ILCICLO DI LUCY BARTON – Elizabeth Strout

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

ILCICLO DI LUCY BARTON, di Elizabeth Strout

Mi chiamo Lucy Barton – Elizabeth Strout (Einaudi)

Tutto è possibile – Elizabeth Strout (Einaudi)

Oh William ! – Elizabeth Strout (Einaudi – maggio 2022)

Questi tre romanzi costituiscono il «ciclo di Lucy Barton» in cui l’autrice ci proietta nel mondo doloroso della protagonista.
Da sempre ciò che mi affascina e stupisce di un autore è la capacità di scegliere tecniche narrative diverse in funzione delle vicende narrate.
Elizabeth Strout è maestra in questo: dimostra una versatilità che ti stupisce, capace di una forte empatia con le sue creature, regala al lettore esperienze e riflessioni forti e profonde.
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MI CHIAMO LUCY BARTON

Ho letto e riletto questo libro, breve ma molto intenso e partecipato.

Lucy è in ospedale e, a sorpresa, la madre trascorre con lei alcuni giorni.

Il rapporto madre-figlia non è mai stato dei migliori (come scopriremo in queste pagine) e ognuna guarda all’altra con soggezione e sospetto.

Cinque giorni di colloquio complice e sussurrato riempiranno i silenzi di una vita?

Un viaggio nella memoria. Emergeranno tutte le difficoltà di una vita vissuta “senza un po’ di bellezza su cui posare gli occhi”, tutto il dolore che riempiva i loro giorni, ingigantito dalla mancata condivisione.

Un passato fatto di fame e isolamento.

Forse è il buio illuminato solo dalle luci del Kreisler a favorire quelle confidenze.

I ricordi affiorano dolorosi confusi e disordinati.

Elisabetta è a scuola, è rinchiusa nel furgone del padre, è all’università o in un’aula tutta sola a studiare vicino ad un termosifone; Elizabeth si sposa e nessuno della sua famiglia è con lei; Elizabeth è madre; Elizabeth conosce una nuova solitudine e la sua famiglia è assente.

La conversazione scivola più leggera quando parlano degli altri, di quegli altri che condividevano la loro stessa scena ma non vivevano le loro stesse difficoltà e che contribuivano ad isolare la famiglia Barton con il loro atteggiamento di superiorità giudicante.

Lucy racconta la sua vita ridotta a brandelli e l’autrice ci regala una narrazione franta, fatta in pezzi aguzzi e taglienti come cocci di bottiglia.

 

 

 

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TUTTO È POSSIBILE

Lucy, scrittrice ormai famosa, va in Illinois per la presentazione del nuovo libro e ne approfitta per incontrare i suoi fratelli.

L’emozione è forte per ognuno di loro ma, va detto, ognuno è mosso da sentimenti diversi e contrastanti.

Si ritrovano nello squallido soggiorno della casa dei Barton, seduti su un sofà sbiadito e lacero, costretti a fare i conti con il loro doloroso passato.

Il dolore, il non detto, l’interpretazione personalissima e distorta che loro tre – bambini – avevano dato alla loro quotidianità danno vita ad una conversazione lacerante.

Ma intorno alla famiglia Barton viveva un’intera comunità e in questo secondo libro ogni storia (appena accennata nel primo) trova modo di delinearsi.

Lo scenario che ne risulta è sconvolgente: dolori e segreti insospettabili sono parte della vita di ognuno di loro.

Il racconto e l’analisi psicologica degli abitanti di quel piccolo paese arriva le radici del malessere ed il lettore si ritrova partecipe, commosso da quelle storie incredibili e comunissime nel contempo.

Relazioni malate, matrimoni moribondi, tradimenti e violenze consumate all’ombra delle pareti domestiche che si disvelano impietosi. Sono persone con più cicatrici che pelle, ma che scelgono di vivere, mai abbandonati dalla speranza che tutto è possibile.

Ma perché quelle storie lontane colpiscono e vanno dritte al cuore?

Perché fra quelle righe c’è una disincantata e spietata analisi della nostra società.

Ognuno trova un po’ del suo dolore, della sua solitudine e delle sue speranze.

 

 

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OH WILLIAM!

Elizabeth ha ormai 64 anni, ha una vita intera sulle spalle e tanta forza dentro di sé.

Ha imparato a sentirsi al sicuro anche da sola.

Sono gli altri che hanno bisogno di lei e in ogni occasione cercano il suo sostegno e la sua comprensione e lei, con generosità, c’è per tutti.

Anche per William, il suo ex marito, che un tempo era l’unico che la faceva sentire a casa.

Il suo racconto è fatto di ricordi e riflessioni. La sua infanzia e i suoi dolori riaffiorano qua e là con prepotenza ma al centro del romanzo c’è William, costretto a fare un bilancio della sua vita (che non sembra chiudersi in attivo…), alle prese con un paio di inaspettati cambiamenti, che insieme ai baffi ha perso la sua autorità e la sua capacità di affrontare la vita.

A Elizabeth non resta che prendere le redini, osservarlo ed esclamare “Oh William!” con una nuova tenerezza.

Lo stile narrativo ancora una volta stupisce: ti trovi coinvolta in una chiacchierata fra amiche, Lucy racconta con il tono spigliato e pacato di una donna matura che ha visto e superato molto, la sua storia con William. . . e non solo!

Chi legge ha l’ impressione di essere seduto nel tavolo d’angolo dell’ Upper East Side, Lucy seduta di fronte, incredibilmente amica e, come succede ogni volta che devi lasciare un’amica, arrivata all’ultima pagina, non vedi l’ora di incontrarla nuovamente.

Il ciclo di Lucy Barton continua con Lucy by the sea, non ancora pubblicato in Italia.

 

Di Gabriella calvi

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