IL PALAZZO DELLE LACRIME Paolo Grugni

IL PALAZZO DELLE LACRIME Paolo Grugni

IL PALAZZO DELLE LACRIME, di Paolo Grugni (Laurana)

[…]Nella Germania Est la libertà ce la negano. Forse vedono più lontano di noi e sanno che il futuro va in qualche modo fermato, incatenato in un eterno presente[…]

Il palazzo delle lacrime è un racconto di vita realmente vissuta.
Nel 2016 l’autore venne contattato da una donna che volle sottoporgli le memorie di suo padre.

Il romanzo, si presenta sotto forma di diario ed è scritto in prima persona dal Maggiore Martin Krause (nome di fantasia).

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Krause era un affiliato della HVA, una sezione della Stasi, che si occupava di controspionaggio.
Nel 1977 gli furono affidate le indagini su di una serie di omicidi: le vittime erano giovani donne, ed il modus operandi faceva supporre di essere di fronte a un serial killer.
Omicidi che, se non risolti in tempi brevi, avrebbero messo in cattiva luce l’efficienza del Sistema della Repubblica democratica tedesca.

L’ipocrisia del Sistema nel voler “proteggere” i propri sudditi da eventuali attacchi dell’occidente, si manifesta in Krause quando la coscienza prende il sopravvento, e il muro si rivela per quello che è: una prigione a cielo aperto.
La ricerca spasmodica della verità, e la volontà di portare a termine le indagini per inchiodare i veri responsabili, costringe Krause a dover fuggire dalla Germania Est oltrepassando il Muro di Berlino, per aver salva la vita.

 

La descrizione che l’autore fa della Germania dell’est è di una atmosfera tetra.
Il cielo plumbeo, l’aria che sembra confezionata su misura, i piccoli gesti quotidiani perennemente controllati; e poi parole calibrate, per non destare sospetti, perchè persino il pensiero può far paura.
La vita che si materializza dietro al muro non si può chiamare vita, predomina il senso di soffocamento.
E allora si fugge come si può, tenendo la testa bassa, diventando il più possibile anonimi, tante “api operaie che si immolano per il miele socialista”.

 

Il linguaggio ricercato è la firma dell’autore.
Parole dal sapore antico danno un impronta ancora più incisiva al libro.
Molti i nomi di personaggi realmente esistiti, militari, politici, ma anche semplici cittadini.

Un libro di sostanza, un libro che si dovrebbe leggere a prescindere, per conoscere, per riflettere sul significato del voler alzare i muri, siano questi reali o semplicemente mentali.
Consigliato.

Recensione di Cristina Marescotti

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