LA STRANIERA Stefan Hertmans

Einaudi

LA STRANIERA, di Stefan Hertmans

Ho acquistato questo libro perché mi piace leggere storie nella Storia, soprattutto se la protagonista è una donna.
Lei è Vigdis Adelais, figlia di un notabile normanno di Rouen, che si sente attratta da David, figlio del rabbino capo di Narbona, venuto in città per approfondire i suoi studi: lo vede durante una delle sue passeggiate, gli occhi azzurri di lei incontrano quelli scuri di lui e tutto cambia, per tutti e due.

 

La straniera
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Sapendo di non poter vivere una relazione ‘normale’ alla luce del sole, David la convince a scappare con lui per tornare dalla sua famiglia e incominciare una nuova vita insieme.

La traversata della Francia è lunga, faticosa, irta di pericoli, dovendo anche sfuggire ai soldati che il padre della ragazza ha messo sulle loro tracce per riportarla a casa.
Arrivati a Narbona Vigdis, convertendosi all’ Ebraismo, diventa Hamoutal, anche se non riesce a integrarsi pienamente nella comunità.

 

 

È una ‘straniera’, come si sentirà in tutte la fasi della sua vita che si intreccia con gli avvenimenti storici della fine dell’ XI° secolo che faranno vivere sulla sua pelle, toccando i suoi affetti e mandando in frantumi le sue momentanee certezze, le incomprensioni, le lotte, la diffidenza, i tentativi di coabitazione tra popolazioni e religioni diverse, dalla Francia a Genova, a Palermo fino in Egitto, nel suo interminabile viaggio alla ricerca dei figli scomparsi.

 

 

Il libro ha anche un altro protagonista, l’autore, che ripercorre il cammino di Vigdis per ritrovare tracce di lei in quanto rimasto di quasi mille anni fa, consultando archivi, incontrando persone : direi purtroppo, perché si inserisce nella storia in modo a volte prevaricante, raccontando la cronaca della sua ricerca fatta di viaggi minuziosamente descritti, quasi fossero indicazioni stradali, di ipotetiche ricostruzioni di avvenimenti ed emozioni riguardanti i protagonisti.

Tutto ciò spezza, in modo improvviso e sconcertante, la fluidità della lettura: l’attività dello studioso, impellente, quasi febbrile, ma poco empatica, toglie al lettore la continuità della narrazione…non nascondo che ho saltato alcune parti per ritrovare Vigdis
Peccato

Recensione di Maria Cristina Caselli

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