FAHRENHEIT 451 Ray Bradbury

FAHRENHEIT 451, di Ray Bradbury

 

Se un lettore vuole approcciarsi a un romanzo di genere fantascientifico, i classici nomi di autori che vengono elencati, solitamente, sono: Asimov e Dick, soprattutto se vogliamo leggere di astronavi e alieni; ma troviamo anche i nomi di Orwell, Huxley e Vonnegut se siamo interessati a libri distopici, cioè che rappresentano un mondo totalmente contrario a quello che vorremmo si realizzasse.

FAHRENHEIT 451 Ray Bradbury Recensioni Libri e News

Bradbury appartiene proprio a questa seconda schiera di autori: effettivamente, in “Fahrenheit” ci troviamo all’interno di una città imprecisata del futuro, negli Stati Uniti, dove le persone interagiscono tramite le pareti tv del salotto, dove i pompieri non hanno l’ordine di estinguere il fuoco ma di appiccarlo, soprattutto per le case che all’interno contengono i libri, diventati ormai fuorilegge.

Un mondo, nonostante tutto, molto verosimile: non esistono mostri da combattere o navicelle spaziali; vi sono solamente uomini, o meglio, esseri viventi dalla forma umana che hanno a disposizione le migliori tecnologie, ma sembrano brancolare nel buio, hanno perso totalmente il senso della vita.

 

 

Quello di Bradbury è un mondo claustrofobico e alienante, non ci sono veri rapporti fra le persone, non c’è una reale comunicazione o empatia; le pareti parlanti delle case – che sembrano materializzare persone estranee nel salotto di casa – in realtà discutono del nulla. L’obiettivo di tutti è stare in pace, non pensare a niente che possa disturbare la propria quiete, specialmente se è necessario riflettere e meditare. Intanto, dei reattori sorvolano e minacciano di morte la città, totalmente ignara del pericolo.

Montag, il protagonista, rappresenta in tutto ciò il risveglio della coscienza assopita, la fuga disperata dalle fiamme della distruzione dell’umanità; ma anche il tentativo di salvare gli antichi valori, nascosti nelle case o dentro i pochi uomini in cui è rimasto un briciolo di consapevolezza.

 

 

Un romanzo che dà molti spunti di riflessione anche per l’attualità: cos’hanno di diverso le pareti tv di Bradbury rispetto agli odierni computer o teleschermi? Davvero oggi siamo più consapevoli e migliori di un popolo che guarda gli inseguimenti dei poliziotti in diretta tv e partecipa, allo stesso tempo, alla cattura di un (presunto) colpevole? La morte resa spettacolo non è, tuttora, il nostro pane quotidiano (oltre che quello del mondo scritto dall’autore)?

Più leggiamo questo libro, più ci rendiamo conto che, in fondo, di fantascienza c’è ben poco, purtroppo; e se ai giorni nostri non vengono bruciati i libri, ciò non significa che sia lontano il pericolo di straniamento dalla realtà, da quello che accade intorno a noi, in un mondo sempre più veloce e improntato alla consumazione vorace di cibo, oggetti e tempo.

 

 

Alcune interessanti citazioni tratte dal romanzo di Bradbury:

“Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa, chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?”.
“Chi non crea non può fare a meno di distruggere”.
“I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano, con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera facce senza pori, senza peli, inespressive”.

Recensione di Martina Zucchini

 

Titolo presente nella Rassegna mensile dei libri – Agosto 2020

 

Commenta per primo

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.