I CERCHI NELL’ACQUA Alessandro Robecchi

I CERCHI NELL’ACQUA, di Alessandro Robecchi

In un mondo (letterario) affollato da ladri, assassini e commissari il poliziesco è una corsia preferenziale per arrivare ai lettori, c’è l’azione, qualche omicidio, la trama, il giallo, personaggi intriganti. Certo gli scrittori sanno che non funziona se si divide il mondo in bianco e nero, buoni o cattivi, eroi e carnefici.

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L’abilità sta, percorrendo il filo sottile tra realtà e finzione, nel rendere il racconto realisticamente improbabile. Alessandro Robecchi nel suo “I cerchi nell’acqua” è abilissimo nel creare situazioni che sembrano vere, ma che reali non potrebbero mai essere, ai confini di una Milano squallida e opaca, nel sottobosco umano dove ci si gioca un “all inn” al giorno, dove a contaminarsi in storie sporche e tragiche non sono solo i balordi ma anche i poliziotti, quelli che sono più di agenti ma che al grado di commissario non arriveranno mai, Ghezzi e Carella funzionari che pur di costruire una verità accettabile e “giusta” qualche regola la infrangono con tanto di coinvolgimento personale, oltre il limite.

 

 

La scrittura di Robecchi è abile, non genera il pensiero, lo descrive, si propone senza fronzoli inglobando emozioni, reazioni e imprecazioni, coinvolgendo il lettore più “lateralmente” che profondamente. La storia ad incastri nasce con due vicende parallele che si intrecciano e si fondono in un destino comune coinvolgendo il lettore, esortandolo ad essere complice, portandolo dalla parte giusta, lasciandolo con un pò di amaro in bocca perché, si sa, il troppo dolce non fa bene.

Recensione di  Luciano Bertuccioli

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