CUORE DI DONNA Carla Maria Russo

Cuore di donna di Carla Maria Russo (Piemme – settembre 2022)

Questa scrittrice è capace di sorprendere positivamente il lettore per la grande capacità di scrittura, per l’abile costruzione della trama sempre avvincente, ma soprattutto perché riesce, nei suoi romanzi, a ricreare il clima di epoche lontane evidenziandone tradizioni, cultura, abitudini pregiudizi. Quello che mi ha convinto meno in questo bel romanzo, è la presenza poco rilevante di alcuni personaggi di contorno che in realtà appesantiscono la narrazione senza offrirgli nulla o poco, se l’autrice avesse ridotto alcune parti , secondo me ripetitive, la storia sarebbe risultata più snella ma più gradevole.

Cuore di donna è una storia di emigrazione e povertà, miseria materiale e morale, è la storia di due donne molto diverse tra loro per nazionalità, estrazione sociale, cultura e appartenenza, ma entrambe sono vittime dei pregiudizi e sono costretta a lottare per il riconoscimento dei loro diritti e viste, in quanto donne, come individui irrilevanti destinati solo al matrimonio e alla maternità.

Maria Inez, immigrata, povera con alle spalle una storia di violenze è accusata di un omicidio e rischia la sedia elettrica, Ann invece è il suo avvocato che, prima donna negli Stati Uniti, nel 1895, ha dovuto lottare contro gli stessi pregiudizi che ritenevano una donna inadatta a svolgere il ruolo di avvocato.

Negli ultimi anni dell’800 il nostro Paese attraversava una profonda crisi politica, sociale ed economica per questo migliaia di nostri nonni, hanno attraversato l’oceano con l’illusione di una vita migliore per finire, il più delle volte, emarginati in una nuova e più profonda miseria, la grande New York dei grattacieli, del lusso, della ricchezza, delle opportunità a loro era negata e rimaneva un miraggio, la vita dei nostri connazionali era concentrata nella Little Italy, che l’autrice descrive brulicante di vite miserevoli, di casupole fatiscenti, di mendicanti, di ragazzini cenciosi che si aggirano rumorosi , mentre l’aria fetida riecheggia di lingue e dialetti diversi.

Emerge subito la condanna nei confronti delle autorità che nulla facevano per favorire l’integrazione e migliorare le sorti dei nuovi cittadini abbandonandoli al loro destino e consentendo così il nascere e il proliferare di organizzazioni criminali ( la mano nera) che taglieggiavano i loro stessi connazionali, minacciavano e uccidevano trovando facile manodopera tra i tanti disperati; d’altro canto, il dilagare della delinquenza favoriva il nascere di pregiudizi sugli immigrati italiani, sulla loro predisposizione a delinquere.

La storia raccontata è quella di Maria Inez, che costretta dalla madre sposa Calogero Motta, lascia l’Italia e lo raggiunge in America, l’uomo si rivela violento, cosi Maia Inez si trova coinvolta nell’omicidio del marito e finisce, prima donna in America, nel carcere di Sing Sing. Inizia cosi un lungo processo che per la efferatezza dei fatti narrati attirerà l’attenzione dei giornalisti e dividerà i lettori in colpevolisti e innocentisti, emergeranno i pregiudizi sugli immigrati, l’omertà, la paura dei testimoni, la miseria del quartiere. La giovane avvocatessa Ann accetta la disperata difesa di Maria e intraprende il cammino per la sua emancipazione. Fondamentale aiuto è stato offerto a Maria Inez dalla associazioni filantropiche e assistenziali che hanno contribuito ad accendere i riflettori sulla povertà e il degrado dei quartieri popolati dagli immigrati, sulle condizioni disumane dei carceri.

Recensione di Patrizia Franchina
CUORE DI DONNA Carla Maria Russo

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