DON CAMILLO Giovannino Guareschi

Don Camillo G. Guareschi

DON CAMILLO, di Giovannino Guareschi

1946-1947. In un paese di quella fetta di Pianura Padana che sta fra il Po e l’Appennino, entra in scena il Mondo Piccolo di Guareschi.

Un mondo in cui un prete alto e grosso come una torre, reazionario fino al midollo, si incontra e si scontra continuamente con il compagno sindaco comunista, un po’ debole di pancia per via di una certa pallottola pigliata in montagna.

Don Camillo G. Guareschi Due nemici di partito, ma amici di spirito, fedeli al rispetto della Persona, con ideali e valori che forse abbiamo un po’ dimenticato, sempre pronti a scegliere insieme il meglio per la comunità, anche se questo può voler dire “rinnegare” il colore della bandiera.

L’avevo già letto al liceo, in occasione della tesina di quinta su Guareschi, ma la voglia di riprenderlo in mano era troppo forte.

E niente, io rido. Io rido perché Guareschi non solo ha creato un Mondo Piccolo a misura d’uomo, ma soprattutto ha dato vita a due personaggi indimenticabili. Uno dei rarissimi casi in cui il film eguaglia il libro (se non addirittura gli regala valore aggiunto).

E’ impossibile leggere queste pagine senza avere davanti l’immagine beffarda di Fernandel e Gino Cervi, con le loro occhiatacce, le loro smorfie e le loro cadenze romagnole. E’ un libro che si legge in bianco e nero, ma che di sfumature ne ha tantissime.
Da riscoprire.

“Ebbene, qui occorre spiegarsi: se i preti si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il MIO Cristo: cioè la voce della MIA coscienza. Roba mia personale, affari interni miei.”
(Guareschi)

Recensione di Benedetta Iussig

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