IL VIAGGIO DELLE DONNE. Piccolo manifesto al femminile sul cammino della vita Alessandra Beltrame

IL VIAGGIO DELLE DONNE. Piccolo manifesto al femminile sul cammino della vita, di Alessandra Beltrame (Ediciclo – marzo 2023)

 

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Una mia cara amica olandese mi dice sempre che l’aggettivo femminista è riduttivo. Noi siamo molto di più. Siamo semplicemente. Io dico, purtroppo non è così dappertutto. Ancora è necessario usarlo l’aggettivo. Molte battaglie non sono ancora vinte.

«Il Global Gender Gap, che misura il divario fra uomo e donna […] colloca l’Italia al 63° posto, vicino a Uganda e Zambia, e al 110° nella sezione “Partecipazione all’economia e opportunità” davanti a Messico e Etiopia.»  (p 12) È sempre deludente fare i conti con le cifre della realtà. Dicono fatti che non vorremmo fossero veri. Ci riportano al passato e sembra che le cose poi non si evolvano mai. Eh già. La realtà è questa. Siamo ancora lontani anni luce da una effettiva, efficace e reale uguaglianza nel trattamento sociale, economico e politico riservato alle donne con quello acquisito e imposto nei secoli da parte degli uomini per glorificare se stessi.

 

 

 

Ma per fortuna le donne reagiscono. Non riescono ancora a trovare quel equilibrio che vanificherebbe la distinzione dei sessi, dei generi e eliminerebbe i vantaggi a favore dei maschi rispetto alle femmine. Pur tuttavia cercano le loro vie. E intraprendono viaggi. Spesso a piedi come Alessandra Beltrame. In questo “piccolo manifesto al femminile, incontriamo tante donne che amano camminare e che si ritrovano con altre donne nei loro trekking a condividere pensieri, parole, emozioni. «Il senso delle donne per il viaggio, per il cammino della vita, è trasformazione, creatività, è nascita e rinascita.» (p 18)

Ma si risveglia anche la rabbia. Il bisogno di lottare. Di rivendicare. «Il senso delle donne per il viaggio e Nûdem Durak, che canta in curdo perché è la sua lingua […] nel 2015 è stata arrestata e condannata a 19 anni di carcere.» (p 19) L’ingiustizia ci fa ribollire il sangue! Non si può tollerare. Qui si tratta di diritti umani non solo di rivendicazioni femministe. Ma la voce e il canto di una donna rendono ancora più ingiusta una punizione che proviene da una mentalità maschile, violenta e punitiva. Chiusa al dialogo. Chiusa alle diversità.

 

 

«Le donne cambiano l’immaginario. Vedono avanti. Laura Conti era una di loro.» (p 60) Chi conosce i romanzi di Laura Conti?  “Cecilia e le streghe per esempio, o “La condizione sperimentale”?

Forse si sa che è stata una partigiana, un’ambientalista, che nel 1982, Bruxelles approva la direttiva sui rischi di incidenti connessi con determinate attività industriali che verrà battezzata “Direttiva Seveso”, grazie alle sue iniziative (anche letterarie) pe aiutare la popolazione colpita. Ma nessuno parla dei suoi romanzi. Purtroppo questo è un altro punto critico che segnala Alessandra Beltrame. La diffusione delle opere delle donne è molto inferiore rispetto a quella delle opere degli uomini. S’indegna – lei lo fa – e allora parliamo di queste opere! Parliamo delle donne. Non solo una volta. Ma dieci, cento. Centomila volte.

Anche perché le donne affrontano tematiche assai urgenti. Come Laura Conti: «ci sono molte donne che si occupano dell’emergenza climatica. Le discendenti di Rachel Carson (“Primavera silenziosa”, 1962) sono migliaia e stanno in prima fila per fermare la catastrofe.» (p 60) Fu Rachel Carson che si accorse degli effetti nocivi di insetticidi chimici ed è grazie a lei se nel 1962 io DDT è stato vietato.  “Primavera silenziosa”, già nel 1962 dimostrava che le alternative all’ avvelenamento del pianeta da parte delle industrie chimiche ci sono. E non solo. Sono l’unica via per evitare che la primavera scompaia dalla faccia della Terra.

 

 

E poi c’è Annie Ernaux! Ci ricorda Alessandra Beltrame che il Premio Nobel 2022 per la letteratura con la scrittura rivendica la sua condizione sociale. È anche lei fra quelle che lamentano una situazione di ostracismo: i libri delle donne non esistono. Non sono mai citati, poco pubblicizzati, poco conosciuti.

In Italia abbiamo anche un passato recente di cui io, come Alessandra Beltrame, non vado fiera. «Paghiamo ancora le conseguenze del fascismo in Italia, lo paghiamo noi donne soprattutto.» (p 71) Maria Montessori, Caterina Percoto, Giovanna Zangrandi, solo per citarne alcune sono donne poco pubblicizzate se si fa una proporzione fra il valore delle proprie opere e quello di opere di uomini e l’impegno pubblicitario e di diffusione impiegato.

«L’indipendenza femminile deve farsi strada anche nella mentalità.» (p 83) Proprio perché: «solo l’indipendenza permette una vera selezione della rappresentanza femminile che accompagna in vetta, cioè al potere, donne che sappiano rappresentare davvero le donne in quanto portatrici di un nuovo modo di guidare, amministrare, governare, condursi e condurci sull’impervio e bellissimo camino della vita.» (p 84)

 

 

Questo libricino contiene le riflessioni di una donna giornalista, camminatrice, femminista, altruista. Che s’interroga e che ha intrapreso il suo viaggio per vivere al meglio la propria vita e migliorare l’esistente. Non si fa illusioni Alessandra Beltrame. Ma intanto appena può prende lo zaino e si mette le scarpe da trekking. Su quelle strade spesso impervie per il mondo ha incontrato tantissime donne, molto diverse fra loro per cultura, provenienza e condizioni sociali. Ma tutte in cammino per affrontare al meglio la realtà e trovare soluzioni vere, risolutive, di pace e di rispetto per il prossimo e per l’ambiente. «Le donne che camminano sono rivoluzionarie. Siamo nomadi per sempre. Olga Tokarczuk in “I vagabondi” lo esprime con la letteratura, Rosi Braidotti ne fa filosofia.» (p 62)

«Meno testosterone, per favore. Basta barba e baffi. Tiriamo fuori il femminile dalla Terra, la sua capacità di generare, non di uccidere.» (p 90)

Con questo auspicio vi invito a comprare questo libro e farne la vostra Bibbia. Diffondetelo. Portatelo nelle scuole.  E raddrizzate le vostre schiene! Tutti! Uomini e donne! «La donna libera è indimenticabile e unica. Ha la schiena dritta, lo sguardo fisso sull’orizzonte.» (p 62) Con la schiena dritta e le vertebre ben allineate, si ha più spazio nel proprio corpo per accogliere nuove visioni. Respirare. Comprendere che uccidere i nostri simili e il pianeta non sono soluzioni praticabili se si vuole costruire un futuro per le nuove generazioni.

Recensione di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

 

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