LA SARTA DI DACHAU Mary Chamberlain

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LA SARTA DI DACHAU, di Mary Chamberlain

Recensione 1

1939, Londra. Ada Vaughan matura un sogno da quando non aveva neanche diciott’anni: diventare una modista e aprire una casa di moda tutta sua, dove creare vestiti di alta moda in cui le donne potessero trovare la bellezza in un mondo grigio e tetro come quello dei razionamenti. Lei ha stoffa e fa magie.

Ma sembra crederci solo lei, almeno finché incontra Stanislaus. Questi la convince a fare un viaggio imprevisto a Parigi per toccare con mano il suo sogno, ma scoppia la guerra e di fatto rimane prigioniera di un paese straniero.

LA SARTA DI DACHAU Mary Chamberlain Recensioni Libri e News UnLibro Abbandonata dall’uomo che pensava l’amasse, si ritrova senza soldi e senza nessuna protezione. Delle suore le offrono ospitalità in cambio di lavoro, ma i nazisti non si fermano neanche davanti all’abito talare. Deportata nel campo di concentramento di Dachau e rinchiusa in una stanza fredda in balia della fame, Ada si aggrappa al suo sogno per sopravvivere alla guerra, cucendo vestiti alle mogli e amiche del comandante del campo.

Certo non può opporsi, ma cucire e creare la fa sentire viva e poi lei sta solo facendo pratica per la sua casa di moda che aprirà dopo la guerra. Sopravviverà, ma a che prezzo? Cercherà di farsi giustizia, ma chi è disposto ad ascoltare la sua guerra e a comprenderla? Se fosse stato un soldato reduce sì che l’avrebbero ascoltata, ma lei era una donna, per di più sopravvissuta, chi l’avrebbe difesa e compresa per le scelte che è stata costretta a fare?

È un romanzo, nessuna storia vera, ma io ho pianto come se Ada fosse uno dei protagonisti veri delle storie agghiaccianti che di solito leggo sui campi di sterminio. La maestria di questo romanzo è quella di far trasparire tutta l’incredulità e la fragilità delle persone sopravvissute all’orrore nazista e a come sono stati giudicati da chi quella guerra l’ha vissuta solo da fuori le mura dei campi di concentramento.

Recensione di Evelina Loffredi

Recensione 2

“ Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima”

La londinese Mary Chamberlain, insegnante di Storia alla Okford Brookes University, scrittrice di numerosi saggi soprattutto improntati alle condizioni della donna nelle varie epoche, esordisce nel 2014 con il suo primo romanzo “La sarta di Dachau”. Incuriosita dal mistero dell’abito da sposa di Eva Braun, l’amante di Adolf Hitler, un abito indossato anche al momento della sua morte e da alcune storie familiari riguardanti le sue zie Suor Violet, catturata dai nazisti e costretta a passare gli anni di guerra in una casa di cura per anziani e Ada fuggita per amore dopo aver lasciato marito e figli, costruisce il personaggio di Ada Vaughan, la protagonista del libro.

Il libro ha subito un successo strepitoso perché racconta una storia toccante e forte, ambientata in uno dei periodi più bui del 900. Partono immediatamente le aste agguerrite delle Case Editrici per quello che è considerato il libro dell’anno che, appena uscito in Inghilterra, scala le classifiche con una velocità sorprendente. In Italia, l’asta viene vinta dalla Garzanti che pubblica il libro nel Gennaio del 2016.

Diviso in tre parti, il romanzo inizia nel 1939: Ada non ha ancora diciotto anni ma ha un grande talento e un grande sogno nel cuore: vorrebbe aprire una sartoria tutta sua, farsi un nome come Coco Chanel e vestire, con le sue creazioni perfette e ricche di originalità, le donne più eleganti. Ma la guerra ci si mette di mezzo così come un grande amore, un uomo affascinante e ricco, che Ada segue fino a Parigi, la città dei suoi desideri.

Ma in Francia, Ada si troverà nel posto sbagliato al momento sbagliato. Abbandonata a se stessa, sotto le bombe, senza alcun mezzo di sostentamento, in una situazione estremamente difficile, dopo una serie di vicissitudini si troverà deportata nella grande casa del Comandante di Dachau Martin Weiss, all’interno del campo, prigioniera, maltrattata, affamata. Solo il suo lavoro riuscirà a mantenere intatta la sua dignità di donna e all’interno della sua prigione, la cantina della casa, sarà costretta a confezionare abiti alle signore tedesche amiche della moglie del comandante.

Anche a quell’unica donna che le si rivolge con gentilezza e che le chiederà un abito nero ornato di rose rosse, l’abito per il suo matrimonio. Il buttarsi freneticamente nel suo lavoro, lo svolgere senza sosta anche altri umili compiti, riuscirà a contenere lo strazio che ha nel cuore e le perdite atroci che ha dovuto subire. Alla fine del conflitto, al suo ritorno a casa, subirà ancora rifiuti e inganni e la sua storia di lotta alla sopravvivenza continuerà fino all’ultimo respiro.

E’ la guerra di Ada questa, la guerra di tutte le donne che non sulle armi o sui bombardamenti o col corpo a corpo hanno combattuto, ma che con tanto coraggio, forza e determinazione hanno fatto risorgere le proprie vite distrutte, annientate dalla furia e dalla violenza del conflitto.

E’ la storia di un’eroina controversa: da un lato risoluta nel portare avanti le sue aspirazioni fino a sopravvivere grazie ad esse, dall’altro estremamente ingenua e facile all’errore, fiduciosa negli uomini che le si avvicinano ed entrano nella sua vita e che in nome di questa fiducia quasi incomprensibile, continuerà a sbagliare fino alla rovina, siglata da una società maschilista e incapace di comprenderne il vissuto, il cuore e l’ anima.

Lo stile è fluente, lineare, direi elegante e le pagine scorrono velocemente offrendo una grande quantità di emozioni insieme ad una valida analisi sociale sulle conseguenze della guerra e sulla grande resistenza di tutto il mondo femminile, straziato e ridotto al silenzio, spesso macchiato da colpe inesistenti e da immotivati e intimi sentimenti di infondata vergogna.

Recensione di Maristella Copula

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