LA VITA E IL PROCESSO DI GIOVANNA D’ARCO Mark Twain

LA VITA E IL PROCESSO DI GIOVANNA D'ARCO Mark Twain

LA VITA E IL PROCESSO DI GIOVANNA D’ARCO, di Mark Twain (Macro Edizioni)

Dato il periodo ho pensato fosse il momento giusto per cominciare una lettura diversa dalle mie solite preferenze.
Twain passò 12 anni a condurre ricerche e studiò attentamente i resoconti redatti sia dai francesi che dagli inglesi e solo dopo diversi tentativi giunse alla stesura finale del libro.

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Inizialmente temevo di imbattermi in un romanzo storico di difficile lettura e forse non troppo adatto ad essere letto in un momento così delicato dove si preferiscono letture più leggere e invece così non è stato, man mano che procedevo mi sono resa conto di aver sbagliato a non cominciarlo prima.

Il narratore è Sieur Louis de Conte, paggio e segretario di Giovanna d’arco, che ormai ottantenne decide di scrivere il suo memoriale. In verità si tratta di un narratore fittizio che Twain crea per dare maggiore autenticità ad alcune parti della biografia.

Conoscevo già la storia di Giovanna d’Arco, ma non in modo particolarmente approfondito e questo libro mi ha regalato una prospettiva completamente nuova.

 

Il memoriale risulta suddiviso in tre parti: la vita a Domremy, il campo di battaglia e il processo.
Ciò che ci restituisce è la figura di una ragazza senza istruzione, capace di cucire e recitare le preghiere, che mai è uscita dal suo villaggio e tuttavia, fortemente perspicace, coraggiosa, dotata di un grande intelletto e in grado di tenere testa a persone ben più erudite di lei.

Sicuramente queste caratteristiche ben risaltano nella terza parte del libro, quella dedicata al processo dove Giovanna viene accusata di stregoneria, idolatria e eresia.

Nonostante sia sola, stremata dalla prigionia e senza neanche il diritto ad avere una difesa, riesce comunque a mantenere una grande prontezza d’animo e una lucidità tale da permetterle di scovare gli imbrogli nelle domande dei suoi giudici e rispondere a tono ad ognuno di loro.

 

Non è facile riassumere le sensazioni regalatemi dal libro, concluderò quindi riportando alcuni dei passaggi che più ho preferito:

“(Giovanna) Era una del popolo e conosceva la gente; quegli altri si muovevano in un ambiente più elevato e non ne sapevano molto di persone comuni. Noi diamo poca importanza a quella vaga, informe, inerte massa, quella potente forza primaria e imprescindibile che chiamiamo la “gente”, un epiteto che reca in sé un certo disprezzo. È uno strano modo di comportarsi; poiché, in fondo, sappiamo che il trono che la gente sostiene, dura, e che quando quel sostegno viene rimosso, nulla al mondo lo può salvare”.

 

“A noi esseri umani succede così; possiamo trascorrere metà della nostra esistenza senza sapere che una simile cosa sia dentro di noi, quando in realtà è stata lì per tutto il tempo, e avevamo semplicemente bisogno che accadesse qualcosa in grado di portarla alla luce”.

Recensione di Carola Scialò

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