HEVA PESHMERGA KURDA Fuad Aziz

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HEVA PESHMERGA KURDA, di Fuad Aziz

 

Come ultimo consiglio dell’anno, voglio cogliere una carezza per i nostri cuori con la poesia e l’arte di Fuad Aziz. I bambini hanno diritto di giocare, di scoprire, di sognare. Per aiutarli a crescere, dobbiamo dar loro strumenti semplici e fra questi anche la poesia e il disegno. Oggi più che mai è doveroso sforzarci di farlo con la didattica a distanza. Certo la tematica è piuttosto dura e difficile da spiegare a dei bambini. Ma Fuad Aziz lo fa con grazia e gentilezza. È uno spunto di riflessione che ci sposta in un altro mondo, il mondo dei senza nazione, senza pace, costantemente in guerra per i propri diritti e la propria libertà. Abbiamo un conto aperto, noi occidentali, che ora abbiamo accantonato perché dobbiamo sconfiggere un virus. Purtroppo c’è chi oltre al virus deve combattere anche altre guerre con le armi vere. “Heva Peshmerga kurda” è la storia di due partigiane curde.

È un piccolo romanzo. Peshmerga vuol dire partigiana. Heva e Nerin, così si chiamano le protagoniste, crescendo diventano più consapevoli di ciò che accade, e vogliono dare il proprio contributo. Partecipare. Per loro significa arruolarsi e combattere per la libertà. “Loro sono state a sconfiggere i TERRIBILI dell’ISIS”, dirà Fuad Aziz in una presentazione online. Non sono due ribelli ma ragazze come tante, che sentono il dovere e l’esigenza di difendere i propri diritti anche con le armi. Fuad ha immaginato unincontro con Hevrin Khalaf, un incontro importante perché attraverso le parole della partigiana, le due giovani rafforzano il proprio desiderio di combattere per le donne e l’intero popolo kurdo. Come Hevrin Khalaf, Heva e Nerin sono autodeterminate, sono fiere, sono forti. Desiderano realizzare un sogno, quello di vedere il loro Paese libero, indipendente e in pace.

Uscito durante il periodo del primo lockdown (aprile 2020) per volontà dell’editrice, Donatella Caione, che a ottobre 2019 rimase sconvolta dalla terribile morte di Hevrin Khalaf, ingegnera civile, partigiana kurda violentata e trucidata dai combattenti turchi, spalleggiati da Ahrar al-Shaeqiya. L’autore, artista, scultore, pittore, scrittore, poeta, Fuad Aziz accoglie la richiesta sempre più dispiaciuto di come si evolvono i fatti ultimamente. Il ritiro dell’America, il mancato coinvolgimento dell’Europa e dell’Occidente lasciano campo libero ad Erdogan, che così può continuare a fare la guerra al popolo kurdo ormai dilaniato. Un popolo senza una nazione, che conta circa quaranta milioni di anime a cui è stato negato il riconoscimento, le radici, l’appartenenza. La maggioranza dei curdi vive nel Kurdistan, che però non viene identificato come un paese e che invece è diviso fra più nazioni. I curdi sono siriani, turchi, iracheni e iraniani senza contare i tanti emigrati nei paesi limitrofi o più lontano, soprattutto in Germania, ma anche in Italia, come Fuad Aziz. La loro storia è intrisa di sangue e conta tanti nemici.

Non è facile parlarne. Ma Fuad Aziz ci prova, cercando di usare un libro per ricordare Hevrin Khalaf senza rimanere impigliati nella violenta morte che sembra porre fine ad ogni speranza. Come? Scegliendo un registro adatto ai ragazzi, mantenendo viva la speranza in un mondo migliore. Le due ragazze che decidono di impegnarsi nella lotta armata continuano a guardare le stelle e non abbandonano lo sguardo poetico sulle cose del mondo. Heva e Nerin rappresentano il futuro che Hevrin – il cui nome è l’incontro / fusione dei loro nomi – non ha potuto vedere ma per il quale ha lottato e sacrificato la propria vita. Non dimentichiamo, noi adulti le cifre. Secondo il Syrian Network for Human Rights, dall’inizio del conflitto siriano, con precisione dal 2011 al 2017, si contano fra le vittime 24.746 donne di cui 11.402 bambine e circa 8.000 di cui non si sa più niente.

Se presso l’Università di Padova, Telmo Pievani elegge Hevrin Khalaf donna dell’anno, insieme a Liliana Segre e Greta Thumberg, Fuad Aziz la inserisce nel suo racconto: «mi chiamo Hevrin e vi voglio parlare con il cuore». È lei che parla di diritti delle donne e di necessità di combattere. Parole forti e semplici, che saranno fondamentali alle protagoniste per capire cosa fare. La visione di Hevrin si sfuma presto perché «riparte velocemente» Così, non c’è bisogno di raccontare i dettagli del terribile dopo. «Un leggero vento accarezza l’erba ed accompagna Hevrin che si allontana.» Forse è per questo che le illustrazioni non sono a colori, ma in bianco e nero. Esprimono meglio un mondo annerito dalla guerra. Senza troppo ordire e ardire. Che la poesia e il disegno sono un diritto universale che ogni bambino deve conoscere nei primi anni di scuola.

Io vado madre

Se non torno

La mia anima sarà parola

Per tutti i poeti (p. 58)

Con questi versi di una poesia di Goran concludo. Chiudo gli occhi. È come ascoltare il vento. Mi sembra di sentire il canto di libertà che Hevrin e tanti come lei rendono universale. Grazie Fuad Aziz di aver portato questo vento fra noi.

Recensione di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto

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