LACCI Domenico Starnone

LACCI, di Domenico Starnone

Recensione 1

Quanti “lacci” abbiamo nella nostra vita? Quanti ne riusciamo a riconoscere? Legami sentimentali, familiari,mentali, richiami atavici. Si riesce mai completamente a “slacciarsi” dal passato per andare incontro alla libertà?
Oppure c’è sempre un filo, una stringa, che ci tiene legati a quello che siamo stati.

“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”, così inizia il romanzo di Starnone raccontato a tre voci. La vicenda, ovvero una separazione che non ha niente di diverso da quella che vivono o hanno vissuto migliaia di famiglie, viene narrata attraverso la sofferenza del padre , della madre e dei figli. Il perché dei “lacci” lo si capisce ad un certo punto della storia, ma chiaramente il titolo rimanda ai legami, sempre difficili da dissolvere. In realtà, le corde , che ci tirano da una parte e dall’altra, nella vita, ognuno le può vedere dove vuole. Anche la voglia di libertà, a suo modo, è un laccio.

 

 

E dopo le tempeste, quando finalmente si sceglie la cima per attraccare saldamente ad un porto, ci sono sempre quelle catene che continuano a tirarci indietro, da un lato e a volte a fondo. Starnone ci racconta, con un linguaggio semplice e lineare , quello che noi non vediamo quando osserviamo una famiglia “dal fuori”, ovvero il prezzo pagato per tenere saldo quel legame. Come questa coppia sia stata ” infelice” (e anche felice)”a modo proprio”, l’ “ordine apparente” e il “disordine reale”.

 

 

Alla fine del libro, non sapremo dire se la scelta fatta sia stata quella giusta, (del resto chi mai può saperlo?), ma avremo sentito, per voce dei personaggi, con lucidità, tutto il dolore , le lacrime e le rinunce che questa scelta ha comportato.
Vanda, la piccola e apparentemente fragile moglie, è il personaggio, a mio avviso , più interessante e volutamente antipatico. Come tutte le persone che non riescono a liberarsi di un dolore, è invecchiata con durezza, rimpiangendo quello che non è potuta essere e restituendo al marito, piano piano, il veleno accumulato.
Lo consiglio a chi, viaggiando in treno , osserva i vicini di poltrona, chiedendosi se sono felici, arrabbiati, amanti o fratelli. A chi guarda la spesa degli altri mentre passa nel nastro della cassa, o ascolta uno stralcio di conversazione , per avere uno scorcio della vita altrui e magari costruirci una storia. A tutti coloro che sono interessati alle vite degli sconosciuti, per capire meglio anche se stessi.

Recensione di Benedetta Giannoni

 

Recensione 2

Chi sono i protagonisti di questo romanzo? Tutti, indistintamente perché quando si parla di tradimenti, separazioni, tutti i componenti della famiglia ne saranno inevitabilmente coinvolti.

Questo romanzo racchiude in sé il dolore di un matrimonio tradito, ma non solo, anche rancore, paura, gelosia. E quando chi tradisce decide di tornare indietro e ricucire i rapporti spezzati con i figli e una moglie distrutta dal dolore, anche questo porterà sofferenza.

 

 

Il ritorno alle mura domestiche non permetterà di ritrovare ciò che è stato abbandonato, tutto è nel frattempo cambiato, niente è più come prima. Starnone dà voce ad ogni protagonista di questa storia, alla rabbia di una moglie tradita, ai figli abbandonati bambini e poi adulti.

E al marito, padre e amante, che deve fare i conti con il male che ha seminato e la fatica per ricucire i pezzi di una famiglia con la paura di essere travolti da altro dolore. Intanto il tempo passa, i figli crescono e ci si ritrova soli a fare i conti con il proprio passato, tanto da arrivare a dire a sé stessi che non si può più continuare a soffrire “….proteggi i giorni, i mesi, gli anni che ti restano.”

 

 

Romanzo coinvolgente, emozionante, scrittura brillante, intensa che racconti di fallimenti ed errori che faranno compagnia per tutta una vita ai protagonisti di un romanzo di grande spessore. Giunta alle ultime battute del libro mi sono chiesta: “e io da quale parte sto?

Ebbene inaspettatamente sono stata dalla parte di tutti loro, l’autore attraverso le sue parole ha fatto emergere spunti di verità nel racconto della vita di ognuno. Abile Starnone, straordinariamente abile!

 

Recensione di Marzia De Silvestri

 

Recensione 3

Vanda e Aldo si sposano poco più che ventenni, due figli, dopo dodici anni di matrimonio Aldo si innamora di una donna più giovane  e abbandona la moglie e i figli non occupandosene più, neanche economicamente.

Questo piccolo romanzo è diviso in tre parti, la stessa storia viene vista e raccontata attraverso diverse angolazioni perché esiste sempre un altro modo di vedere le cose.

Lacci Domenico Starnone Recensioni Libri e News UnLibro

Nella I parte parla Vanda che non si arrende alla fine del matrimonio, non perché innamorata del marito ma solo perché il matrimonio deve comunque continuare, l’abbandono la porta ad un esaurimento, una donna che è la negazione del piacere di vivere.

Nella II parte parla Aldo, un uomo a cui le cose capitano, che abbandona non solo la moglie ma anche i figli, ma che non sarà capace di rifiutarli fino in fondo perché è un “ometto rattrappito dentro”.

Una separazione violenta in cui i figli non vengono risparmiati ma anzi usati dai genitori. L’abbandono del padre quanto la reazione della madre li renderà adulti deboli e meschini.

Dopo alcuni anni la famiglia si ricompone per consuetudine, necessità, inerzia. La facciata è salva, ma sarà una famiglia infelice che continuerà a fare del male ai figli e a loro stessi.

 

Nella III parte parla la figlia ormai adulta, è la parte più bella del libro, ci racconta il suo sfogo pieno di dolore: un padre assente (anche quando era presente), una madre che riversa la propria rabbia e frustrazioni su marito e figli, dove la riconciliazione alla fine ha fatto più danni dell’abbandono.

Recensione di Sonia Signorini

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