BÀRNABO DELLE MONTAGNE Dino Buzzati

BÀRNABO DELLE MONTAGNE, di Dino Buzzati

Nessuno si ricorda quando fu costruita la casa dei guardaboschi del paese di San Nicola, nella valle delle Grave, detta anche la Casa dei Marden. Da quel punto partivano cinque sentieri che si addentravano nella foresta. Il primo scendeva giù per la valle verso San Nicola e a poco a poco diventava una vera strada. Gli altri quattro salivano tra i tronchi, sempre più incerti e sottili, fino a che non rimaneva più che il bosco, con gli alberi secchi rovesciati per terra e tutte le sue vecchissime cose. E sopra, a Nord, c’erano le bianche ghiaie che fasciano le montagne”.

BÀRNABO DELLE MONTAGNE Dino Buzzati

Bàrnabo è un guardiaboschi. Non conosciamo il suo cognome, tutti lo chiamano “Bàrnabo delle montagne” e quel “delle montagne” è una specificazione importantissima. Perchè Bàrnabo appartiene alle vette: appartiene ai luoghi impervi, al vento che soffia tra le cime, alle ghiaie delle crode. E’ sempre lì Bàrnabo, almeno con il pensiero, e quando viene allontanato dai suoi compagni per una condotta considerata vergognosa, tutto il mondo gli crolla addosso. Tutto perde spazialità. Tutto perde il proprio senso. E Bàrnabo si trova ben presto solo, a vivere una vita che non gli appartiene, sognando il riscatto. Bàrnabo è il primo dei personaggi buzzatiani a sperimentare cosa significhi “attendere”. Bàrnabo prima, Drogo poi: già dalla sua opera prima, Buzzati stava tessendo quello che sarà considerato il suo capolavoro, Il deserto dei Tartari.

 

Bàrnabo è un personaggio sorprendentemente ipnotico. Apparentemente mediocre. Ma ci tuffiamo a capofitto dentro di lui (come poi faremo con Drogo), come magnetizzati. Io credo che questo sia dovuto al fatto che nei suoi libri Buzzati -sempre- ci parla di noi, delle nostre fissazioni, delle nostre paure e fragilità, delle nostre aspettative e delle nostre illusioni, e ciò non può portarci che a tifare per quei personaggi così deboli a prima vista, ma eroi nel profondo; non può che portarci a immedesimarci nelle loro storie, protagonisti a nostra volta del loro destino, compartecipi del loro dolore.

 

Ecco perché la lettura di Buzzati non può essere che una lettura molto intima, una lettura che ci mette in contatto con parti di noi spesso poco frequentate e misconosciute, una lettura che sonda le nostre profondità.

E’ quello che fa la Buona Letteratura, a ben pensarci.

“è che tutti vivono così come se da un’ora all’altra dovesse arrivare qualcuno” (cit)

“La vita continua a passare ma a Bàrnabo sembra di essere rimasto fuori; qualcosa di superfluo” (cit)

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