LE AFFACCIATE Caterina perali

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LE AFFACCIATE, di Caterina Perali (Neo Edizioni)

Pagine che affrontano il tema della perdita del lavoro, del buco nero generato dal non sentirsi più parte del tessuto sociale produttivo, della dipendenza da social network (e della relativa rispettabilità legata alla nostra immagine virtuale) e dell’incomunicabilità con chi ci gravita intorno, divenuto ormai trasparente ai nostri occhi “veloci”…fino a quando, improvvisamente, non ci ritroviamo fermi, a fissare e contare i chiodi nelle travi del soffitto, aspettando chiamate ed e-mail che non arrivano, e prestando attenzione anche a chi non aveva mai destato il nostro interesse.
Come la nostra vicina di casa.

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Così Nina, perdendo il suo lavoro di organizzatrice di eventi importanti e “lasciata a casa”, immersa nella vergogna di chi non riesce a confessare la propria condizione, si accorge dell’esistenza di Adele, sua vicina nel condominio a ringhiera nel quartiere Isola di Milano, proprio di fronte al Bosco Verticale, ed incomincia ad interessarsi alla sua vita, alla sua storia, che piano piano coinvolge anche quella di altre due donne.
Ed ecco che si ritrova catapultata in un racconto che la fa viaggiare in una Serbia in guerra, in una Grecia assolata e romantica, per poi ritornare nella sua cinica Milano.
In un certo senso, Nina, perdendo il lavoro, perde il proprio sé professionale, ma ritrova se stessa.

 

Nina, però, non è una bella persona, non brilla in empatia, né tantomeno in profondità di contenuti, ma è consapevole dei propri limiti e superficialità, non promette redenzione e cambiamento, solo una presa di coscienza e la consapevolezza di voler essere esattamente quella persona che, tutto sommato, non le piace.

La Perali è molto brava a dare voce alla vergogna del fallimento, anche quando non è causato da un proprio demerito.
Una voce secca, sarcastica e tagliente.
Il suo è un invito ad affacciarci al mondo, ad uscire dalla frenesia del quotidiano, a fermarci un attimo a contare i chiodi, perché quel momento di vuoto, apparentemente così riprovevole, è l’unica strada verso il recupero della nostra identità, che non deve essere necessariamente legata alla nostra immagine lavorativa.

 

“Le affacciate” è un romanzo agile, veloce, profondamente immerso nel nostro tempo, e pervaso da un’ironia costante che, inevitabilmente, sfocia in un ghigno amaro…

Recensione di Antonella Russi

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