IL MUSEO DELLE PROMESSE INFRANTE Elisabeth Buchan

IL MUSEO DELLE PROMESSE INFRANTE, di Elisabeth Buchan

Chi di noi non è mai entrato in vita sua in un museo? Direi pressoché nessuno, perché fin dai tempi delle prime scuole, le visite alle esposizioni sono molto gettonate.
A volte sono quadri, altre reperti di ogni sorta e di ogni epoca, altri ancora “misti” e così via.

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Il museo di Laure è particolare: è un museo sempre in cambiamento. Chiunque può portare la “prova” della promessa infranta e chiedere alla curatrice di esporla in una delle tre sale. L’opera viene esposta per un periodo e poi eventualmente restituita al mittente.

Questo museo, per la sua particolarità, non è visto di buon occhio dai conservatori parigini, che hanno ovviamente un’altra idea di esposizione, e che quindi difficilmente sovvenzionano una realtà di questo tipo.

Ma Laure ha un benefattore segreto (nemmeno lei sa chi sia) che fa da sponsor a questo suo strambo progetto garantendone la sopravvivenza.

 

Laure non ama parlare di sè, è anche per questo che il suo museo non suscita delle gran simpatie. Uno dei suoi colleghi, Nick, non smette mai di consigliarle di farsi un po’ di pubblicità, ma lei non ne vuol sentire.

Non ha fatto i conti con una giovane giornalista americana, in cerca dell’articolo con cui sfondare, però. L’uragano May riesce a strappare un appuntamento con Laure con tenacia e determinazione. Scriverà un articolo sul museo e questo gioverà tanto a lei quanto al museo stesso.

Laure sa che prima o poi May arriverà a chiederle di sè…della sua vita a Praga nel 1986, e a Berlino subito dopo la caduta del Muro.

Sa che dovrà parlarle della marionetta Malenka che ha gli occhi di colore diverso, del biglietto del treno che non è mai stato spostato dal museo e che è la sua promessa infranta, il suo futuro in pezzi…il suo ricordo più doloroso.

 

Questa è una storia di regime, di repressione, di sofferenza, di determinazione, di libertà, di ideali, di malinconia… tutto condensato insieme.

Mi è piaciuto molto ripercorrere i luoghi di quella Praga che io stessa ho visitato anni fa. Il ricordo del Ponte Carlo, del Vicolo d’Oro, della casa di Kafka…

Ho letto di quanto un regime (diamogli pure il nome che vogliamo, in questo caso è il comunismo) possa arrivare a negare parossisticamente le libertà elementari dell’uomo e sono rimasta in silenzio, senza riuscire a esprimere un’opinione perché certe cose vanno vissute per potersi arrogare il diritto di parola e peggio di giudizio.

Ha però una pecca questo libro: il museo è una scusa per raccontare un’altra storia… Viene a cadere l’originalità dell’idea, perché l’autrice decide di non darvi il giusto spazio, a mio avviso.

All’inizio i salti temporali sono equilibrati coi capitoli ambientati nel presente, ma poi è come se lei si facesse completamente assorbire dalla storia tralasciando appendici qua e là e lasciandole cadere come fossero meno importanti di ciò che invece sta raccontando. Peccato…

Leggetelo e ditemi se siete o no d’accordo con me

Recensione di Rita Annecchino 

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