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CITTÀ D’ARGENTO, di Marco Erba

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Una storia che era necessario raccontare. Scritta per ragazzi, ma rivolta anche agli adulti.

Una storia che fa comprendere come non si possa fare a meno della Storia, come le persone, senza le radici, siano alberi in balia del vento.

Una storia che mostra fino a dove possa arrivare la natura umana, quando è nutrita di odio e paura.

Una storia che in una Europa sempre più preda di partiti populisti, che parlano alla pancia dei cittadini, facendo leva proprio su paura e odio, faremmo tutti bene a leggere per fare tesoro del suo insegnamento.

La storia è quella della guerra più vicina a noi sia nel tempo che nello spazio, e paradossalmente più dimenticata, forse perché non ancora metabolizzata, o forse per i sensi di colpa di chi ha visto svolgersi l’orrore e si è girato dall’altra parte: quella che per anni ha insanguinato la ex Jugoslavia, quella del lunghissimo assedio di Sarajevo e del massacro di Srebrenica.

È la guerra che ha vissuto il padre di una delle protagoniste, guerra che lui ha rimosso perché a volte è più facile provare a dimenticare. Ma ciò che si rimuove continua a scavare come un tarlo, rendendo amara la vita. Sua figlia, come un alberello in crescita, ha bisogno di radici, e non trovando in lui le risposte che cerca, approfittando di una trasferta, proprio a Sarajevo, della squadra di nuoto di cui fa parte, scaverà nel passato di quel padre di cui non sa nulla, e riporterà alla luce tutta la violenza di cui è stato vittima e artefice.

Sarà un’operazione molto dolorosa, ma solo in questo modo sarà possibile guardare avanti con una luce diversa negli occhi.

Recensione di Maria Teresa Petrone

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