LA STORIA INFINITA Michael Ende

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LA STORIA INFINITA, di Michael Ende

Spesso sento chiedere: “quale libro vi ha fatto innamorare della lettura?” E’ una domanda difficile, per me lettrice compulsiva, e spesso rispondo con i primi libri dell’infanzia: Spotty, Richard Scarry, Cipì. Talvolta rispondo “Barbablu”, talmente forte è in me il ricordo delle innumerevoli letture che chiedevo, seppur terrorizzata, a mia mamma. E invece probabilmente no: forse IL libro chiave, per me, è stato “La storia infinita” di Michael Ende.

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E’ un libro che amo visceralmente, letto e riletto e mai apprezzato nella stessa maniera. Alle medie avevo colto l’aspetto avventuroso della storia. Da liceale, invece, mi aveva affascinato parecchio l’idea del Nulla che avanza, pur trovando il libro nel complesso troppo infantile. Riletto da adulta, beh, è stata tutta un’altra storia. E continuo a stupirmi di come un unico libro possa parlare così tante lingue, possa aprire così tante porte, possa disegnare così tante strade. Avrei da parlare ore, ma mi rendo conto che è impossibile.

E’ un libro pregno di simbolismi, a partire dalla copertina (che non è un dettaglio da poco): rossa, con l’immagine di due serpenti che si mordono la coda. Il colore rosso rimanda alla fase di Rubedo dell’Alchimia (Opera al rosso); i due serpenti sono il simbolo dell’amuleto Auryn (e guarda un po’ come il nome assomiglia alla parola “aureum” -oro- il fine della ricerca alchemica: trasformare la pietra vile in oro) e ricordano molto l’uroboro alchemico. Difatti, è -anche- di alchimia che ci parla Ende. Dentro il libro è scritto in bicolore: rosso e verde. Colori alchemici.

 

C’è un ragazzino, tale Bastiano Baldassare Bucci (BBB: una ripetizione importante. Bastiano è decisamente un ragazzo di serie B, insomma) che, in fuga dai compagni di scuola, si nasconde nella bottega di un libraio antiquario e ruba un libro: “La storia infinita”, per l’appunto. Se lo porta gelosamente nella soffitta della scuola e, spogliatosi dei vecchi abiti zuppi (come a voler dire che è pronto a svestirsi del suo vecchio Io per diventare qualcun altro), rintanato come in un nido, inizia la lettura. Il libro parla di un ragazzo coraggioso, Atreiu (A: un ragazzo di serie A), che deve cercare la cura per l’Infanta Imperatrice di Fantasia, in punto di morte. Non voglio dire altro di questa storia-nella-storia: chi la conosce non ne sentirà il vuoto, chi non la conosce e la vorrà leggere la scoprirà da solo.

 

Il viaggio di Atreiu, che diventerà anche il viaggio di Bastiano, è un viaggio di crescita e di formazione. E’ il viaggio alla ricerca di un tesoro: il più importante, il proprio Io. Gli stimoli presenti in queste pagine sono innumerevoli, a voi il piacere di decifrarli. E, sono sicura, ognuno di voi (noi) troverà significati diversi. E’ “infinita” anche per questo, “La storia infinita”: è una storia che non smette mai di insegnare, che è aperta a tantissime interpretazioni, e che regala moltissime sensazioni. E’ una storia che continua a parlare, a tutti.

“Chi sei?”
Atreiu si fermò un momento per riflettere.
“Chi sono?” Mormorò poi. “Non lo saprei dire. Ho l’impressione di averlo saputo, un tempo lontano; chissà quando”

Recensione di Benedetta Iussig

Presente nei consigli delle librerie – 6 puntata 

e nei consigli delle librerie – 8 puntata

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