FUNZIONI Andrea Michelotti

FUNZIONI Andrea Michelotti

FUNZIONI, di Andrea Michelotti (Edizioni Ensemble)

In un futuro oscuro e non ben definito, in Italia si trova una città totalmente sotto controllo di una sedicente Agenzia, che filtra le notizie, gestisce il mercato del lavoro, controlla la vita delle persone. Ivan vive ancora con i genitori ed è senza lavoro, ma quando finalmente viene convocato riceve una proposta che ha dell’incredibile, ma che porta con sé la certezza di un incarico molto ben retribuito. Ivan accetta.

FUNZIONI Andrea Michelotti Recensioni Libri e News UnLibroÈ un futuro ben strano quello che viene presentato in questo libro. Non ci viene raccontato cosa sia successo, ma ci troviamo in un mondo che inquieta. Tutto è rapportato al profitto, e l’essere umano non conta più nulla.
Non è nemmeno così difficile da immaginare, perché fondamentalmente un po’ somiglia al nostro, ma è più cupo, infelice e, oserei dire, amorale. Mi è dispiaciuta un po’ la mancanza della storia di questa città, delle ragioni per cui si è arrivati a questo punto.

Ivan è un personaggio che non mi è risultato particolarmente simpatico. Come l’ambiente in cui vive, è piatto e privo di guizzi di genialità. Non sembra avere passione ed entusiasmo, al contrario dell’unico amico che ci viene mostrato, Piero, che però non è delineato chiaramente e, pur essendo la figura a mio avviso più interessante, rimane sullo sfondo.
Ivan appare privo di capacità critica e di senso morale, e come tale viene scelto per fare qualcosa di aberrante. E lui accetta. Mi ha stupito questa passiva accettazione, come se fosse un destino inevitabile, ma soprattutto come se in lui si fosse spenta qualsiasi capacità di critica.

Ivan è un suddito, totalmente soggiogato e programmato dal Potere, incarnato dall’Agenzia. E qui ci sta tutta una riflessione sul nostro presente, in cui tra scarsa cultura, scuola sempre più privata delle risorse, fake news veicolate ad arte per farci credere qualsiasi cosa, consumismo sfrenato e via dicendo, la possibilità di essere trasformati tutti in automi, asserviti al dio denaro e incapaci di un minimo di analisi critica, è tutt’altro che remota.

Il libro è scritto con un linguaggio elegante ma non difficile. Non ho apprezzato la scelta di utilizzare la prima persona singolare e il presente come scelta stilistica, un po’ per gusto personale, un po’ perché trovo che contribuisca ad appiattire la storia sulla figura di Ivan, che infatti è l’unico personaggio ben delineato del racconto.

Il finale è, a mio avviso, un po’ affrettato. Quello che accade è effettivamente molto grave, eppure non sconvolge come avrebbe dovuto. Il protagonista non sembra raggiungere la consapevolezza che avrei desiderato, e la storia rimane incompleta. Quello che rimane è un senso di disagio per quello che la nostra società, e l’essere umano, potrebbe diventare, in un futuro che non è poi così remoto. Chissà se riusciremo a fermarci in tempo.

Recensione di Nella Patanè

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