DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE Francesca Diotallevi

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE, di Francesca Diotallevi (Beat)

Recensione 1

 

Un solo libro mi ha riservato delle interessanti scoperte, non so davvero da dove iniziare…

… inizio dal libro.

Una storia vera sottende a questo romanzo, l’autrice dopo aver fatto ricerche approfondite, dopo aver stabilito una forte empatia con quella donna lontana, l’ha raccontata così come le ha dettato il cuore.

Non è la trama a conquistare: le tappe salienti della vita di Vivian Maier sono rispettate, così come lo sono i tempi. Il romanzo mette a fuoco il periodo che Vivian trascorre presso la famiglia Warren facendo la bambinaia.

Ci viene raccontata una quotidianità che, grazie alla capacità di vedere aldilà delle apparenze, diventa speciale.

Proprio da questa sintonia, questa rara capacità di vedere con gli occhi di un altro nasce la magia di questo romanzo.

Il libro è “una sequenza di tessere di diversi colori e materiali che unite insieme danno vita a un disegno elaborato e complesso”.

C’è la vita di Vivian bambina, costellata di dolorose separazioni e abbandoni, c’è una famiglia disgregata e lacerata, c’è la sua infanzia violata, c’è il continuo desiderio di amore e cura che rimane irrealizzato, c’è la ricerca di un contatto significativo con la madre che invece è sempre irritata ed evitante.

La madre… con il suo non amore ha lasciato segni profondi nell’animo della figlia che, fino all’ultimo, sogna almeno un istante di comunione.

La narrazione è veicolata da una serie di flashback che ci permettono di capire come Vivian sia arrivata ad essere quella donna che si chiude in una corazza che la difende dall’odio ma che nel contempo l’allontana dell’amore.

Vivian è incapace di vivere, la sua risoluzione è nella fuga, nelle porte chiuse dietro cui si rifugia e si difende dal mondo.

Lo scudo dietro cui si ripara è proprio la sua Rolleiflex.

L’autrice in questo romanzo ha messo una cornice ad una storia vera.
Vivian Maier, protagonista di queste pagine, è realmente esistita; non la conoscevo e appena ho finito di leggere il libro, mi sono impegnata in un percorso di approfondimento.
Vivian è fra i primi e coraggiosi esponenti della street photography, ha osato immortalare istanti di vita quotidiana, senza posa e senza rifacimenti.
Ha scattato migliaia di foto nella convinzione che ciò servisse a fermare il tempo, pensava che le persone entrate nell’obiettivo ne fossero cristallizzate in un «per sempre» astratto e lontano.
Amava dire che: “Guardare le persone dritto negli occhi permette di vedere il mondo”.
Il suo segreto era guardare le cose che vedono tutti ma in modo diverso, riuscendo a vedere ciò che nessuno vede.
Ha lasciato un vero e proprio patrimonio di immagini che non solo ci raccontano il mondo ma ce lo fanno guardare con i suoi occhi e ci parlano di lei. (sono consultabili online!)
L’altra scoperta è l’autrice.
Francesca Diotallevi, giovanissima scrittrice, ha alle spalle una serie di successi e di premi importanti.
Segretaria in uno studio legale, con coraggio e determinazione ha inseguito e realizzato il suo sogno; in queste pagine dimostra una sensibilità rara e una capacità non comune di analisi psicologica dei personaggi.
Usa prosa scorrevole, linguaggio accurato, espressioni quasi poetiche, molto efficaci e mai banali.
Libro consigliatissimo!

Recensione di Gabriella Calvi

Recensione 2

Vivian Maier ha svolto per decenni l’attività di bambinaia fra New York e Chicago. Ha vissuto anche in Francia, paese da cui proveniva la madre. Una vita semplice e oscura come quella di milioni di persone. Vivian aveva la passione della fotografia ed in particolare era specializzata per la street photography. Quando aveva del tempo libero usciva e fotografava la gente. Non faceva mostre, non frequentava comunità artistiche e spesso non sviluppava neanche i rotolini delle foto scattate. Teneva tutto per sé e accumulava centinaia di negativi in casse e bauli che si portava dietro nei suoi numerosi traslochi da una famiglia all’altra, da una città all’altra. Vivian però non era una persona qualsiasi: era una grande artista.

Il suo lavoro fu scoperto casualmente da un rigattiere, Johon Maloof di Chicago, che acquistò ad un’asta giudiziaria un baule con gli effetti personali della Maier contenente centinaia di rotolini ancora da sviluppare. Questo avveniva nel 2007. Maloof consegnò al grande pubblico della fotografia l’arte della Maier con un graduale lavoro di pubblicazione senza mai conoscere direttamente Vivian che morì nel 2009 all’età di 83 anni.

La figura affascinante e misteriosa di questa artista ci viene proposta in chiave romanzata in questo libro di Francesca Diotallevi. Non è una biografia e nemmeno un romanzo di pura invenzione ma una via di mezzo fra queste due cose. Tenendo conto di quel poco che si sa della Maier l’autrice ha riempito generosamente ed efficacemente gli spazi vuoti con personaggi, luoghi e dialoghi immaginari. Il tutto è condito con continui richiami alla fotografia ed agli intriganti aspetti creativi ed anche filosofici di questa moderna arte.

Ne esce un libro piacevole e di grande leggibilità, mai banale, senza cadute di stile o parti noiose. Consigliato. Se poi vi piace la fotografia è imperdibile.

Recensione di Stefano Benucci

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