IL CAMPO Robert Seethaler

IL CAMPO, di Robert Seethaler (Neri Pozza)

 

Quello che un tempo era un semplice fazzoletto di terra disseminato di pietre e ranuncoli velenosi, divenne poi il cimitero della cittadina di Paulstadt.

Nel vecchio camposanto, invaso dall’erba che cresce alta tra le tombe, un unico e assiduo frequentatore si aggira ogni giorno: è un vecchio, dall’aria pensierosa, che è solito sedersi su una malridotta panca di legno sotto una betulla storta. “Pensava ai morti. Molti che erano lì sepolti li aveva conosciuto di persona o li aveva incontrati almeno una volta”.

Poco gli importa di ricordarli come erano in vita, piuttosto è convinto di sentirli parlare! O meglio percepisce brusii, voci, frammenti di frasi, singole parole. Di cosa parlano i morti?

“Secondo lui l’essere umano era in grado di giudicare la propria vita, forse, solo dopo che si era messo la morte sulle spalle” . O forse, come i vivi, avrebbero “tirato fuori solo banalità, lamentele e sbruffonate”.

Viene così riprodotta la piccola cittadina austriaca, attraverso ventinove dei suoi, da vivi, abitanti: tra loro legati a volte da

parentela o amicizia o almeno da reciproca conoscenza nella stessa comunità. Sono frammenti di vita che fanno pensare ad una Spoon River, in cui inevitabilmente il passato riemerge, ma ormai consistente in immagini sbiadite, nomi e date che “non si potevano più riempire di vita”. E riemergono speranze e delusioni, vizi e virtù, debolezze e difetti. Il tutto inghiottito da un tempo ormai assente.

Della morte, di ciò che ha portato alla morte, dell’essere morti, non se ne parla molto. Forse il motivo lo spiega il personaggio dell’ultra centenaria: “della morte mi sarebbe piaciuto rendermi conto. Sono sempre stata così curiosa. Adesso lo so, com’è. Ma non dirò niente. Raccontare della morte è vietato. La morte contiene la verità, però non la si può dire”.

Invece sull’invecchiare e sulla malattia appare una riflessione importante: ” senza dignità l’uomo è niente….appena imbocca la strada per la fine, la dignità gliela possono solo regalare. È tutta nello sguardo degli altri”.

La prosa di Seethaler è apparentemente semplice, ricca di poesia, lieve anche nel modulare la narrazione a seconda dei personaggi: a volte fatta di poche frasi, o frammenti, a volte più diluita in racconto; vi prevale la frase nominale e non raro è il sottinteso, il pensiero non finito.

Indimenticabili, per me, i racconti del reporter/cronista dell’unico giornale di Paulstadt ( È uno dei più lunghi. Bellissima la parte composta tutta da titoli di cronaca o quella del ricordo della madre) e quello di Susan, che è poi la storia di un’amicizia tra due anziane in una casa di cura, di una tenerezza indicibile.

Non posso concludere senza ricordare un altro libro di quest’autore: Una VITA INTERA. Sembrerà forse strano che utilizzi lo stesso commento per parlare di un altro libro, che ho nel cuore da tempo, ( e che merita di essere riletto per farne un commento adeguato), ma è il mio preferito di Seethaler per la bellezza della scrittura e per il valore morale del tema: la dignità umana.

Recensione di Maria Guidi

IL CAMPO Robert Seethaler

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