Intervista a Paola Tassinari, autrice de: ‘Il volo del gruccione’

Intervista a Paola Tassinari, autrice de: ‘Il volo del gruccione’

 

Paola Tassinari è ravennate, si definisce la scrittrice dell’insolito probabile, è anche poeta, pittrice, illustratrice e blogger. A volte usa lo pseudonimo Teoderica. Ha pubblicato romanzi, racconti, favole, poesie ottenendo degli importanti riconoscimenti. Ha collaborato con riviste e giornali on line e cartacei trattando di usi, tradizioni, storia e arte, al presente scrive articoli per la Pagina della Cultura del quotidiano on line International Web Post. I suoi lavori pittorici e digitali sono presenti su numerosi portali e cataloghi d’arte.

 

 

Chi è Paola Tassinari oltre la scrittura?

Già chi è Paola Tassinari? Uno, nessuno e centomila, in tre parole Pirandello ha fotografato e rappresentato il mio stato d’animo e penso anche quello di molti di noi. In cammino con Vitangelo Moscarda, che guarda caso ha lo stesso nome di uno dei protagonisti del romanzo, La collina dei conigli, di Richard Adams, Paola sta cercando sé stessa, recuperando i frammenti dell’io disintegrato dal nichilismo e dal materialismo, sta cercando di essere una persona senza maschera, scavando e vagliando il grano dal loglio, tessendo e ricamando d’oro i brandelli, le paure, le ferite, Paola sta cercando qualcosa di individuale e allo stesso tempo di universale.

 

Ci parli del suo ultimo libro: ‘Il volo del gruccione”.

‘Il volo del gruccione’ è la chiusura del cerchio di altri romanzi ‘profetici’, non ne scriverò più perché ‘sento’ che oltre a questa visione non posso andare. Ho scandagliato, tradizioni, usi, miti antichi anche con l’etimologia, la filologia, la cabala e altro, legandoli alle tecniche e alle scoperte di oggi, il controllo mentale, le onde lunghe, corte, ELF, di Schumann, gli stati del sonno. Diciamo che ho indagato lo Spirito assoluto hegeliano nella triade arte-religione-filosofia per capire dove finiremo. Tutto questo in un romanzo che seppur un po’ lento, a tratti è divertente e pone una serie di riflessioni e interrogativi non da poco.

 

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Quali sono i personaggi principali?

Siamo dentro a due visioni di vita, una votata al consumismo e all’uomo-merce che pare la parte vincente e l’altra legata a un liberismo più lento ed etico col recupero dei valori antichi, un intrigo internazionale, una cospirazione vecchia di millenni, una catena di eventi sia politici, sociali che naturali, guidati da un gruppo di persone di stirpe nobile o illuminate o unte o predestinate che interloquivano fra loro con il linguaggio dei simboli e l’uso della magia, a volte uniti, talvolta in contrasto, alternandosi alla guida del mondo e delle genti, secondo il loro pensiero filosofico, morale e sociale. In questo complotto mondiale, la protagonista è Lyuba il cui nome significa amore, coprotagonista è Duga un uomo, un agente segreto, che controlla Lyuba, fra i due un’impossibile storia d’amore, molto importante è l’innominabile *** di cui si sa solo che è una zingara, tuttavia “l’eroe” è una pianta miracolosa dal nome strano che evoca…        

 

Ci parli del ritrovamento del gruccione.

Il romanzo è nato dal ritrovamento di un gruccione, che più che ferito era mezzo morto. L’ho trovato sul ciglio della strada, mentre stavo tornando dal mare in bicicletta, le prime pagine del libro sono il racconto reale del recupero del volatile. Ho interpretato questo evento come un messaggio ‘divino’ e ne ho seguito le tracce e la profezia.

 

 

 

Chi è Mazapegul

È uno dei più singolari personaggi della tradizione romagnola, un folletto con uno strano berretto rosso, dispettoso e causa di pesi allo stomaco. Si diceva al tempo dei nonni… non ho dormito bene, un peso allo stomaco, come una pietra, sarà stato Mazapegul? È infatti anche chiamato Calcarel che in dialetto romagnolo significa un qualcosa di pesante che spinge. Probabilmente è Mazapegul il mostriciattolo rappresentato nel celebre dipinto “Incubo” di Füssli; l’inglese fu in Italia per ben otto anni, soggiornando anche a Firenze e nella Romagna fiorentina. Egli aveva una grande attrazione per il mondo del sovrannaturale, si definiva un «pittore al servizio del diavolo», figuratevi come andò a nozze scoprendo nella tradizione locale Mazapegul. Tante sono le favole legate all’inquietante Mazapegul, una delle più divertenti è la storia di una ragazza, la quale ricambiando l’amore notturno del folletto, ebbe da lui molti servigi come una casa perfettamente linda, candidi bucati e dolci fragranti. Invaghita da tanta generosità, la giovane donna espresse il desiderio di vedere la faccia del suo amante e, nonostante i dinieghi di Mazapegul, lo costrinse a mostrarsi, ma all’orribile visione del suo amato, la ragazza morì di schianto. Si tratta di una popolare versione della favola di “Amore e Psiche” che ci attesta come, dietro al folklore, esista una rete di intrecci psicologici e antropologici. Il folletto quindi a che fare con l’amore, in particolare con gli impulsi erotici e questo lo ha fatto diventare reale per santificare le corna ovvero il tradimento. Nelle famiglie patriarcali di qualche decennio fa, la vita familiare era numerosa, in realtà formata da più famiglie che coabitavano, spesso vi era anche il garzone, di solito un giovanotto. Capitava quindi qualche amore, così come oggi accade in ufficio. Lo stretto contatto fa sì di piacersi. Rinunciare? No, i nostri nonni avevano molto buon senso, sì all’amore, mai rinunciare o disfare una famiglia, se poi si veniva scoperti, si dava la colpa a Mazapegul. Una trentina d’anni fa, al mio paese, un marito tornò a casa prima dal bar e trovò qualcuno al suo posto nel letto, vide solo un’ombra che fuggiva indistinta, la moglie gli disse, che si era sbagliato, che non c’era nessuno, che forse aveva visto Mazapegul, negò talmente tanto la presenza di un uomo, insistendo sul folletto, che alla fine il marito accettò la versione. Sembra, che anche se ti trovano sul fatto, occorra negare, negare anche l’evidenza, perché si crede sempre quel che si vuol credere e non ciò che fa male. Comunque il marito soleva dire agli amici al bar, mentre giocava a briscola: «Però questo Mazapegul è un peso allo stomaco che vi auguro di non dover sentire mai». Ah, dimenticavo… se lo incontrate ricordatevi che per farlo fuggire basta toglierli il berretto.

 

 

Quali sono i suoi progetti futuri? Ci sono altri libri nel cassetto?

Per ora non faccio progetti, mantengo ciò che ho iniziato e vado col vento, affidandomi alle idee che arrivano e afferro le occasioni che sopraggiungono. Libri nel cassetto ne ho sempre… occorre avere costantemente sogni altrimenti ci si spegne.

 

Cosa pensa dell’editoria italiana?

Non mi pronuncio… però le possibilità di far volare i libri oggi c’è per tutti, tante scelte, tante opportunità. Come per i figli, dopo aver messo tutto noi stessi nel crescerli, li si lascia andare, con la speranza che siano brave persone… il libro lo si pubblica o autopubblica, senza pensare al denaro o al successo ma che sia un bravo figlio. Uno scrittore, un’artista deve restare libero è essenziale per non venire condizionati.

 

Di Lisa Di Giovanni

 

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