FAHRENHEIT 451 Ray Bradbury

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

FAHRENHEIT 451, di Ray Bradbury

 

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Recensione 1

In una società distopica, in nome di una fantomatica felicità ed uguaglianza, si tende all’appiattimento della persona: affettivo, culturale, intellettivo e di pensiero. Apparecchi tv e radiofonici bombardano continuamente con i loro messaggi, le macchine sono sempre più veloci, gli svaghi sono sempre maggiori, si corre, si corre, si corre, ci si impegna in questo o quell’altro, la tv diventa la propria famiglia, non ci si ferma più a parlare con chi ci sta accanto o a guardare un tramonto, è eccentrico chi lo fa e, ovviamente, nessuno si sofferma più a pensare. Addirittura i libri sono ritenuti pericolosi, banditi, e quindi il compito dei vigili del fuoco è quello di stanarli e darli alle fiamme.

Così come fa il protagonista, milite del fuoco, fino a quando l’incontro con una strana ragazza non lo mette in dubbio e…!

Ma a come si è arrivati a tutto ciò?

Interessante il dialogo tra il protagonista e il capo dei vigili del fuoco che gli rivela che nel tempo sono stati i cittadini stessi ad abbandonare sempre più i libri per non porsi interrogativi scomodi, o perché odiavano chi ne sapeva più di loro.

Bellissimo anche verso la metà del libro un dialogo con Faber, un vecchio amante dei libri, che riflette sul perché essi facciano tanta paura.

Un libro appassionante e profondo, con una trama ben costruita e una scrittura abbastanza scorrevole che, senza retorica moralista, apre spiragli di riflessione sulla società occidentale.

Recensione di Alessandra Minops

 

Recensione 2

Se un lettore vuole approcciarsi a un romanzo di genere fantascientifico, i classici nomi di autori che vengono elencati, solitamente, sono: Asimov e Dick, soprattutto se vogliamo leggere di astronavi e alieni; ma troviamo anche i nomi di Orwell, Huxley e Vonnegut se siamo interessati a libri distopici, cioè che rappresentano un mondo totalmente contrario a quello che vorremmo si realizzasse.

Bradbury appartiene proprio a questa seconda schiera di autori: effettivamente, in “Fahrenheit” ci troviamo all’interno di una città imprecisata del futuro, negli Stati Uniti, dove le persone interagiscono tramite le pareti tv del salotto, dove i pompieri non hanno l’ordine di estinguere il fuoco ma di appiccarlo, soprattutto per le case che all’interno contengono i libri, diventati ormai fuorilegge.

Un mondo, nonostante tutto, molto verosimile: non esistono mostri da combattere o navicelle spaziali; vi sono solamente uomini, o meglio, esseri viventi dalla forma umana che hanno a disposizione le migliori tecnologie, ma sembrano brancolare nel buio, hanno perso totalmente il senso della vita.

 

 

Quello di Bradbury è un mondo claustrofobico e alienante, non ci sono veri rapporti fra le persone, non c’è una reale comunicazione o empatia; le pareti parlanti delle case – che sembrano materializzare persone estranee nel salotto di casa – in realtà discutono del nulla. L’obiettivo di tutti è stare in pace, non pensare a niente che possa disturbare la propria quiete, specialmente se è necessario riflettere e meditare. Intanto, dei reattori sorvolano e minacciano di morte la città, totalmente ignara del pericolo.

Montag, il protagonista, rappresenta in tutto ciò il risveglio della coscienza assopita, la fuga disperata dalle fiamme della distruzione dell’umanità; ma anche il tentativo di salvare gli antichi valori, nascosti nelle case o dentro i pochi uomini in cui è rimasto un briciolo di consapevolezza.

 

 

Un romanzo che dà molti spunti di riflessione anche per l’attualità: cos’hanno di diverso le pareti tv di Bradbury rispetto agli odierni computer o teleschermi? Davvero oggi siamo più consapevoli e migliori di un popolo che guarda gli inseguimenti dei poliziotti in diretta tv e partecipa, allo stesso tempo, alla cattura di un (presunto) colpevole? La morte resa spettacolo non è, tuttora, il nostro pane quotidiano (oltre che quello del mondo scritto dall’autore)?

Più leggiamo questo libro, più ci rendiamo conto che, in fondo, di fantascienza c’è ben poco, purtroppo; e se ai giorni nostri non vengono bruciati i libri, ciò non significa che sia lontano il pericolo di straniamento dalla realtà, da quello che accade intorno a noi, in un mondo sempre più veloce e improntato alla consumazione vorace di cibo, oggetti e tempo.

 

 

Alcune interessanti citazioni tratte dal romanzo di Bradbury:

“Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa, chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?”.
“Chi non crea non può fare a meno di distruggere”.
“I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano, con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera facce senza pori, senza peli, inespressive”.

Recensione di Martina Zucchini

 

Titolo presente nella Rassegna mensile dei libri – Agosto 2020

 

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