CROCE E DELIZIA Luciano De Crescenzo

CROCE E DELIZIA, di Luciano De Crescenzo

Un dì felice, eterea,
mi balenaste innante,
e da quel dì, tremante,
vissi d’ignoto amor.
Di quell’amor ch’è palpito
dell’universo intero,
misterioso, altero,
croce e delizia al cor.
Che simpatia Luciano De Crescenzo!
Croce e delizia Luciano De CrescenzoLa sua scrittura comunicativa, la scioltezza dei dialoghi fanno di questo romanzo una gradevole quanto amabile storia d’amore, capace di calamitare l’attenzione del lettore, anche il più distratto.
Luciano De Crescenzo è stato un grande erudito e la sua vasta cultura è in tutti i suoi scritti e anche in questa storia che umilmente si aggancia a “La traviata” di Giuseppe Verdi e a “La signora delle Camelie”  di Alexandre Dumas.
I suoi romanzi hanno la capacità di istruire il lettore divertendolo, non annoiano poiché hanno sempre un tocco leggero e trasparente.
Attraverso Rosa, vissuta senza amore e all’ombra dei riflettori del cinema, sarta di un egocentrico quanto cinico attore di Cinecittà, il lettore si avvicina all’opera lirica, ai romanzi francesi, al cinema.
Rosa diventa Margherita, Violetta, Alphonsine facendone sue le loro gioie e i dolori, fa sua la passione che è “croce e delizia al cor”, fa suo il tragico destino di Violetta.
In questo romanzo senza eccessive pretese non ci sono né miti, né dei e filosofi, ma una delicata quanto ingenua storia d’amore.
E se nello scorrere delle pagine campeggia l’insensibilità dei personaggi di certi ambienti del cinema, quel cinismo che si burla dell’innocenza e della naturalezza dei sentimenti, nel contempo si avverte la delicatezza dell’amore nella sprovveduta figura di Rosa che riesce a realizzare, seppure amaramente, il suo sogno d’amore.
Un romanzo tanto originale quanto struggente. Una storia in cui all’eleganza consueta dello stile di De Crescenzo unisce il tocco della tenerezza e del sentimento.
Recensione di Patrizia Zara

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