Irene Gianeselli autrice de il romanzo “Il movimento del ritorno”, l’intervista

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Irene Gianeselli autrice de il romanzo “Il movimento del ritorno”, l’intervista

 

 

Irene Gianeselli (Bari, 1997) è una giornalista, critico cinematografico SNCCI, pianista, attrice e drammaturga. È presidente dell’Associazione Felici Molti e ne dirige i principali progetti. Si forma al Conservatorio e ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e produzione multimediale all’Università di Bari. “Il misuratore del Mondo” (2021) è la sua prima regia cinematografica. È la vincitrice del XIX Premio Fabrizio De André per la Poesia.

 

a cura di Roberto Cantarano

 

 

Chi è Irene Gianeselli oltre alla scrittura?

Per me scrivere è solo uno dei tanti modi che ho a disposizione per guardare la realtà, metterla in discussione, farla a pezzi e ricomporla. Poi, certo, è anche il primo modo che ho per farlo perché è il più immediato: carta e penna stilografica, non serve altro. Ma la mia persona è sempre una, io sono sempre la stessa con tutto ciò che questo comporta: quando scrivo, suono, cerco una inquadratura o cambio le carte in tavola smontando i suoni o una storia. Cambiano le tecniche di espressione, ma non cambia chi le usa.

 

Irene Gianeselli
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Ci parli di questo libro: “Il movimento del ritorno”

Il movimento del ritorno per me doveva essere un romanzo di de-formazione. Tutti i personaggi in questa storia affrontano un mutamento se non addirittura diversi mutamenti. Questo fa parte della vita e deformarsi non significa perdere qualità, ma tornare all’autenticità e, di volta in volta, apprendere qualcosa in più su di sé e sullo stare al Mondo. Certo vale sempre una convinzione: più ne sappiamo, meno ne sappiamo. Ma viviamo in un’epoca di costrizioni e i protagonisti di questa storia si ribellano: devi essere per forza qualcosa di etichettabile (sono sicura che ogni giorno tutti noi dobbiamo affrontare hashtag e cercare di farci riconoscere in una professione o in un ruolo, in un genere o in una inclinazione sessuale, in un credo politico o religioso). Mi interessava molto lavorare su una dimensione corale e chiudere un cerchio (per aprirne di altri), quello cioè delle mie prime esperienze di scrittura. In particolare, volevo arrivare alle estreme conseguenze in termini sia tecnici, quindi sperimentali, che etici e politici di una raccolta che si chiama Lo spazio intorno (Stilo Editrice, 2015). Sia nella raccolta che in questo romanzo c’è una presenza molto forte, mi riferisco al Poeta William Butler Yeats. È un filo rosso che attraversa i racconti tanto quanto il romanzo, ma non aggiungo altro per lasciare al lettore il piacere di scoprire questo Poeta che personalmente è stato ed è parte integrante della mia formazione e del mio modo di credere e scegliere la Poesia.

 

 

Quali sono i personaggi principali?

Veronica e Astolfo sono la coppia nata dalla drammaturgia Senza sale e senza tregua, aspettano un figlio ma anche in questo caso non svelo altro. Maddalena è una giovane donna e il peso, per molti e molte la colpa, di essere giovani e donne in questa società lo incarna lei. Arcangelo è un insegnante in pensione, curioso e ancora profondamente vivo. Tancredi è un attore e poi c’è il Borghese in borghese, un vicequestore aggiunto, che però viene ribattezzato così da Arcangelo. Volevo giocare con il giallo, anche divertirmi a farne una parodia. E infatti il Borghese in borghese non risolve, non conclude l’indagine, ma scopre il piacere di de-formarsi. Forse è la persona che si libera di più.

 

Qual è questo dilemma amletico che affligge tutti? Lo so che non può dirlo ma accenni qualcosa.

Il dilemma amletico è noto a tutti. Essere o non essere. Certo, diciamocelo, il non essere è molto più interessante, l’essere è intrigante solo se si può contraddirlo e metterlo in discussione. Ma quello che non c’è, o che c’è ma sta nascosto, è quello che ci spinge a compiere una ricerca. Più che afflitti, i personaggi sono tormentati. L’afflizione comporta una resa, anche involontaria. Il tormento spinge all’azione e quindi, in progressione, in prospettiva, spinge alla costruzione di un atto. La chiave del romanzo può essere questa.

 

 

 

Le ama e scrive anche poesie, ce ne parli.

La Poesia è tutto, per me. È un atto politico e civile ed è, come lo intendevano i Greci, un rapporto profondo con il mistero, con se stessi e con la polis. Difficile parlare della Poesia, torno a William Butler Yeats:  Cast a cold eye / On life, on death. / Horseman, pass by!

 

È appassionata regista, quali sono state le sue esperienze più significative?

Sono al mio primo cortometraggio che è arrivato in modo straordinario, in un momento di crisi profonda, non solo mia ma collettiva. Nel 2020 il Covid-19 ha fermato il piccolo Festival “Conversazioni – La letteratura è di scena” della mia Associazione culturale Felici Molti in Mediateca Regionale Pugliese a Bari. Conversazioni è un Festival di Teatro che si fonda sull’incontro unico e spesso anche inedito con un attore o un autore in uno spazio che permette un rapporto 1 a molti veramente commovente e intimo, profondo. Non avevamo scelta: sembrava che il 2020 dovesse essere l’anno della perdita. Però la privazione e la necessità ti costringono a fare anche scelte coraggiose. Grazie al sostegno della Regione Puglia e in particolar modo della Dott.ssa Anna Maria Rizzi, la mia scelta di Direzione Artistica è stata quella di trasformare il Festival in un prodotto audiovisivo senza alterare il piccolo budget di partenza. Ho anche investito in prima persona per portare a termine “Il misuratore del Mondo” ma sento che è stata la scelta giusta. L’attore protagonista è Luigi Mezzanotte che si è formato con Carmelo Bene ed è stato diretto in Teatro da Pier Paolo Pasolini. Un dono immenso lavorare con lui, molto più di quello che io riesca ad esprimere. Luigi avrebbe dovuto portare al Festival un monologo, la sua drammaturgia tratta da Das Schloß di Franz Kafka. Una sera, al telefono, Luigi me l’ha letta e non ho potuto far altro che seguire l’idea. Ho cominciato a ragionare per immagini e inquadrature e mi sono detta “Se questa storia non possiamo farla in Teatro, allora dobbiamo fare il Cinema, almeno provarci”. Ci abbiamo messo tutta la nostra professionalità, tutto il cuore e l’onestà. Volevamo lasciare un prodotto di valore alla comunità del nostro piccolo e volenteroso Festival e a chiunque vorrà vedere questo lavoro attraverso la Digital Library della Mediateca Regionale Pugliese e così sarà. Adesso il nostro protagonista, l’agrimensore K., sta superando le frontiere in modo prodigioso. Il cortometraggio è stato selezionato già in diversi Festival: a Toronto, Praga e Parigi, a Berlino e a Roma. E a Parigi è stato anche premiato, è il Best Short Film al Beyond the Curve International Film Festival.

Come si vede da qui a dieci anni?

Una domanda impegnativa, ma non indiscreta. “Solo le risposte possono essere indiscrete”, come Sergio Leone fa dire a Douglas Mortimer (Lee Van Cleef) in Per qualche dollaro in più. Non lo so. Spero solo il Mondo non finisca domani.

 

Irene Gianeselli
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Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni

Collana: Bohémien

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 238

Prezzo: 16,00 €

 

 

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