagli anni Settanta, quando Joy Williams era ancora una giovane scrittrice con un luminoso futuro davanti) sia il suo romanzo più discusso e visionario, “L’altro bambino”, dato alle stampe in America nel 1978 e considerato dai critici un libro che ha saputo precorrere i tempi. Andiamo fierissimi anche della nuova collana di poesia, Nuova Poesia Americana, e della collaborazione avviata con Damiano Abeni e John Freeman, che ci aveva già affidato Freeman’s, la sua rivista letteraria. A noi va il merito di averne riconosciuto il valore.

– In Italia si legge poco, così dicono le statistiche. Secondo voi è vero e perché e cosa si poterebbe fare per invertire la tendenza?


Ed Black CoffeePuò darsi che si legga poco, effettivamente è un mondo, il nostro, pieno di distrazioni, di informazioni facilmente reperibili, di tecnologia. La generazione odierna è bombardata di input e smania per disporre di una connettività più veloce, strumenti più potenti, reazioni più rapide. Un libro invece ha bisogno di attenzione, di dedizione, di pazienza. Non abbiamo la risposta su cosa sia necessario per invertire la tendenza, ma di certo aiuterebbe sensibilizzare i ragazzi alla lettura sin da piccolissimi. E più avanti, alle medie e alle superiori, forse si potrebbe smettere di fare come quando andavamo a scuola noi, cioè di imporre certe letture “per l’estate” o “per le vacanze”. È giusto spingere gli studenti a leggere, ma un libro che ti viene imposto diventa di rado un libro del cuore, quindi si potrebbe far scegliere ai ragazzi tra una rosa di papabili titoli e consentire loro di leggere quello che più li ispira sul momento. Conosco anche tanti librai molto sensibili all’argomento, che cercano di organizzare gruppi di lettura nelle scuole per aumentare la diffusione di certi titoli. Creare una rete più stretta fra librerie e scuole potrebbe essere un modo per stimolare gli studenti a prendere in mano un buon libro.

 

–  Cosa ne pensate delle vendite online che stanno sempre più prendendo il posto delle librerie tradizionali?

Ed Black CoffeePurtroppo le catene online offrono sconti continui e ti recapitano il libro direttamente a casa, ed è difficile competere con tali vantaggi. È triste constatare come la preponderanza di queste aziende penalizzi le librerie indipendenti, ma siamo convinti che i librai siano in grado di crearsi una rete di clienti sufficiente a sostentarsi. Ci sono cose che l’online non ti offre, ad esempio il rapporto diretto con il libraio, il consiglio sincero, il titolo giusto al momento giusto. Un esempio che abbiamo nella nostra città, Firenze, è quello della Piccola Farmacia Letteraria: Elena, la libraia, si è inventata un modo innovativo per raccontare i libri e la sua strategia sta pagando, ogni volta che vado a trovarla la libreria è sempre piena. Gli indipendenti possono farcela, si tratta solo di reinventarsi e trovare il proprio spazio in questo mondo frenetico.

– Qual è il vostro rapporto con i social, con quale strategia li usate e se ne traete dei vantaggi?


Edizioni Black CoffeeSecondo noi oggi nel mondo del libro è necessaria maggiore “orizzontalità”, bisogna avvicinare il lettore all’editore. Siamo convinti dunque che i meccanismi canonici debbano essere sovvertiti; oggi con i social è quasi impossibile mantenere le distanze, quindi perché non potenziare la cosa? Noi per esempio siamo fierissimi di essere stati i primi editori indipendenti a realizzare un podcast, Black Coffee Sounds Good, un mezzo cioè che ci ha permesso di ridurre il numero delle presentazioni tradizionali e arrivare direttamente a casa dei lettori. La nostra newsletter, sempre in questa ottica, ha toni molto informali, così come la nostra comunicazione social. Per noi ogni scusa è buona, insomma, per accorciare le distanze. Pubblichiamo per la gente e con la gente vogliamo dialogare.

 

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

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