I FRATELLI KARAMAZOV Fedor Dostoevskij

I FRATELLI KARAMAZOV Dostoevskij

I FRATELLI KARAMAZOV, di Fedor Dostoevskij

1 GIUGNO 2021 – 5 AGOSTO 2021

“…perché noi abbiamo un “carattere capiente”, alla Karamazov – e questo è il punto – in grado di contenere in sé tutti i possibili contrasti e di prevedere a un tempo i due abissi: lo spazio che ci sovrasta, quello dei supremi ideali, e l’abisso che è ai nostri piedi, l’abisso del più spregevole e infimo degrado”

La lettura condivisa di questa estate è amorevolmente dedicata al mio pusher libroso, Stefano Corada…questo è IL SUO LIBRO…I Fratelli Karamazov

Ho timore a scrivere qualsiasi cosa, è un libro intoccabile, monumentale, un patrimonio universale che Dostoevskij ci ha donato con una generosità immensa.

I FRATELLI KARAMAZOV F. Dostoevskij
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E’ il racconto di un dramma umano, offerto con grande sapienza e con insuperabile potenza narrativa e intima.

…un padre crudele, tre fratelli, un figlio illegittimo, una donna contesa e un delitto inevitabile…più in profondità…una lotta tra fede e razionalità, tra buio e luce, tra amore e odio.

E’ la ricerca di sé e di un sé negli altri, è perdersi definitivamente o redimersi per salvare la propria anima.

E’ un romanzo corale ma dove gli uomini sono i protagonisti principali.

Fedor Karamazov, coniuge e mai marito, genitore ma mai padre. Il suo menefreghismo, il suo non amore per i tre figli, è il comune denominatore nelle vite di Dmitrij, Ivan e Alesa, e poi c’è Smerdiakov, il figlio illegittimo, il quarto Karamazov. In lui c’è qualcosa di innominabile e oscuro che appartiene a noi tutti, lui rappresenta i peggiori istinti dell’uomo.

E’ silenzioso, intuitivo, è l’uomo del “sottosuolo”, è il “diverso”, il reietto, quello che non è mai stato accettato.

Affascinato e rapito dalle idee del fratellastro Ivan.

Ivan, l’intellettuale, la cultura smisurata, la ragione che non dà spazio al sentimento.

Porta a fatica il peso di ideologie rigidissime.

“Se Dio non esiste tutto è concesso”, ateo, esige che sia fatta giustizia qui sulla Terra, ora, e ribalta a Dio tutte le ingiustizie di questo mondo sbagliato.

E’ l’autore del racconto dal titolo “Il Grande Inquisitore” tra le pagine più potenti di tutto il romanzo.

Loro i due perdenti della storia.

Loro due non sono in grado di scavalcare la barriera dell’odio, non riescono più a tornare sui loro passi e perseverano nel loro cammino di autodistruzione.

E poi ci sono Alesa e Dmitrij, i due Karamazov che non soccombono!

Coloro che ribaltano l’impetuosità, la passionalità, l’irruenza karamazoviana in qualcosa di positivo.

Alesa è la potenza salvifica del perdono, è la Bellezza in senso ampio, è la spiritualità che arricchisce ed eleva.

E infine c’è il fratello che io preferisco, forse quello che sento più affine…impulsivo e arrogante, generoso e ingenuo, irascibile ma vero, vive di una passione senza limiti, è l’uomo fatto di umanità fino al profondo, diretto, senza veli, è peccatore ma rappresenta l’umanità autentica.

“Fratelli, non temete il peccato degli uomini, amate l’uomo anche nel suo peccato, perché questa immagine dell’amore di Dio è anche il culmine dell’amore sopra la terra.”

In Dmitrij c’è un cuore buono anche se disorientato.

Se Ivan e Smerdiakov precipitano nei loro abissi, Alesa e Dmitrij, si elevano.

Dmitrij, in particolare, scopre il piacere di aprirsi all’umiltà, di farsi unguento per ogni ferita umana.

Solo loro compiono un cambiamento interiore.

“Se il chicco di grano che cade nella terra non morrà, resterà solo. Ma se morrà darà molti frutti”

E loro “muoiono” per l’umanità tutta. Dmitriij si fa carico della salvezza di tutti.

“Non m’importa se dovrò passare vent’anni a spaccare pietre nelle miniere. Non è questo che mi spaventa, adesso temo un’altra cosa: che quest’uomo resuscitato possa abbandonarmi! Anche laggiù nelle miniere, sottoterra, puoi incontrare, in un altro assassino recluso, un cuore umano, e intenderti con lui, perché anche là si vive e si ama, e si soffre! Si può far risvegliare in quel prigioniero il cuore intorpidito, si può avere cura di lui per anni, e infine riportare alla luce, dall’oscurità, un’anima grande, una coscienza sofferente, far rifiorire un angelo, risuscitare un eroe!”

Uomini alla deriva, questi sono i personaggi del libro…uomini alla deriva che Dostoevskij mette al centro del mondo.

Uomini folli, se vogliamo, ma capaci di vedere cose che alla maggioranza degli uomini sfuggiranno sempre.

L’abilità di questo grande genio è stata quella di trascinarmi, pagina dopo pagina, nel baratro con tutti loro, e alla fine ho capito che la verità e la colpa non stanno mai da una parte sola ed ognuno di noi porta in sé un pezzetto dell’una e dell’altra…

“Il segreto dell’esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere, ma in ciò per cui si vive”

Buona lettura!

Recensione di Cristina Costa
I FRATELLI KARAMAZOV Fedor Dostoevskij
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