IL LIBRO DEL MESE: EFFIMERI Andrew O’Hagan

IL LIBRO DEL MESE: EFFIMERI, di Andrew O’Hagan (Bompiani – marzo 2022)

 

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“Induciamo la morte ad essere orgogliosa di ghermirci”
Questo romanzo entra dritto dritto nel podio dei libri che più mi hanno fatto piangere. Anche
se la parte iniziale è divertente, piena di humor inglese. (Dioooodelcielooooo, Nicolò!!!)
Glasgow, 1986: un gruppo di amici tra i 18 e i 20 anni stanno organizzando un weekend da
sballo a Manchester, per un mega concertone estivo, ma anche dei raid nei migliori negozi di
dischi e nei club giusti dove ascoltare la musica migliore.

 

 

Tra tutti spicca Tully, la dissacrante anima di ogni festa, l’amico che tutti vorrebbero avere da
ragazzo, quello che fa dell’ironia la sua arma vincente, quello pronto ad aiutare le famiglie
degli scioperanti durante il difficile periodo del tatcherismo. Quello che accoglie in casa
Jimmy – il narratore di tutta questa storia, chiamato affettuosamente da Tully “Noodles” –
dopo “la separazione” del ragazzo dai suoi genitori.

L’amicizia che altro non è che una forma di amore, quell’amicizia dell’adolescenza è il
trampolino di lancio verso la vita. Sono amicizie che non si avranno mai più, non ce ne
saranno di ugualmente intense e profonde.

 

 

Londra, 2017: Tully è affetto da un male ormai inguaribile e vuole morire con dignità, per
rispetto verso se stesso e verso coloro che ama e che lo amano.

La vita non è più quella dei diciotto anni, ma Jimmy è rimasto uno dei punti di riferimento di
Tully, ed è a lui che l’uomo fa promettere di aiutarlo ad organizzare il suo ultimo viaggio
verso la Svizzera.

O’Hagan passa dalla spensieratezza della giovinezza alla difficoltà della vita adulta con la
facilità con cui, oggi, passiamo da un brano all’altro, mantenendo inalterato lo spirito
dissacrante di Tully, che affronta la sua prova con lo stesso spirito dei vent’anni: “Dicono che
a diciotto anni non sai niente. Ma ci sono cose che sai a diciotto anni e che non saprai mai
più.”

 

 

Qui O’Hagan non si focalizza sull’etica del suicidio assistito, quanto sull’amicizia maschile e
sulle prove che è pronta a superare, anche la peggiore. I rapporti amicali tra donne sono
stati esplorati in lungo e in largo nella letteratura, ora tocca a quelli maschili e O’Hagan ci
riesce magistralmente, con quel tocco delicato che non fa mai scadere il racconto nel
melodramma. Nella perfetta ottica razionale maschile.

Eppure sono riuscita a piangere a fontanella, forse perché quel passato fatto di musica,
citazioni di film e libri (la colonna sonora di questo romanzo è fantastica) fa un po’ parte di
me e di molti di noi, ci porta a ritrovare quello spirito rivolto al futuro che avevamo da
ragazzi, anche se il futuro – magari – ce lo immaginavamo diverso e arriva il momento di fare
i conti con la vita. Che deve essere il più dignitosa possibile, anche nella morte.

Recensione di Chiara Carnio

EFFIMERI Andrew O’Hagan

 

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