IL CODICE DELL’ANIMA James Hillman

IL CODICE DELL’ANIMA, di James Hillman

Dopo il saggio di Brian Weiss, letto il mese scorso, ecco la mia nuova lettura di tema psicologico e filosofico.

 

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James Hillman, classe 1926 e morto già da qualche anno, è stato un famoso psicoanalista di matrice Jungiana che ha sviluppato molte interessanti teorie.

 

Quest’opera in particolare mette in mostra la Teoria della Ghianda. Di cosa stiamo parlando? La Ghianda è usata come metafora di un complesso concetto chiamato Daimon. Prendendo le mosse da ‘La Repubblica’ di Platone nel suo mito finale, quello delle Moire e di Necessità, Hillman vuole riabilitare il concetto di vocazione, destino individuale e unico.

Nessuno di noi può smentire il fatto che viviamo in un’epoca governata dalla statistica. Ogni decisione della nostra vita può essere ricondotta a schemi di comportamento che si fondano, in ultima analisi, sulle teorie di Freud, sulla sessualità, sul rapporto coi genitori.

 

È proprio questo fagocitante sistema di pensiero che Hillman mira a spiegare, smascherare e infine scardinare.

Dov’è l’anima in tutto questo? Perché ciascuna persona è attratta da alcune cose piuttosto che da altre? Siamo sicuri che tutto ciò che facciamo possa essere banalmente spiegato con il rapporto tra noi e la famiglia o l’ambiente?

Secondo Hillman invece la nostra anima ha scritto in sé il proprio destino già da prima di discendere nel nostro corpo. La vocazione è ciò che la nostra vita deve essere. La Ghianda ci spinge verso certe direzioni mentre noi cresciamo, “discendiamo” nella vita e viviamo nel tempo ciò che Necessita aveva già rettificato.

 

È un discorso che certamente non può essere spiegato in così poche righe senza fraintendimenti. Io ho trovato questa lettura illuminante e profonda, ricca di esempi ricalcati dalle biografie più illustri e dunque più trasparenti di altre nel mostrare l’agire della Ghianda.

Una teoria preziosa che può migliorare il nostro rapporto con il mondo, con gli altri e, non ultimo, con la nostra vita.

Recensione di Rossana Bandi

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