LA NAUSEA Jean-Paul Sartre

LA NAUSEA, di Jean-Paul Sartre

Libro devastante. Rimango sempre stupita di quanto certi autori sian completamente, assolutamente e pericolosamente attuali.

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Il romanzo racconta il drammatico percorso interiore che porta il protagonista, Antonio Raquentin, trentenne francese che vive di rendita, ad analizzare e comprendere la nuova e terribile sensazione che lo ha colto all’improvviso e che gli ha stravolto la vita e che lui chiama la Nausea.

Ma cos’è la Nausea? La Nausea è l’esistenza che si svela, ed è terribile a vedersi. Ogni cosa, la natura, gli uomini, gli animali, non sono altro che esistenti, senza la minima ragione di essere, superflui e di troppo. L’Esistenza non è la necessità, ma la contingenza; essa è sempre, ovunque e dappertutto: è un pieno che l’uomo non può abbandonare. 

 

Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione, non ha voglia di esistere, soltanto non può esimersi dal farlo. Tutto ciò che resta di reale nell’individuo è l’Esistenza che si sente esistere.

La coscienza non l’abita più nessuno, è una coscienza anonima, obliata, abbandonata: il senso della sua esistenza è essere coscienza di essere di troppo. Essa però non dimentica mai se stessa: è coscienza di essere una coscienza che si oblia. E’ il suo destino. V’è conoscenza della coscienza. Essa si vede da parte a parte, liberata dall’uomo che l’abitava, mostruosa perché non è nessuno.

 

Ma ecco che, dopo tutta questa disperazione, nelle ultime pagine del libro si intravede un piccolissimo spiraglio: Antonio Roquentin si rende conto che forse è possibile giustificare la propria esistenza attraverso la creazione di qualcosa, nel suo caso un romanzo, che porti il lettore a pensare all’autore e alla sua vita come a qualcosa di prezioso e semi leggendario.

Un romanzo che necessariamente parli di qualcosa che non esiste, che sia al di sopra dell’Esistenza, poiché un esistente non può mai giustificarne un altro. Attraverso l’opera e la luce che essa può riversare sulla vita passata, l’autore forse potrà ricordare la propria vita senza ripugnanza e arrivare, ma soltanto al passato, ad accettare se stesso.

Recensione di Giovanna Bianco

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