IL MANOSCRITTO Franck Thilliez

Il manoscritto

IL MANOSCRITTO, di Franck Thilliez

Quando gli autori ci abituano a certi standard, noi lettori diventiamo esigenti. Se poi questa “abitudine” arriva col botto grazie ad un unico libro precedente, ancora di più.

Inutile ribadire il concetto che con questo autore siamo su livelli molto alti.

Ci ha affascinati con “Il Sogno”, quindi “Il Manoscritto” partiva con una curiosità di base molto intensa.
Il manoscritto
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Il primo libro seguiva una scansione temporale irregolare, che costringeva il lettore a concentrarsi più del dovuto. Apparentemente questa stramberia non ha una logica, ma io sospetto che sia stata una mancanza mia: devo essermi persa qualcosa per strada, per questo non ho capito il perché di certe scelte.

Questo nuovo romanzo inizia con una introduzione che contiene un bell’espediente. Si parla, appunto, di un manoscritto incompiuto trovato abbandonato in mezzo ad altri documenti.

Se con Manzoni ha funzionato, era evidente che anche Thilliez sarebbe andato così sul sicuro.

Immaginiamo un fiume: il primo capitolo è la sorgente, in cui viene presentata, nuovamente (come già capitato ne “Il sogno” anche se con modalità diverse) una delle vicende portanti del libro.

Già dal capitolo successivo, però, la storia si sdoppia. Vengono raccontate in maniera parallela due vicende: il lettore capisce immediatamente che ad un certo punto si incontreranno ma quando? E’ questo il motore che spinge alla lettura.

L’autore incuriosisce, perché davvero i collegamenti sono troppo nebulosi per poter capire la vicenda e quindi pagina dopo pagina si cercano gli indizi, nascosti di sicuro tra le righe.

La stramberia, quindi, è di tipo geografico, non temporale.

L’indagine è affascinante, perché è cerebrale, per nulla banale ed è un crescendo di tensione che arriva…

Al momento splatter, che per poco non mi convinceva ad abbandonare il libro con indignazione.

Non c’è bisogno di descrivere certi orrori passo passo. La storia è già cruenta di per sé, perché appesantirla ulteriormente?

Purtroppo credo che questo derivi da una “moda” che si sta sviluppando da diversi anni del voler per forza vedere.

Così come le esecuzioni terroristiche in diretta coinvolgono un numero spropositato di “curiosi”, nei thriller di un certo tipo il momento pesante e crudo ci deve essere altrimenti questo bisogno malato di vedere non è soddisfatto.

Per fortuna dura poco, e il motore del “quando” di cui si parlava poc’anzi è davvero molto forte e ha portato una lettrice come me molto rigida su certi punti, a dare una seconda possibilità al mezzo libro che mancava.

Ne sono stata contenta, perché davvero è un susseguirsi di stimoli mentali molto ben costruiti che arriva fino alle ultime 10 pagine del libro dove, finalmente le due storie si ricongiungono…

Siamo al delta del nostro fiume, l’aspettativa è altissima e arriva pesantissima la delusione.

L’espediente banale davvero non me lo aspettavo. In dieci pagine si butta via il lavoro mirabile delle quattrocento precedenti, perché?

Purtroppo questo è un motore che non può partire perché le pagine sono finite, il fiume si è buttato nel mare e noi poveri lettori siamo rimasti in cima alla falesia senza una sola possibilità di spiegazione.

E quando tutto ciò succede, la mia indignazione arriva alle stelle. Abbiamo dato fiducia alle parole, alla storia, alla dinamica… abbiamo lasciato indietro ore di sonno per che cosa?

Certo, nessuno mi ha obbligata a farlo, però credo che fra autore e lettore ci debba essere un mutuo rapporto di fiducia e rispetto e quando manca, io personalmente ci resto male.

Non mi sento di bocciare completamente questo libro, perché è notevole davvero. Certo, se le ultime dieci pagine dovevano essere così… interrompere prima la storia sarebbe stato meglio!

Buona lettura

Recensione di Rita Annecchino
IL MANOSCRITTO Franck Thilliez

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